Rassegna Stampa

La Nuova Sardegna

Stranieri in aumento nell’isola: sono il 2,2% della popolazione

Fonte: La Nuova Sardegna
25 febbraio 2014

Trentacinquemila i residenti, 26mila gli occupati Le comunità più numerose: romeni e marocchini




di Stefano Ambu wCAGLIARI Non è un'onda travolgente, ma una marea che sale piano piano. In Sardegna gli stranieri soltanto tredici anni fa rappresentavano lo 0,6 per cento della popolazione. Ma ora le percentuali sono più alte: si è arrivati al 2,2 per cento. L'immigrazione pesca sempre più dall'est Europa sino ad arrivare al lontano Oriente. All'inizio del 2013 la popolazione straniera iscritta nelle anagrafi comunali dell'isola ammonta a 35mila 613 unità. Le donne sono oltre la metà, 57,1 per cento. La comunità più numerosa è quella romena, seguita da quella marocchina. Poi Senegal, Cina e Ucraina. I due poli principali dell'immigrazione sono le province di Cagliari e Olbia: ospitano il 60 per cento della popolazione straniera presente nell'isola. Quasi dodicimila sono nella provincia del capoluogo, 8.647 nella provincia di Olbia Tempio e 6.432 in quella di Sassari. Sono alcuni dei dati presentati ieri mattina da Caritas e Migrantes nel XXIII rapporto immigrazione 2013. «Una crescita – ha spiegato Oliviero Forti, responsabile dell'Ufficio immigrazione della Caritas Italiana – non fortissima, ma legata più che a un aumento del flusso migratorio alle nuove nascite». La Sardegna è una delle ultime regioni per numero di presenze: accoglie soltanto lo 0,8 per cento di tutti gli stranieri residenti in Italia. Problemi? Ce ne sono. E riguardano soprattutto il futuro dei rifugiati spesso passati per Lampedusa. «Per quanto riguarda il Cpsa di Elmas – ha spiegato don Marco Lai, responsabile regionale della Caritas – quanto è accaduto nei giorni scorsi a Cagliari (bivacchi sotto i portici e blocchi - ndr) rappresenta un po' una forzatura: la Caritas offre ospitalità anche dopo che i migranti hanno ricevuto il permesso di soggiorno». Secondo la Cisl, ci vuole un cambio di rotta da parte delle amministrazioni pubbliche. «Le istituzioni locali – si legge in una nota della segreteria regionale –, impossibilitate o inadeguate a far decollare efficaci politiche d’integrazione, il più delle volte delegano la gestione quotidiana del fenomeno migratorio alle associazioni di volontariato, la Caritas soprattutto. Il vero risultato è che gli amministratori comunali e regionali si lavano la coscienza di una politica d’integrazione approssimativa, scaricando ancora una volta sulla generosità dei singoli cittadini i concreti problemi di casa, sanità, lavoro e soprattutto di sussistenza che la presenza di immigrati comunque determina». Lavoro. Gli occupati nati fuori dall'Italia sono 26mila 811: un quarto proviene dalla Romania e uno su dieci dalla Germania. Settori? Servizi al primo posto, soprattutto con assistenza ad anziani e aiuti domestici. Poi agricoltura e industria.