Rassegna Stampa

La Nuova Sardegna

Tra la Natura e il Delitto la verità nascosta dentro una trascinante operetta

Fonte: La Nuova Sardegna
11 dicembre 2009

VENERDÌ, 11 DICEMBRE 2009

Pagina 41 - Cultura e Spettacoli



Al Massimo il debutto di «Sangue dal cielo-Quasi un musical» del Teatro Sardegna tratto dal romanzo scritto da Marcello Fois



Lo spettacolo sarà replicato ad Alghero, Tempio e Nuoro

ROBERTA SANNA
CAGLIARI. «Sveglia Bustià, c’è gente». Il movimento è circolare e si finisce come si è iniziato. Senza essere usciti da quel dormiveglia tormentato dalla pioggia incessante, che si fa ronzio, interferenza, ticchettio di orologio. Senza quasi alzarsi dal letto, troneggiante al centro del palcoscenico - del teatro Massimo - che è piazza, studio, laboratorio e impalcatura dell’inconscio.
Su cui incombono sospesi, mormoranti, i ritratti degli antenati, dalle cui coltri emergono Bisaju, Jaju e Babbu, la linea maschile del giovane Bustianu, il futuro giurista e autore de «Il giorno del giudizio», Sebastiano Satta, “l’abbocà” protagonista della trilogia noir di Marcello Fois e di questo «Sangue dal cielo» nuovo spettacolo dello Stabile di Sardegna, che dopo il debutto di mercoledì resta in scena al Massimo sino a domenica, per proseguire il 15 ad Alghero, il 16 a Tempio e il 17 a Nuoro, dove inaugura la stagione dell’Eliseo. Di quel romanzo immerso nella pioggia e nell’umore denso e nebbioso dell’incertezza e delle insicurezze, Anna Zapparoli e Guido De Monticelli conservano l’atmosfera della Nuoro tra ‘800 e ‘900 e il racconto del caso giudiziario risolto dal «sorprendente investigatore, sommerso dal rapporto tra Natura e Delitto», (come scrisse Vázquez Montalbán nella prefazione). Ma ne fanno, sottotitolo a sorpresa, «Quasi un musical». E’ un luminoso, giocoso carosello teatrale che frulla Mozart e madrigali, operetta e valzer, filastrocche e giaculatorie - con le musiche scelte e originali di Mauro Borciani - gli ombrellini del Caffè Tettamanzi e gli strilli della porcilaia, quadri cupi e scenette comiche, fino a una Bombay da avanspettacolo e autopsie da farsa, restando però ben incastonato nelle stesse ombre del romanzo. Ombre dell’amata “terra piagata”, “de sa zente”, giudizio altrui che disegna addosso le scelte, del perdurare di leggi non scritte e immutabili, di donne sottomesse ma ostinate, di uomini “abili di leppa e di metafora”, e di quel sangue dal cielo che, complice lo scirocco gonfio di sabbia del deserto, si unì a quello dalla terra nel 1820, per l’editto delle chiudende. Sangue di cuori sfibrati dall’infarto, di polsi sgarrati, dell’inchiostro rosso per ricostruzioni della scena del delitto. E su tutto l’ombra di un nodo traumatico, sagomato nelle forme dei soldatini mai arrivati, di quel regalo promesso dal padre, dopo un viaggio che fu senza ritorno. “Non ci sono dubbi”, vorrebbe poter dire Bustianu. Ma è tutto il contrario. Suicidio, morte naturale e omicidio si scambiano di ruolo, il matto che non è matto, ma una vittima destinata alla colpevolezza. Il sogno mette in scena realtà e inquietudini. Tra scene corali e musicali, gli interpreti animano lo spettacolo ben calibrando toni e ritmi, nella non facile alternanza di registri. Sono gli storici attori del Teatro di Sardegna a vincere la scommessa dello spettacolo, tenendo vivi tutti i fili, i concetti, le invenzioni, il ritmo. A partire da Lia Careddu (Franceschina, zia dell’accusato), Cesare Saliu (Bisaju, Isella Orchis, (Clorinda), Corrado Giannetti (Bustianu), Maria Grazia Sughi (Raimonda), Maria Grazia Bodio (Grazia, dottore), Paolo Meloni (Ruggero), Luigi Tontoranelli (Jaju, indiano), Marco Spiga (Babbu, imbonitore) tutti hanno meritato gli applausi. Scena e costumi di Barbara Petrecca, luci di Basilio Scalas e Loic Hamelin.