Rassegna Stampa

L'Unione Sarda

Takezawa e Strabbioli per la magia di Johannes Brahms

Fonte: L'Unione Sarda
28 aprile 2016


Questa sera alle 20.30 a Cagliari per la Stagione concertistica 2016

 

L e piace Brahms? Certo, per molti rispondere al titolo del celebre romanzo di Françoise Sagan sarebbe semplice. Come? Con le parole della scrittrice polacca Maria Kuncewiczowa, per esempio: «In Brahms non ci sono segreti. Non c'è bisogno di Dio: c'è tutto». E proprio a uno dei più amati compositori dell'ottocento mitteleuropeo, Johannes Brahms, è dedicato il nono appuntamento con la Stagione concertistica 2016 del Teatro Lirico di Cagliari, in scena questa sera alle 20.30. Protagonista della serata il duo composto dalla violinista Kyoko Takezawa e dal pianista Edoardo Maria Strabbioli, interprete dell'esecuzione integrale delle Sonate per violino e pianoforte del genio tardo romantico: Sonata n. 1 in Sol maggiore per violino e pianoforte “Regensonate” op. 78, Sonata n. 2 in La maggiore per violino e pianoforte “Thunersonate” op. 100 e Sonata n. 3 in re minore per violino e pianoforte op. 108. Un duo nato vent'anni fa, un profondo sodalizio professionale e umano che li riporta sul palco dopo la recente esecuzione delle medesime sonate in Giappone. Al pianista Strabbioli chiediamo di sé e del programma.
Perché la scelta è caduta su un programma monografico?
«Un sogno eseguire in una serata questi tre capolavori. Si tratta di una summa del sapere brahmsiano in ordine cronologico. Un viaggio dalla rarefazione alla passionalità, dalle atmosfere più astratte dell'età giovanile a quelle più sanguigne della maturità. Un percorso che evidenzia quanto sia stato precoce nel definire appieno la propria poetica».
Qual è la sua lettura di queste celebri sonate?
«Ci siamo soffermati in modo particolare a lavorare sulle sonorità rarefatte delle prime due, sulla cura delle mezze tinte e dei colori prevalenti. Condurremo l'ascoltatore per mano dalla prima sonata, meno eseguita e conosciuta, fino alla terza dai contenuti più immediati».
Il suo incontro con il pianoforte e la musica classica?
«Faccio parte di una generazione in cui suonare il pianoforte era una consuetudine per i bambini provenienti da famiglie della media borghesia. Mentre oggi, per dirla con Michelangeli, siamo diventati come templari con il compito di tenere viva la fiammella della musica classica nei secoli bui».
Si sente più solista o camerista?
«Certamente camerista. Trovo che la vita da solista sia piuttosto ingrata».
Luisa Sclocchis