Rassegna Stampa

Sardegna Quotidiano

«Restiamo qui mandateci i carabinieri»

Fonte: Sardegna Quotidiano
13 marzo 2013

Villanova

 

VIA D’ARBOREA Eugenia Maxia, presidente dell’associazione Alfabeto del Mondo, che rischia lo sfratto: «Vittime di una vicenda paradossale. Diamo un servizio al Comune e oltre mille persone»

Dovete andarvene, le dicono dal Comune. «Devono mandarci i carabinieri », ribatte lei, «siamo vittime di una situazione assurda, paradossale, allucinante, una persecuzione. Che altro termine posso usare? Noi da qui non ce ne andiamo». Lei è Eugenia Maxia, presidente dell’associazione Alfabeto del Mondo, che occupa uno stabile comunale in via Eleonora d’Arborea 10, a Villanova, finito al centro di polemiche che non sembrano volersi spegnere. Non esiste un’autorizzazione scritta che permetta alla sua associazione di stare nel vecchio palazzotto e nei giorni scorsi, dopo settimane di interrogazioni in municipio e accuse incrociate, l’assessore alle Politiche sociali, Susanna Orrù, ha annunciato: «Lo spazio deve essere liberato perché la palazzina deve essere ristrutturata con urgenza». «Non ce n’è bisogno», ribatte la Maxia, «abbiamo già effettuato dei lavori di manutenzione su rete idrica, impianto elettrico, porte, puliamo tutti i giorni. E abbiamo anche proposto al Comune di sistemare la facciata a nostre spese. E anzichè premiarci che fanno? Ci mandano via. Incredibile». Signora Maxia, facciamo un po’ di chiarezza. Chi vi ha dato il permesso di entrare? Il Comune.

Nel 2011 chiedemmo lo spazio per metterci dei libri, migliaia, che ci erano stati donati. Avevano l’avvallo dell’allora dirigente, Gerolamo Solina, e dell’assessore Orrù. Da allora vi siete allargati. Ci era stato assicurato che a breve sarebbe stato approvato il regolamento sugli immobili alle associazioni culturali. Nell’attesa abbiamo attivato tutte le nostre iniziative. Non è mica colpa nostra se il Comune quel regolamento non lo ha scritto. Di cosa si occupa la vostra associazione? Affrontiamo l’emergenza immigrazione, organizziamo corsi di italiano per stranieri: da noi frequentano circa 400 di loro. Poi abbiamo programmi con detenuti, ragazzi con difficiltà, persone seguite dalle Asl. Alle nostre attività partecipano mille persone, quasi metà di queste sono economicamente svantaggiate, e non chiediamo un centesimo. Per gli altri c’è un rimborso minimo. Non facciamo business, siamo una onlus. E adesso dovete andare via. Non ci penso proprio. È assurdo che il Comune, col quale ci siamo relazionati più volte e al quale siamo convinti di dare un servizio gratuito, utile per la collettività, adesso ci voglia sgomberare. Prima del sopralluogo della commissione comunale, a inizio febbraio, qualcuno vi aveva detto che dovevate andare via? L’assessore Orrù, a ottobre dell’anno scorso, mi aveva annunciato di aver scoperto che lo stabile non era di sua competenza ma delle Politiche giovanili. Una comunicazione verbale che non ha avuto seguito. Non abbiamo mai ricevuto lettere, né documenti ufficiali. E ora? Nemmeno adesso. In compenso, come diceva De Andrè, ache dal letame nascono i fiori. Abbiamo ricevuto centinaia di lettere di solidarietà. Stiamo pensando di sottoporle al vaglio di una giuria e premiare la più bella. Una sorta di concorso di scrittura creativa. E quale sarà la sede di questo concorso, visto che pare che dobbiate andar vene? Io spero qui. Anche perché, lo ripeto, per mandarci via devono mandare i carabinieri. Altrimenti noi restiamo. E. F.