Rassegna Stampa

L'Unione Sarda

Tutto il marcio dell'anima

Fonte: L'Unione Sarda
13 febbraio 2009

Teatro. All'Alfieri “Le serve” di Genet con la regia di Giuseppe Marini

Valeri e Guarnieri, un'inquietante coppia noir

Il mito ha le sembianze della santa patrona portata in trionfo al cospetto dei fedeli: affascinante e splendente si agita dall'alto del suo vestito-trono ed è impossibile non notare il contrasto con la figura grigia (e non per il colore dei capelli) e incartata delle sue serve. Che rappresenti il nemico da annientare, poi, fa poca differenza. Madame incarna la gioventù, la bellezza e la ricchezza. Niente di peggio per due sorelle inacidite dal tempo e dalla vita che altro non vogliono se non disfarsi della loro idolatrata e detestata padrona. Franca Valeri e Annamaria Guarnieri (fino a domenica all'Alfieri di Cagliari), simboleggiano appieno ciò che il regista Giuseppe Marini ha voluto interpretare del testo Le serve (“Les Bonnes”) di Jean Genet, tralasciando, per sua ammissione, riferimenti politici e (omo)erotici.
«Non hanno tette né culo», avverte la voce della Valeri fuori campo, «appassite con eleganza, non sono marcite». Il sipario è chiuso e le due interpreti sono di spalle. Ma ciò che attende lo spettatore dietro il sipario è un palco ricco di simbolismi che si materializzeranno poco per volta, quasi un quadro di Magritte. Franca Valeri è Solange, la più realistica delle due sorelle, alla quale l'attrice cede la sua ritmica ironia. Annamaria Guarnieri è la più facilmente corrompibile Claire.
Circa cinquant'anni di carriera sul palco per ciascuna si vedono e si sentono. Ogni parola, ogni movenza ha il sapore del mestiere. Arrancano, quasi strisciano sulle scale del palazzo di Madame mentre mettono in scena il loro teatrino. A turno prendono il posto della loro padrona, indossano i suoi abiti e ne scimmiottano le movenze, assaporano il ruolo della vittima e del suo aguzzino. L'odio è talmente forte da indurle a scrivere delle lettere che faranno arrestare Monsieur. Ancora più forte da voler avvelenare Madame con un bicchiere di tiglio. La padrona è una sensuale e spensierata Patrizia Zappa Mulas, è lei la divinità che incarna amore e odio, attraverso smancerie e sospiri visibilmente innaturali. È così eccessiva da rendere persino lieve la sua imitazione.
Inquietante come un noir, la tensione sale e lo spettacolo tira fuori il marcio che si nasconde nell'animo umano. Claire e Solange si rinfacciano reciprocamente la miseria nella quale sono sprofondate, compresa la sciatteria del proprio aspetto, ma soprattutto l'incapacità a compiere il delitto, in un gioco di onirica follia attraverso ricorrenti cambi di personalità. L'aria cupa della messinscena trasmette bene l'angoscia di una fiaba nera, tralasciando forse la vena scandalosa che spinse Genet (ispiratosi a una storia vera) a scrivere il testo.
GRAZIA PILI

13/02/2009