Rassegna Stampa

La Nuova Sardegna

«Ma questo non è un lager»

Fonte: La Nuova Sardegna
18 gennaio 2010

DOMENICA, 17 GENNAIO 2010

Pagina 1 - Cagliari 



Undici alloggi con acqua, luce, telefono, bollette pagate e nessun clandestino



Siamo pronti ad andar via ma non possiamo essere sbattuti in strada dall’oggi al domani

PABLO SOLE
CAGLIARI. Giorgino non è Rosarno. Nessun silos con venti persone che condividono dieci metri quadri. E nemmeno decine di tende sotto un tetto d’amianto crepato che regala cancro e pioggia insistente. Negli ultimi giorni sul famoso “Hotel Senegal” - com’è stato ribattezzato, con un filo di razzismo in sottotraccia, lo stabilimento ex Edem - s’è abbattuta una marea di panzane.
Ai civici 9 e 17 di viale Pula non c’è alcun lager e non ci sono laghi di liquami in cui sguazzerebbero decine e decine di immigrati. L’eternit ricopre una parte del piazzale dell’ex Edem, chiuso dall’esterno con una pesante catena. Gli appartamenti dell’ala dove una volta, con tutta probabilità, si trovavano gli uffici amministrativi, sono altra cosa. Per rendersi conto della situazione basta salire una rampa di scale ed entrare in qualcuno degli undici alloggi: sono puliti, hanno acqua corrente, energia elettrica e telefono. Ci sono pure le bollette. Le stanze sono ordinate, in cucina è stato ricavato lo spazio per un salottino e una stanza è stata adibita a ripostiglio. Ogni settimana, gli inquilini raccolgono le quote e si fa la spesa, ci si aiuta a vicenda, si fanno i turni per le pulizie. Lo stabile è stato occupato abusivamente? Non proprio, visto che i primi condomini, nove anni fa, hanno sottoscritto contratti d’affitto regolarmente registrati e ora depositati nello studio dell’avvocato cagliaritano Marco Boi. ‹‹Bisogna fare chiarezza - dice Abdou Ndiaye, senegalese, una laurea in scienze politiche all’università di Cagliari, presidente provinciale dell’Anolf e collaboratore del patronato Cisl di Cagliari -. Per prima cosa, va ricordato come tutti gli inquilini del palazzo hanno un regolare permesso di soggiorno. Molti hanno la partita Iva, sono iscritti alla Camera di commercio, pagano i contributi all’Inps e in tasca hanno la licenza comunale››. Un’altra questione di fondo riguarda l’ingresso dei senegalesi nello stabile. ‹‹Chi afferma che l’ex stabilimento sia stato occupato abusivamente, dice il falso - dichiara senza mezzi termini Abdou Ndiaye -. Nel 2000 tale Bruno Saiu, non sappiamo a che titolo, disse ad un ambulante che sistemava la merce vicino ad un supermarket al Quartiere del sole, che aveva a disposizione uno stabile. Gli appartamenti erano undici e per ognuno chiedeva un canone mensile di circa 650 mila lire. Ecco come ha preso il via la vicenda. Per circa sei mesi, Saiu ha riscosso gli affitti, poi è sparito e non si sa che fine abbia fatto››. Nel frattempo, il Casic acquista l’immobile ad un’asta fallimentare e, a cadenza ciclica, ne richiede la restituzione. ‹‹Le richieste partite dall’ente guidato da Emanuele Sanna sono del tutto legittime - prosegue Ndiaye - e i ragazzi che vivono all’ex Edem sono pronti a liberare gli appartamenti. Il problema non è questo, è di natura politica e sociale: non si possono sbattere in mezzo ad una strada dall’oggi al domani. Per questo, stavamo cercando una soluzione con l’ex assessore comunale alle Politiche sociali Angelo Vargiu. Una volta sostituito con Anselmo Piras, l’iter si è bloccato. Peraltro anche la Provincia, con la vicepresidente Angela Quaquero, ha cercato di risolvere la querelle ma al momento non si trovano immobili disponibili. I politici parlano di accoglienza e solidarietà, si fanno vedere a favore di telecamera alle feste organizzate dagli immigrati. E poi l’unica soluzione che sanno trovare è lo sgombero››.