Rassegna Stampa

Sardegna Quotidiano

GRILLO, I ROTTAMATI E LA BELLA POLITICA

Fonte: Sardegna Quotidiano
27 febbraio 2013

GRILLO, I ROTTAMATI E LA BELLA POLITICA

di ALBERTO TESTA

Salvate il soldato Renzi. Cercatelo in Lucchesia, magari negli uliveti di Capannori, dove si infratta alla prima spremitura. Trovatelo subito questo cripto-berlusconiano truccato da Mr. Bean, prima che arrivi sul palco della vittoria gridata ma poi chissà. Un appello accorato alla sinistra che ancora non c’è (al governo) e avrebbe bisogno della parola rassicurante di un antigrillino doc, giusto il tempo per scongiurare una devastante santa alleanza. Quella della solita bella politica. Già in affanno e in attesa di salvarsi alla meno peggio, anche scendendo a patti col diavolo. Il rottamatore rottamato dalle tanto decantate primarie ha lasciato praterie sconfinate a Beppe Grillo e ai suoi supporter, milioni di italiani che hanno ancora voglia di andare a votare. Primo partito alla Camera e nel terzetto di punta al Senato, Cinquestelle ha spiazzato non solo i sondaggisti (che lavoro fanno?) ma soprattutto gli opinion maker dei maggiori quotidiani. Tutti impegnati a dipingerlo come un istrione populista, e qualcuno come Giuliano Ferrara (da anni non ne azzecca una, Scalfari docet) l’ha trattato pure da fascista. Dimenticando un piccolo particolare: neppure un accenno al suo programma, scaricabile su Internet a costo zero, mica su carta patinata con tocco e ritocco. E sapete perché Grillo non ama la stampa ed è regolarmente ricambiato? Vuole l’abolizione dell’Ordine dei giornalisti (già auspicato con un referendum popolare) e l’azzeramento dei contributi di Stato agli editori, molti dei quali puri non lo sono mai stati. Una liberalizzazione reale (se passa anche la sua proposta di vietare la presenza delle banche e di enti pubblici negli intrecci societari) che favorirebbe –questo sì –il pluralismo di cui si ammantano, sicuramente a torto, i guru dell’informazione ai piani alti. Una rivoluzione liberale che non c’è mai stata e forse sarebbe il caso di chiedersi il perché dello scarso appeal di molti giornali, con una fuga di lettori impressionante. Paghiamo lo stesso handicap di credibilità della politica, vero bersaglio di Cinquestelle. Un popolo lontano mille miglia dal linguaggio dei vecchi leader, che condannano senza appello il turpiloquio del comico genovese, il quale ha iniziato la sua battaglia, pensa te, proprio con il Vaffaday. Sono mai andati lorsignori in spiaggia vicino a un gruppo di ragazzi? Altro che vaffa. E sulla parolaccia (liberatoria?) non c’è distinzione di genere. Approda regolarmente su Twitter e Facebook e anche sulle magliette intitolate a quell’ufficiale che invitava il famigerato Schettino a risalire sulla nave. È la cifra comune (non certo piacevole) delle nuove generazioni, per distinguersi dal nostro perbenismo che ha soffocato per anni le aspirazioni dei più deboli, dei non rappresentati. Di chi a trent’anni si sente già vecchio, magari con una laurea in tasca e troppi sogni ancora nel cassetto. Grillo ha saputo resuscitare la speranza, infischiandosene delle tv che gli facevano la corte. E sintonizzandosi sulla strada sempre più affollata della Rete, andando in piazza a fare i comizi. Senza il biglietto da 60 euro 60 per le prime file, come pretendeva a teatro. Un lavoro politico (si dice ancora così?) che la sinistra ha ormai dimenticato, pensando di avventurarsi alla luce dei riflettori, per incrociare le armi col Cavaliere redivivo proprio sul suo campo preferito, la televisione. Con un surplus di presenzialismo che ha premiato il Grande Comunicatore dato già per sconfitto, ridimensionato Bersani con la vittoria in tasca e relegato nell’angolo un algido Professore che pensava di salvare l’Italia a suon di tasse. Con la benedizione del mitico Montezemolo e compagnia sognante.