Rassegna Stampa

L'Unione Sarda

L'appassionato esercito dei coristi: i cagliaritani che cantano per diletto

Fonte: L'Unione Sarda
8 aprile 2014


MUSICA. Sono impiegati, medici, insegnanti, pensionati: la sera comincia la loro seconda vita

 


La loro seconda vita comincia di sera: finalmente liberi da impegni di lavoro, dribblano qualche incombenza domestica, rinviano la cena a ora da destinarsi, raggiungono la sala prove, prendono fiato e finalmente cantano. La loro voce si fonde con le altre: una magia potente, un'emozione dall'effetto terapeutico. Non una passeggiata: l'intonazione è una questione di sfumature, anche solo imparare a respirare a tempo è una conquista. Eppure dopo venti minuti di prove le schiene ingobbite dallo stress si raddrizzano, gli sguardi si fanno intensi, le energie disperse ritornano e a fine serata qualcuno magari propone di andare a mangiare una pizza tutti insieme.
Sono centinaia e centinaia, i coristi cagliaritani: un esercito composito di dilettanti: «Noi siamo una quarantina», racconta Filippo Conti, presidente della corale Nostra Signora di Bonaria. «Un assicuratore, un infermiere, un medico, un operatore sociosanitario, insegnanti, un tecnico specializzato in impianti, impiegati (uno alle poste e uno nello studio di un commercialista), un restauratore e, ovviamente, tanti pensionati». È anche lui in pensione, Conti, dopo anni passati nella cancelleria della Corte d'assise: «Ho cominciato a cantare che lavoravo ancora».
CACCIA AI GIOVANI Tanti, invece, aspettano di essersi liberati dell'impegno professionale per realizzare il sogno represso di una vita. «È più difficile arruolare i giovani», ammette Conti. Monsignor Gianfranco De Iosso, direttore della Corale della Cattedrale di Cagliari, 35 componenti, conferma: «L'età media è un po' alta. La corale è aperta a tutti: chiunque può entrare. Non è necessario saper leggere la musica», aggiunge il religioso: «L'essenziale è avere pazienza: quando si comincia, gli altri sono più avanti e non ci si può fermare ad aspettare i nuovi arrivati, per qualche mese si fatica per mettersi al passo. Se si resiste, però, poi è difficile andare via».
Come si spiega tanta passione, in città, per il canto corale? Secondo Stefania Pineider, direttore di Studium Canticum, l'attrazione è tutta sarda e andrebbe ricollegata alla grande tradizione popolare della musica polifonica maschile, dai tenores in giù.
REPERTORIO Cosa cantano, i cori cagliaritani? Di tutto: dai canti gregoriani a quelli alpini, passando per il folk sardo e internazionale, il repertorio rinascimentale e quello barocco, sacro e profano, Sette e Ottocento, qualcuno propone anche sconfinamenti nei territori pop e jazz; i più temerari affrontano anche le opere di compositori contemporanei.
VARIETÀ Nel panorama delle corali cittadine c'è di tutto. Alla base, linfa vitale di tutto il sistema e palestra di fondamentale importanza, ci sono i cori parrocchiali: tantissimi, poco meno di uno per chiesa. Poi, risalendo lungo la scala che dal dilettantismo più estemporaneo passa per gradi sempre più elevati di impegno fino a un livello di eccellenza semi-professionale. Alcuni cori hanno curriculum sterminati, spesso ricchi di premi e partecipazioni a festival internazionali. C'è chi si è esibito in Sud America, chi ha cantato nelle sedi istituzionali più importanti d'Italia.
I NOMI Qualche nome? Si va dal primo nato, il Cum, ovvero Coro polifonico del Centro universitario cagliaritano, fondato nel lontano 1968 da un piccolo gruppo di studenti dell'ateneo cittadino sotto la guida del maestro Gustavo Melis, e attivo ancora oggi. Un modello che ha fatto da apripista, e sulla cui scia sono nate realtà come il Collegium Kalaritanum diretto dal maestro Giacomo Medas, la Corale della Cattedrale, il coro tutto femminile Musica Viva, diretto da Maria Paola Nonne, il coro di Sancta Rosalia di Massimo Serra, i Laeti Cantores, diretti dal maestro Mario Fulgoni, in attività da 14 anni. Poi, dal 1994, c'è Studium Canticum, una realtà modulare da 170 coristi che oltre al coro principale, omonimo, assestato su un livello semiprofessionale, propone un “Coro dei piccoli” per bimbi dai 3 ai 7 anni che imparano giocando, “Scuole in coro”, per quelli dal 7 ai 14, “Chorus Fabbrica” per ragazzi dai 14 ai 20, attivato grazie a un vecchio progetto delle Politiche giovanili del Comune, “Ad Libitum” per tutti gli altri. Un sistema studiato apposta per attrarre e formare giovani coristi, con un forte accento sulla formazione.
L'elenco potrebbe continuare, anche se essere completi sarebbe difficile: non è mai stato fatto, e sarebbe bello farlo, un censimento dei cori cagliaritani.
Marco Noce