Rassegna Stampa

L'Unione Sarda

L'anfiteatro romano di Cagliari resta inaccessibile

Fonte: L'Unione Sarda
1 aprile 2014


L'area archeologica della Villa di Tigellio: una media di quaranta ingressi al mese
 

Centu scalas . Così veniva chiamato dai cagliaritani l'anfiteatro romano: era una delle prime informazioni che le guide davano ai turisti prima di accompagnarli nei sotterranei di un'arena che durante l'estate ospitava concerti di musica lirica, spettacoli teatrali e pure il Festivalbar. Ma per anni è stata anche la casa delle polemiche sulle gradinate di legno costruite dalla Giunta Delogu nel 2000. Proprio sulla scia di questo dibattito - che ha diviso Cagliari nell'ultimo decennio - e dopo le pressioni della soprintendenza ai Beni archeologici, l'Anfiteatro è stato chiuso nel 2011 dall'esecutivo Zedda. Il Comune ha iniziato a smontare la legnaia : per ora il cantiere è fermo a metà, mentre i turisti trovano un cancello chiuso. È sparito il palco, è stata smontata anche la platea e le passerelle del primo anello. Per il secondo e terzo anello bisognerà attendere l'esito del concorso di idee pensato dal Municipio, che si occuperà anche della realizzazione di una nuova area per i concerti. Il bando è stato corretto pochi giorni fa. Sono stati giudicati troppi 2500 posti (erano circa 4 mila con tutte le tribune di legno), così la Giunta ha corretto il tiro: non si dovranno superare i «1.000/1.500 spettatori» e il concorso varato a settembre del 2013 dovrà tenerne conto. L'idea iniziale era di ricavare «uno spazio per lo svolgimento di spettacoli, che non dovrà interessare le attuali gradinate. L'arena dovrà essere dimensionata per un numero massimo di spettatori pari a 2000/2500». Sei mesi dopo l'esecutivo Zedda ritiene «più consono ai luoghi, alla salvaguardia e tutela del bene, limitare il numero di spettatori a un massimo di 1000/1500».
GLI ALTRI MONUMENTI A poche decine di metri, tra l'Orto botanico e corso Vittorio Emanuele, c'è la Villa di Tigellio: in questo caso l'area archeologica si può visitare, anche se fino a qualche settimana fa era ricoperta dalle erbacce. Eppure è «tra i più importanti siti archeologici della Sardegna», come ricorda il portale dell'assessorato comunale www.cagliariturismo.it . Un gioiello che però nessuno vede: ogni mese all'ingresso in via Carbonazzi si presentano in media 40 persone, poco più di una (1,3, per l'esattezza, dati del 2013) al giorno. Non sono molti di più per la Grotta della Vipera, in viale Sant'Avendrace. È chiusa invece la Galleria dello Sperone, sotto il Bastione di Saint Remy. È stata sia carcere che cannoniera: la rete di cunicoli sotterranei non vede un visitatore da tre anni.
Michele Ruffi