Rassegna Stampa

L'Unione Sarda

Province, quanto ci costano? Si avvicina la resa dei conti

Fonte: L'Unione Sarda
16 aprile 2012

Province, quanto ci costano? Si avvicina la resa dei conti
 

di Fabio Manca
«Se ragionassimo solo in termini populistici e non tenessimo conto della Costituzione potremmo indire un referendum per l'abolizione della Regione e avere buone possibilità di far vincere i sì». Roberto Deriu, presidente della Provincia di Nuoro (al secondo mandato), usa un paradosso per spiegare quanto i referendari sbaglino, a suo avviso, l'approccio all'argomento.
Non a caso da presidente dell'Unione Province sarde ha firmato il ricorso al Tar contro il decreto con il quale il presidente della Regione ha indetto i quattro referendum che puntano a cancellare le Province dalla geografia istituzionale sarda. «Le Province sono previste dalla Costituzione», premette, «e non può essere un decreto a cancellarle. Inoltre», sostiene, «in Sardegna è assolutamente indispensabile un livello di governo che coordini i comuni su scala sub regionale». Una posizione, quest'ultima, condivisa dal suo collega di partito (il Pd) Tore Cherchi, presidente della provincia di Carbonia-Iglesias. Che con Deriu condivide la necessità di una dimensione provinciale ma ritiene, in linea con il Governo Monti, che possa essere rappresentata da assemblee dei sindaci che «quando sono consiglio provinciale hanno i poteri della provincia». Impossibile trovare, tra i partiti, posizioni unanimi. Il sì o il no all'abolizione delle Province è trasversale. Il problema è quanto contano ora i partiti.
Per uscire dalle strumentalizzazioni di parte una delle cose da fare è capire quanto costano le Province e verificare se, abolendole, la cittadinanza può trarne vantaggi.
 

I NUMERI In Sardegna le otto province occupano complessivamente 1891 dipendenti (i cui stipendi andrebbero a gravare su Regioni o Comuni) e sono rappresentate, istituzionalmente, da 8 presidenti, 58 assessori 204 consiglieri in rappresentanza di 1.675.411 abitanti. Gli organi istituzionali costano alle casse pubbliche 6,5 milioni all'anno, poco meno di 3,9 euro a cittadino. I loro bilanci hanno residui passivi (fondi non spesi) per 841 milioni di euro e debiti per 212 milioni. Quanto a compensi, gli eletti nelle Province incidono per il 5,5% sui costi complessivi contro il 22,9 del Parlamento, il 42,1% delle Regioni e il 29,5% dei Comuni. Secondo l'Ups le Province rappresentano l'1,35% della spesa pubblica complessiva del Paese, che ammonta a 813 miliardi di euro (182 l'amministrazione centrale, 305 la previdenza, 168 le Regioni, 72 i Comuni, 11 le Province, oltre ai 75 miliardi di interessi sul debito che l'Italia paga ogni anno).
 

LA SITUAZIONE IN EUROPA Ma nel resto dell'Unione europea esistono le Province o sono un'anomalia italiana? Su 27 Stati, 14 hanno tutti i livelli amministrativi (gruppi di Regioni, Regioni, Province e Comuni), tre paesi ne hanno solo 3 (come in Italia), cinque hanno solo Province e Comuni) mentre due paesi ne hanno solo uno. In sintesi, 23 paesi su 27 hanno le Province. Dunque sotto questo aspetto l'Italia, e la Sardegna, non sono un'anomalia. Difficile, semmai, trovare Stati che hanno Province minuscole come quella ogliastrina (57.965 abitanti) o come quelle del Medio Campidano (102.435), Carbonia-Iglesias (129.840) o Olbia-Tempio (157.859). La domanda è: se è vero, come sostiene Piero Comandini, assessore alle Attività produttive della provincia di Cagliari, che «serve un ente intermedio che sappia mettere i sindaci attorno a un tavolo per risolvere problemi di aree vaste superando gli egoismi campanilistici» non sarebbe sufficiente incentivare ulteriormente, o addirittura imporre, forme di associazionismo tra Comuni?
 

I REFERENDARI Umberto Oppus, sindaco di Mandas e direttore dell'Anci, l'associazione dei Comuni italiani, concorda: «Le Province sono una zavorra, un passaggio inutile. Meglio, semmai, una sorta di supergiunta territoriale o altre forme associative
tra Comuni». Non a caso l'esponente dell'Udc è tra gli oltre 600 amministratori che hanno aderito al Movimento referendario sardo, che ha promosso i quesiti. Il cui portavoce è uno dei referendari storici sardi, il Riformatore Pierpaolo Vargiu. «Le Province sono aggravio di ulteriore burocrazia che si scontra con quella dei Comuni obbligando i cittadini a percorsi sempre più complessi». Anche il governatore Ugo Cappellacci ha deciso di sostenere con convinzione i referendum scontrandosi spesso con l'Ups: «Serve un nuovo assetto dell'amministrazione del territorio che metta in primo piano il ruolo dei Comuni e dei sindaci: il punto di riferimento del cittadino, vero e proprio cardine della democrazia».
Ma è possibile che il Consiglio regionale su un argomento così complesso non sia riuscito a legiferare?