Rassegna Stampa

L'Unione Sarda

Tuvixeddu, si torna a vivere in grotta

Fonte: L'Unione Sarda
26 gennaio 2010

San'Avendrace. Di nuovo abbandonato in balìa di vandali e senzatetto il versante sud del colle di Tuvixeddu 

Dieci persone abitano da anni tra i resti della necropoli

Cinque anni fa, dopo una denuncia, il Comune cacciò gli abusivi dalle grotte e fece ripulire l'area. Ora tutto è tornato come prima.
Cinque anni fa un'inchiesta giornalistica rivelò che le grotte e le tombe puniche di Tuvixeddu erano state di nuovo occupate dai senzatetto. Al Comune fecero finta di indignarsi. Qualche giorno dopo mandarono dieci operai della Cagliari Ambiente e qualche vigile urbano, che cacciarono gli abusivi e ripulirono le loro case con vista sulla storia dai loro miseri averi: fornelli, materassi, sedie arrugginite, coperte, resti di cibo. Ed escrementi. Dissero che non sarebbe mai più accaduto, che la necropoli fenicio-punica, o meglio ciò che resta dopo la costruzione (sino a due anni fa) di una fila di palazzi alle pendici del colle, lungo viale Sant'Avendrace, non sarebbe stata più abbandonata tra le erbacce e i rifiuti, in balìa di vandali e senzatetto. Che sarebbe stata salvaguardata. E magari valorizzata, come avrebbero fatto in qualunque parte del mondo.
LA STORIA RICOMINCIA Invece la storia ricomincia, ogni volta uguale. Basta recarsi in vico II Sant'Avendrace, salire cinquanta gradini, girare a sinistra e percorrere un sentiero impervio per capire quanto l'amministrazione tenga a questo inestimabile patrimonio.
Sono occupate da abusivi le quattro case degli operai della ex Calcidrata, ora proprietà di Coimpresa. E non tutti devono essere disperati se nella prima abitazione c'è anche una pompa di calore. Infatti sono gli unici autorizzati a stare lì. Avanzando ancora, superando quello che nel '43 fu uno dei rifugi dei cagliaritani quando piovevano le bombe angloamericane, ci sono i colombari, le splendide tombe ad arcosolio che risalgono al primo e secondo secolo dopo Cristo. Si intravedono ancora il colore giallo ocra delle pareti di un tempo, i fregi rosso pompeiano, le decorazioni floreali e di animali. Assieme ad escrementi umani, piatti di plastica, un serbatoio per l'acqua in pvc e rifiuti, si scorgono chiare testimonianze di vita. Infatti in una grotta attigua, la cui unica porta è un telo rosso, ieri alle nove ci dormiva una coppia.
DISCOTECA TRA LE TOMBE Poco più avanti c'è ciò che resta del villino Serra, una splendida residenza Liberty ceduta al Comune e sventrata alla fine degli anni '80 proprio per evitare che venisse occupata dagli abusivi. La casa si sviluppa su tre piani e guarda in faccia, a trenta metri in linea d'aria, il retro dei palazzoni del viale. I proprietari di villa Serra possedevano anche i terreni vicini. Per questo hanno usato impunemente le straordinarie testimonianze romane, le tombe, le cisterne, come dependance della casa. In una ci hanno fatto una discoteca, come è facile evincere da una consolle che poggia su una tomba. Che lusso doveva essere ballare sulle camere funerarie!
MOSAICI E DISPERAZIONE Tra pavimenti in mosaico e resti di mura affrescate, tra pareti in cemento che coprono le tombe, tra l'odore nauseabondo degli escrementi umani, si trovano altri reperti oltraggiati. Un'altra grotta è chiusa da una vecchia porta, ma pochi metri più a destra si intravedono bottiglie di birra, panni appesi, carta igienica , scarpe, legna da ardere. La usa un'altra coppia che, dicono, staziona stabilmente lì da due anni.
È occupato anche ciò che resta della tomba di Rubellio, che fu mandato in esilio a Cagliari in epoca Neroniana. È la più bella della necropoli, con una lapide davanti all'ingresso. Affacciandosi a una finestrella in mattoni che chiude parzialmente una cisterna, si scorge un uomo che dorme in terra, avvolto da un plaid, tra pareti con teche ad arco e urne funerarie.
PATRIMONIO ABBANDONATO Alla fine del tour della disperazione il bilancio è desolante: almeno dieci persone, senzatetto, barboni e tossici, occupano stabilmente le grotte e le tombe fenicio-puniche della ex necropoli di Tuvixeddu. Altre vivono nelle case degli ex operai. Tutto questo accade in terreni comunali e in un'area di inestimabile valore che avrebbe dovuto rappresentare un patrimonio della città e una fonte di reddito. Da vent'anni l'associazione Amici di Sardegna denuncia invano l'abbandono. «Noi ci portiamo i turisti e qualche cagliaritano che vuole riscoprire un po' di storia», spiega il presidente, Roberto Copparoni. «E questo è ciò che la gente vede».
FABIO MANCA

26/01/2010