Rassegna Stampa

L'Unione Sarda

Pregiudizi anti-rom: «Una moderna caccia alle streghe»

Fonte: L'Unione Sarda
29 ottobre 2012


CONVEGNO. Integrazione mancata


Una sfilza di pregiudizi minaccia l'integrazione. Sardi da una parte, dall'altra rom e sinti. E salta fuori un parallelismo inaspettato: «Abbiamo un sacco di caratteristiche in comune, come i rom siamo diffusi in tutto il mondo, ci piace stare tra compaesani, facciamo i circoli dei sardi dove mangiamo la salsiccia tutti insieme. Come loro non siamo stati capaci di creare una lingua scritta, abbiamo una tradizione linguistica soltanto orale», spiega Gianni Loy. L'Aula magna di Scienze Politiche è sede di dibattito. L'occasione è il convegno «Donne rom: discriminazioni multiple, azioni positive e politiche in Europa», realizzato dalla fondazione Anna Ruggiu, di cui Loy è il presidente. Facili stereotipi ostacolano la convivenza, Cagliari come ogni altra città, ciò che è diverso è più semplice scartarlo piuttosto che conoscerlo. Tema attualissimo, anche se la storia è vecchia, vecchissima.
Il razzismo ha mille facce, nel mirino ci son stati gli ebrei e gli armeni, le donne lo sono ancora in certe realtà arretrate, gli omosessuali lo sono tutt'ora in gran parte del mondo. «Le streghe hanno smesso di esistere quando noi abbiamo smesso di cacciarle». Susanna Orrù, assessore alle Politiche sociali del Comune tira in ballo Voltaire. «Le streghe sono i pregiudizi». Il pensatore francese si riferiva all'Europa tra la fine del quindicesimo secolo e l'inizio del diciottesimo. A distanza di anni il clima da caccia alle streghe spesso si ripropone. «Io non sono razzista, ma sui rom ho qualche difficoltà. Lo dicono in tanti, i rom infastidiscono più di chiunque altro, forse per lo stile di vita e le abitudini culturali così diversi dai nostri », sottolinea l'assessore.
Dopo quindici anni il campo sulla 554 è stato smantellato: resta un cumulo di macerie e sporcizia, specchio fedele delle condizioni igienico sanitarie terrificanti in cui vivevano 160 rom. Di questi 93 erano minorenni. Oggi vivono in normali abitazioni sparse nell'area vasta cagliaritana. «Abbiamo pensato di fare un altro campo, abbiamo dialogato con le associazioni e i rom. Poi siamo arrivati alla conclusione che un percorso di inclusione sociale in abitazione fosse la soluzione migliore». I primi risultati sono positivi. «La frequenza scolastica dei bambini è aumentata, così come la cura della persona e delle abitazioni».
Sara Marci