Rassegna Stampa

La Nuova Sardegna

Una battaglia per quattro: «Più donne in politica»

Fonte: La Nuova Sardegna
10 marzo 2014

L’impegno delle consigliere regionali verso la doppia preferenza di genere Invito a fare squadra: nelle istituzioni siamo pochissime, sosteniamoci tra noi

solidarietà

La visita alle detenute a Buoncammino




CAGLIARI. Visita alle quindici detenute nel carcere di Buoncammino in occasione della Festa della donna. Le donne rinchiuse nell’istituto di pena hanno incontrato una delegazione composta dal sottosegretario alla Cultura Francesca Barracciu, dalla deputata del Pd Romina Mura e della neoconsigliera regionale Anna Maria Busia (Centro Democratico). Assieme a loro diversi esponenti di associazioni del volontariato, fra cui la presidente di Socialismo Diritti e Riforme Maria Grazia Caligaris e quella di Fidapa Silvia Trois. Tra le detenute anche una promessa sposa, che convolerà a nozze la prossima settimana in carcere. Tutti gli esponenti politici hanno sottolineato la necessità di creare un ponte tra la struttura e il mondo esterno.
di Silvia Sanna wSASSARI Colpa dei partiti, per molti dei quali le quote rosa sono qualcosa che fa sorridere, e degli elettori - donne e uomini - che le donne, a parte pochissimi casi, non le votano. Il numero è rimasto lo stesso: le consigliere regionali sono 4, proprio come nel 2009. Solo che allora il numero era salito a 7 grazie al listino collegato al presidente eletto. Cinque anni dopo, il responso delle urne è un pugno nello stomaco per chi nelle piazze e nelle aule ha predicato l’importanza della parità di genere e ha cercato di sensibilizzare la gente sulla necessità di garantire un’adeguata rappresentanza femminile nelle istituzioni. Missione fallita, dicono i numeri: 4 donne su un totale di 60 consiglieri indicano che la strada da fare è ancora tanta. Lo sanno bene le 4 elette, 3 delle quali alla prima esperienza in consiglio regionale. Ma tutte con una buona esperienza politica alle spalle, bagaglio formativo ma anche bacino di consensi conquistati sul campo, con l’impegno quotidiano. Ora, in attesa della proclamazione ufficiale, dicono che il primo compito da affrontare sarà quello di rendere più agevole l’ingresso delle donne in politica. Le quattro elette. Tre fanno parte della maggioranza di centrosinistra: sono Daniela Forma e Rossella Pinna, entrambe del Pd, e Anna Maria Busia del Centro Democratico. All’opposizione di centrodestra c’è invece Alessandra Zedda, assessore della precedente giunta guidata da Ugo Cappellacci. Quote rosa a picco. Daniela Forma è la più giovane: ha 37 anni, è di Borore. Eletta nel collegio di Nuoro, fa politica da 9 anni, gli ultimi 4 nel consiglio provinciale. Lavora nell’azienda di famiglia, settore agroalimentare. Sospira prima di dire la sua. «I canali servono, la doppia preferenza di genere aiuterebbe molto, mi batterò perché la legge sia approvata. Ma prima di tutto bisogna imparare il concetto di solidarietà». Si spiega: «Le donne che fanno politica sono pochissime. Per questo dovrebbero sostenersi e incoraggiarsi a vicenda quando finiscono sotto attacco. Questo spesso non accade. A me è capitato di non percepire, quando ne avrei avuto bisogno, la solidarietà femminile. E se non ci aiutiamo tra noi, perché gli elettori dovrebbero darci fiducia? Dovremmo imparare a fare squadra, visto che partiamo da una condizione svantaggiata». Emergenza democratica. Rossella Pinna, sindaco di Guspini, insegnante e madre di due figli di 33 e 16 anni, parte proprio da questo punto: «I tempi della politica non sono tempi femminili. Per questo le donne faticano ad affermarsi in politica e resistono di meno: troppi impegni, lavoro e famiglia, difficile conciliare tutto». La sua esperienza: «Ho iniziato 19 anni fa, quando mi sono resa conto di avere una famiglia solida alle spalle. Senza quella non si va lontano». Ecco perché le donne vanno sostenute: «Non sono una fan delle quote rosa, non mi piacciono le riserve indiane, noi donne non siamo una specie in via d’estinzione. Ma c’è un’emergenza democratica, ormai è evidente: per questo la doppia preferenza di genere è l’unica strada possibile per garantire un’adeguata rappresentanza femminile». Mai più voto segreto. L’esperienza insegna: quando il consiglio regionale si esprimerà sulla doppia preferenza di genere, dovrà farlo con voto palese. «Perché gli uomini si vergognerebbero a manifestare apertamente la loro contrarietà, per questo l’altra volta si sono rifugiati nel voto segreto». Anna Maria Busia, avvocato, nuorese trapiantata a Cagliari, due figlie gemelle di 21 anni, dice che la situazione è grave: «Nel 2010 la Corte Costituzionale ha riconosciuto una disuguaglianza di genere, è necessario superare l’handicap. Le donne hanno diritto di fare politica e meritano una politica che tuteli quelle che hanno famiglia e vogliono impegnarsi nella professione e nelle istituzioni. Io sono stata fortunata, anche se ripensandoci non so come ho fatto a conciliare tutto». La gavetta premia. In politica non ci si improvvisa, tanto meno si può pensare di conquistare consensi dall’oggi al domani. Alessandra Zedda ha iniziato dal gradino più basso: «Consiglio circoscrizionale, poi Comune, provincia e Regione». Assessore uscente, il 16 febbraio è stata la più votata nel collegio di Cagliari. «È il frutto di anni di impegno – spiega –, se vuoi che la gente ti apprezzi l’impegno politico deve partire dall’istituzione più piccola. È impensabile entrare direttamente in consiglio regionale se nessuno ti conosce. Per questo è necessario favorire la partecipazione femminile. E il primo passo da compiere è inserire un correttivo, questa volta valido: doppia preferenza di genere o 50 per cento di donne nelle liste. Il poco fatto sinora non basta, i numeri parlano chiaro».