Rassegna Stampa

La Nuova Sardegna

«Basta pellegrinaggi, dateci una casa»

Fonte: La Nuova Sardegna
2 ottobre 2013

La rabbia di Daniele Conti: «Il Cagliari è da due anni senza stadio e senza tifosi. È una situazione inaccettabile»




CAGLIARI «Siamo stremati. Serve un gesto forte. Uno sciopero? Io, sinceramente, lo farei». Daniele Conti, dopo aver superato Gigi Riva («Ha avuto per me parole molto affettuose, gli sono grato») potrebbe festeggiare le 290 gare in A. E mettere il mirino sulle 311 gare di Claudio Nené. Invece, ha il volto provato. E le parole che pesano come pietre: «Da due anni non abbiamo stadio, né tifosi. Non so e non voglio sapere di chi sia la colpa, ma, con la squadra, abbiamo deciso di fare un appello: chi può, sistemi questa stortura. Nel nome nostro, della città e dei tifosi». Il capitano non molla. E rilancia, senza nominarlo, il piagnisteo di Mazzarri: «Ho sentito un allenatore che si lamentava per aver giocato di giovedì e di domenica – sottolinea il capitano del Cagliari –. Noi la scorsa settimana siamo stati più tempo in aereo e albergo che a casa. Ci siamo allenati con fatica e senza recuperare. Certo, sappiamo affrontare le difficoltà e in questi momenti mostriamo ancora una volta di essere un gruppo solido. Ma adesso siamo davvero preoccupati». Conti, partiamo dal campionato, qual è il bilancio? «Penso che abbiamo fatto bene anche se con Samp e Livorno avremmo potuto vincere. Abbiamo giocato con Milan, Fiorentina e Inter: possiamo, mantenendo i piedi per terra, fare un cammino importante. Abbiamo testa e attaccamento alla maglia, ma costruire prestazioni importanti diventa sempre più difficile». Sette punti in sei trasferte, mica male. «Il punto è proprio questo: abbiamo firmato un contratto col Cagliari per giocare a Cagliari. La società ci ha detto che avremmo avuto il nostro stadio col nostro pubblico. Invece, anche domenica a Trieste, da una parte c’erano una cinquantina di straordinari sostenitori che hanno fatto migliaia di chilometri. Dall’altra una curva piena che incitava l’Inter. Andare avanti così, è faticoso e frustrante. L’andazzo ci ferisce nell’orgoglio». Come pensate di reagire? «Ci stiamo ragionando. Ma se non giochiamo al Sant’Elia col Catania, qualcosa la facciamo di sicuro. Forse, serve un gesto forte, altrimenti non ci aiuta nessuno. Ci avevano detto che avremmo giocato con la Sampdoria e invece abbiamo giocato a Trieste anche con l’Inter. Da sardo adottivo partire tutte le settimane mi dà molto fastidio». Per la Lega calcio sono in arrivo il super prefetto Achille Serra e il direttore generale Marco Brunelli. Può essere un primo segnale? «Io sono un giocatore e devo pensare a giocare e ad allenarmi bene. Ripeto, non so di chi siano le colpe di questa situazione ma vorremmo che venisse ascoltato il nostro appello: siamo in difficoltà e vorremmo avere semplicemente i diritti che hanno le altre squadre. Sembra proprio che il Cagliari sia solo contro tutto e tutti». Gli avversari: c’è qualcuno che ha commentato il vostro pellegrinaggio? «Sì, è capitato, qualcuno si è divertito a prenderci in giro. Però, alla partita di ritorno non si è fatto vedere». Mario Frongia