Rassegna Stampa

La Nuova Sardegna

“Sinfonia a Bombay” Il gioco della fantasia che insegue le storie

Fonte: La Nuova Sardegna
22 novembre 2013

 
Intervista con Igort, domani a Cagliari per “Pazza idea” Il 6 dicembre appuntamento a Sassari alla libreria Azuni 
 
 
 
 
 



di Fabio Canessa

Trent’anni fa sei giovani autori che vivevano a Bologna rivoluzionarono il fumetto in Italia. Il gruppo, che prese il nome di Valvoline, era formato da Daniele Brolli, Giorgio Carpinteri, Marcello Jori, Jerry Kramsky, Lorenzo Mattotti e da Igort (nome d'arte di Igor Tuveri) che appena maggiorenne aveva lasciato la Sardegna per trasferirsi nel capoluogo emiliano. All’inizio del 1983 le loro storie cominciarono ad apparire sulle pagine della rivista mensile Alter Alter. Storie che oggi rivivono grazie a una collana di volumi pubblicati da Coconino. In questi giorni arriva in libreria "Sinfonia a Bombay" di Igort, opera che l'autore presenterà domani a Cagliari (alle 18 al Ghetto) e il 6 dicembre a Sassari (libreria Azuni). «Una storia che parte da un fatto reale – racconta il disegnatore – Riguarda una danzatrice rapita da un mercante di spezie che la imprigionò nel suo harem e ai suoi continui rifiuti la costrinse a sovranutrirsi distruggendo la sua bellezza». Perché riprendere in mano proprio quella storia? «È una storia molto importante per me, di fondazione del mio mondo, del mio modo di guardare le cose, alle narrazioni. Non era mai uscita in volume e ho sempre pensato non andasse dimenticata. A più riprese ho provato a riprenderla in mano. Per un motivo o per l'altra però l'idea veniva sempre messa da parte. Era diventata come una di quelle cose che per tanti anni ti porti dietro, un conto da saldare. Alla fine partendo dall’idea di festeggiare con gli altri il trentennale di Valvoline sono stato “costretto”» E il progetto della collana da quale esigenza nasce? «Dopo un po' che si susseguono le stagioni del fare, fai il punto. È più di 35 anni che racconto storie. Sono stato fortunato, quando ne avevo venti, a iniziare a lavorare con alcuni grandi autori che erano miei amici. Avevamo deciso di costruire un collettivo ispirandoci un po' alle avanguardie storiche e questo gruppo prese il nome di Valvoline Motorcomics parodiando la nota marca di oli per motori. Pubblicavamo le nostre storie mese dopo mese sulle pagine di Alter Alter, una costola di Linus. Potevamo confezionare 46 pagine mettendoci dentro quello che volevano in forma di narrazione più o meno disegnata. Era in pratica un laboratorio. Questo avveniva nel 1983. Il trentennale è stata un'occasione per riguardare quel periodo di avanguardia così fertile. Volevamo qualcosa che ci assomigliasse, che parlasse il nostro linguaggio. Guardavamo alla new wave, al nuovo cinema tedesco e americano».Quanto il vostro talento individuale era alimentato dall'esperienza collettiva, dal confronto con gli altri? «Molto.

C'è prima di tutto tra noi un rapporto di grande amicizia. Con Giorgio Carpinteri abbiamo fatto la scuola media insieme, a Cagliari. Abbiamo in pratica iniziato a disegnare insieme. Mi presentò Mattotti e poi si aggiunsero Jori e Kramsky. Si formò una specie di circolo che favoriva lo scambio di idee, una competizione amichevole, molto importante. Come un gioco tra di noi continuo, a sorprendersi, rilanciare. Fondamentale per un artista». Perché scelse l'ambientazione indiana, Bombay? «Ho sempre avuto un forte interesse per l'est in generale. Avevo pubblicato prima una storia che era ambientata in Giappone, mi affascinavano la Russia, l'India. Ma è una storia anche di viaggi. Si snoda attraverso la Turchia, Istanbul, c’è anche una Cagliari immaginaria, personaggi della cultura del primo Novecento, come Nijinsky, è evocato Fantomas. Era per me una specie di isola di proiezioni culturali e fascinazioni, la cultura che mi divertiva, intrigava, fatta di viaggi, di esotismo, ma anche di film in bianco e nero, di donne fatali, sognate. Questo era anche il modo per modificare un immaginario un po’ troppo statico che a me annoiava». Parlava di viaggi. La sua vita sembra un viaggio continuo, ha visitato tanti paesi e abitato in diverse parti del mondo? «All’inizio per me era un viaggio mentale, di fascinazioni artistiche. Poi è cominciato a diventare un viaggio di verifica sul territorio. Il Giappone per esempio prima l’ho disegnato, poi l'ho visitato e ci ho vissuto per un periodo. È stato importante il fatto di verificare, constatare, ma il viaggio è prima di tutto interiore». Ha raccontato un po' il suo passato. E nel futuro cosa c'è, cosa le piacerebbe fare? «Sono un bambino che si sveglia la mattina e cerca di capire con quale gioco vuole giocare. Continuo a raccontare, non mi fermo mai. Ho scritto da poco un film e sto lavorando a varie altre cose. Tra queste un libro non disegnato, solo testo. Riprendere in mano “Sinfonia a Bombay” mi ha portato a esplorare la mia vita, le cose che amavo, anche a pensare alla mia terra, la Sardegna dove ho abitato fino a 19 anni. Una rilettura che diventerà un libro nel quale racconterò la mappa di valori, di esperienze, di amori culturali, di amici, viaggi, chiacchiere in un periodo che va dall’inizio degli anni Settanta fino a metà degli Ottanta, quando è finita una stagione, un’epoca e l’Italia è cambiata completamente».

Al Ghetto innovazione e cultura digitale 
 
 
 
 
 



“Pazza idea. Pensiero creativo”: da oggi a domenica, al Ghetto di via Santa Croce 18 a Cagliari, ingresso libero, tre e giorni di incontri e workshop per parlare di libri, intelligenza creativa, innovazione, social media, cultura digitale, mestieri dello scrivere, narrazione per immagini, talento per l'ironia, arte del gusto. Tra gli ospiti: Luca Bandirali, Matteo B. Bianchi, Giacomo Casti, Aldo Cazzullo, Renato Chiocca, Serena Danna, Mafe de Baggis, Isabella Dell'Aquila, Gianmarco Diana, Igort, Jacopo Incani, Hubert Jaoui, Francesca Madrigali, Mara Grazia Mattei, Paolo Nori, Giorgio Pisano, Filippo Pretolani, Fausto Siddi, Pierluigi Vaccaneo, Daniele Zito, Paolo Zucca. Per maggiori informazioni: www.lunascarlatta.it