Rassegna Stampa

L'Unione Sarda

Le alghe continuano a bruciare, entrano in azione le ruspe

Fonte: L'Unione Sarda
15 giugno 2019

GIORGINO.

Pompieri e guardie forestali intervengono ogni giorno Il fuoco sotto la sabbia

Le alghe continuano a bruciare, entrano in azione le ruspe

Su quelle “patate di mare” che fumano, al massimo fanno qualche fiammella, i Vigili del fuoco svuotano un'autobotte quasi tutti i giorni. Ma niente, quelle alghe a Giorgino continuano a bruciare di un fuoco che vive sotto la superficie, e che 24 ore dopo riprende a emanare il fumo azzurro che rende pericoloso il transito sulla 195 per Pula, al chilometro 6,400. Si va avanti così da una settimana: 115 tempestato di telefonate, grandi quantità d'acqua gettata quotidianamente sulle alghe di Giorgino, ma il fumo non smette di uscire da sotto la sabbia. Nella spiaggia sono chiari i segni di tanti piccoli incendi spesso distanti anche venti metri l'uno dall'altro: sono quelli spenti con l'acqua delle autobotti e ripartiti il giorno dopo, a macchia di leopardo. O si trova una soluzione - e non è compito dei pompieri - o la spiaggia che brucia ci farà compagnia per tutta l'estate. Ieri i pompieri sono intervenuti anche con le ruspe: è il tentativo, limitato da numerose norme ambientali, di fare una bonifica più efficace attraverso lo “smassamento”.
Divisi sulle cause
Difficle risolvere il problema, se prima non si capisce qual è. Dal Comando dei Vigili del fuoco fanno sapere che gli interventi per lo spegnimento delle alghe sono continui, ma che ancora si studia per individuare la causa che porta la spiaggia a darci il nostro rogo quotidiano. Ad ogni intervento, i Vigili del fuoco raccolgono informazioni per capire che cosa alimenta quel rogo sotterraneo. Si parla di autocombustione (la fermentazione delle alghe produce calore e il vento fa la sua parte), si ipotizza che qualcuno abbia accidentalmente appiccato il primo incendio che, unito alla fermentazione, lo fa continuare a vivere sotto la parte spenta dai getti d'acqua.
Il Corpo forestale
Non si esclude che sotto le alghe ci sia una discarica di rifiuti (un tempo, la città ammassava in zona quelli ritirati per strada) che continuano a bruciare: un po' come avviene nel versante quartese del Molentargius, il cui sottosuolo è un'enorme discarica. «Non abbiamo strumenti operativi», chiarisce il comandante provinciale, Carlo Masnata, «per verificare che cosa provochi questi incendi ipogei ( sotterranei, ndr ). Concordo con i Vigili del fuoco: l'unico modo per venirne a capo è movimentare tutto per impedire le ripartenze dei roghi». E se forse è troppo tardi per sperare in un temporale prolungato, si può sempre invocare un santo: basta capire chi è il protettore delle mareggiate.
Luigi Almiento