Rassegna Stampa

L'Unione Sarda

Carcere, nessuno si sbilancia

Fonte: L'Unione Sarda
28 dicembre 2011

Nel 2012 con l'apertura del penitenziario di Uta Buoncammino tornerà alla città

Cappellacci, Quaquero e Zedda: le scelte siano condivise

L'apertura del carcere di Uta coinciderà con la chiusura di Buoncammino. Il Dipartimento penitenziario ha già messo il veto sugli uffici che verranno utilizzati per ospitare la sede del Dap. Rimane da capire cosa ne sarà della parte detentiva. I tempi sono maturi per iniziare a ragionarci sopra. Con la firma del decreto del ministro della Giustizia, che potrebbe arrivare l'anno prossimo, la struttura sul colle omonimo diventerà di proprietà della Regione, che dovrà decidere sul suo futuro per evitare che si ripeta lo scandalo dell'ex caserma dell'Aeronautica di Monte Urpinu, bene militare dismesso inutilizzato da anni.
LA REGIONE Il presidente della Regione Ugo Cappellacci schiaccia sull'acceleratore. «L'annunciata dismissione del carcere di Buoncammino impone di attivare immediatamente il dibattito sulla futura destinazione del complesso affinché, appena si concretizzerà, il capoluogo sia nelle condizioni di cogliere l'opportunità di riappropriarsi di uno dei suoi colli, dei suoi angoli più suggestivi». Regioni ed enti locali hanno a disposizione sempre meno risorse. Quale potrà essere il futuro della struttura considerati anche i vincoli della Sovrintendenza? «La nuova destinazione deve essere decisa insieme al Comune - afferma Cappellacci - attivando tutti gli strumenti di democrazia partecipata necessari a prendere una decisione cruciale per il destino della città». Niente imposizioni? «Un'eventuale scelta calata dall'alto non solo non è auspicabile, ma avrebbe vita breve. Occorre invece garantire il massimo coinvolgimento della comunità affinché i progetti non diano luogo a corpi estranei, avulsi rispetto al contesto sociale, culturale e urbanistico in cui andranno a inserirsi, ma siano invece espressione delle esigenze e dei valori della città. Il carcere è in una zona strategica, vicino a Castello, all'Anfiteatro, alla zona universitaria, ai Giardini Pubblici». Come programmare il futuro del carcere? «Il percorso da intraprendere - conclude Cappellacci - può anche prevedere un concorso di idee, ma credo che la comunità debba pronunciarsi su una scelta di fondo: Buoncammino deve diventare uno spazio per la collettività».
LA PROVINCIA Il vice presidente della Provincia Angela Quaquero fa riferimento al passato. «Negli anni '70 il vecchio carcere di Nuoro fu demolito. Per evitare di commettere lo stesso errore è necessario trovare sinergie tra le istituzioni». Come? «Bisogna aprire un tavolo, Buoncammino è in una posizione bellissima, strategica. Il suo recupero è un'occasione rara per la città». E il futuro? «Vietato sbilanciarsi, prima è fondamentale studiare le esigenze del capoluogo».
IL COMUNE Anche il sindaco Massimo Zedda preferisce tenere i piedi per terra. «L'acquisizione del carcere di Buoncammino sarà un percorso lungo, ancora tutto da stabilire in collaborazione con Regione, Università e Soprintendenze. Il concorso di idee internazionale è la via più adeguata per valorizzare in futuro la struttura: tenendo conto del fatto che quell'area sarà al centro del percorso museale, archeologico e naturale che immaginiamo attraverso l'Orto dei Cappuccini, l'Anfiteatro, l'Orto Botanico e verso gli spazi che si libereranno all'Ospedale Civile».
Andrea Artizzu

 

La storia
Il bisnonno
di De Sica
fu il primo
direttore
Il primo direttore di Buoncammino fu Domenico De Sica, nonno dell'attore e regista Vittorio, padre di Cristian. Una storia intricata, appassionante e, per chi non ci ha mai dormito, romantica quella dell'istituto di pena. Il primo corpo del penitenziario entrò in funzione il 2 luglio 1855 e la sorveglianza fu affidata ai militari. Una Caienna, con condizioni di vita insopportabili per i detenuti, tanto che il ministero dell'Interno nel 1864 decise di realizzarne un altro. Il nuovo carcere, che accorpò la vecchia struttura, fu costruito nel decennio che va dal 1887 al 1897 (in contemporanea con Le Nuove di Torino e San Vittore di Milano) dagli ingegneri Bulgarini e Ceccarelli. Sviluppandosi su 15 mila metri quadri, fu la più grande opera edilizia in città. Un anno prima della conclusione dei lavori, nel 1896, furono trasferiti 600 detenuti provenienti dagli altri istituti di pena cittadini: San Pancrazio e San Bartolomeo. Ultimamente il carcere cagliaritano, oggi diretto da Gianfranco Pala, ha subito rivoluzioni. La più importante riguarda l'eliminazione delle bocche di lupo.

 

Caligaris
«Provveditore
con incarico
in Calabria»
Il provveditore regionale, Gianfranco De Gesu, responsabile dell'amministrazione penitenziaria dell'isola, dove si è insediato il 20 giugno 2011, dal 2 dicembre scorso ha assunto anche la guida del Provveditorato della Calabria. Lo rende noto la presidente dell'associazione Socialismo diritti riforme, Maria Grazia Caligaris.
«Non si può non rilevare - afferma Caligaris - che il Dipartimento dovrebbe garantire continuità esclusiva alla direzione del Provveditorato regionale. La Sardegna infatti è rimasta per circa un anno senza un responsabile regionale e per far fronte alle diverse emergenze ha bisogno di una esclusiva continuità amministrativa». In Sardegna invece, ha ricordato Caligaris oltre al Provveditore con doppio incarico, ci sono tre Istituti (Iglesias, Lanusei, Tempio Pausania) e due colonie penali (Is Arenas e Mamone) assegnati a direttori titolari in case circondariali particolarmente impegnative come Cagliari, Sassari, Nuoro e Oristano. Situazione aggravata dalla cronica carenza di agenti.