Rassegna Stampa

L'Unione Sarda

«Guardiamo all'Europa»

Fonte: L'Unione Sarda
24 giugno 2014

INTERVISTA.

Da Monaco a via Roma per ridisegnare il profilo culturale cittadino

L'assessore Puggioni: progetti frutto di idee condivise
Guarda lontano, programma con filosofica comprensione. Non a caso Enrica Puggioni è una filosofa: 35 anni, dottorato di ricerca, lavoro a Monaco in una Ufficio europeo di brevetti prima di ricevere dal sindaco Massimo Zedda l'incarico di assessore comunale alla Cultura. Assessorato che guida con passione: «Amo quel che faccio».
Quante volte le hanno chiesto di dimettersi?
«Chi?»
L'opposizione, le associazioni.
«Non ho tenuto il conto».
Qual è la critica che la ferisce di più?
«Con le associazioni culturali c'è un rapporto dialettico. Chi ricopre un ruolo pubblico deve esser criticato. Giusto che ci sia una funzione di controllo. In un periodo di crisi a volte si fanno scelte dolorose».
In sintesi?
«Ho un alto concetto della dialettica. Non respingo mai al mittente una critica ma scelgo sempre di argomentare».
Cosa risponde alle associazioni che chiedono sedi e fondi?
«Creiamo le condizioni perché ci siano le iniziative e un pluralismo dell'offerta. All'associazionismo si aggiungono i liberi professionisti, gli operatori culturali, gli artisti. Abbiamo 600 musicisti. Esiste una geografia culturale varia. Grazie al progetto Cagliari capitale europea stiamo cercando di creare le condizioni perché tutto questo si possa mettere in rete. I progetti migliori nascono da una mescolanza di competenze e di figure».
Contributi, poco per tutti.
«Per i richiedenti il Comune aveva fissato il limite massimo di 35 mila euro. Non possiamo sostituirci a Stato e Regione. In questi ultimi due anni siamo riusciti a non intaccare di un euro i contributi e a introdurre criteri di trasparenza: chiunque può vedere il voto per ciascuna scheda e casellina del regolamento».
Prima non succedeva così?
«No. Ma io ho una passione per il futuro, non amo il passato. Il regolamento cultura è sicuramente perfettibile ma di grande trasparenza. Abbiamo 550 mila euro, i finanziamenti non sono stati dati a pioggia. Basta con la parcellizzazione delle risorse. C'è chi ha chiesto 10-15 mila euro».
Fare cultura in città è faticoso: si pensi al teatro.
«Si può fare di più, c'è uno stimolo a trovare soluzioni condivise. Aver programmato permette di raccogliere frutti duraturi e non effimeri. Le aperture sono significative: pensiamo alla rassegna sulle arti performative che hanno stravolto e riletto il Palazzo di Città e la Galleria comunale. Sono stati rivisti i modi convenzionali di intendere le istituzioni culturali. Nel progetto di Cagliari città europea stiamo procedendo a una mappatura condivisa degli spazi aperti e pubblici. L'importante non è rifare la piazza ma come viene riabitata».
In concreto.
«Abbiamo riaperto diversi presidi come il Teatro civico e l'anno scorso messo a bando dieci milioni per opere culturali in senso stretto. Riapriremo la passeggiata coperta, gli scavi di Santa Caterina, la parte del bastione che si collegherà al Giardino sotto le mura, abbiamo aperto il primo lotto di Tuvixeddu, l'Anfiteatro. Il Piccolo auditorium ha un'apertura notevole, sistemeremo l'ex liceo artistico. Per il Teatro civico ci sono 300 mila euro per una riqualificazione».
C'è il tempo per fare tutto questo?
«C'è in atto un processo di rigenerazione urbana: in parte si sta realizzando grazie alle associazioni e agli operatori».
Come si vince la sfida europea?
«Una vittoria c'è stata: entrare in finale. La sfida si vince e si vincerà se riusciremo a intendere tutto come un lascito per il territorio. È un'occasione di crescita per tutti».
Quando conosceremo i risultati?
«Il 17 ottobre».
Arena concerti criticata: è davvero il luogo inevitabile per lo spettacolo estivo?
«La scelta risponde a diversi criteri e fattori: mettere attrattori culturali in luoghi che hanno bisogno di un rivestimento anche di politiche dell'immateriale. Perché l'Arena? Avevamo bisogno di uno spazio accessibile in un posto spettacolare».
Pietro Picciau