Rassegna Stampa

La Nuova Sardegna

«Sulla spiaggia regole per tutti»

Fonte: La Nuova Sardegna
2 agosto 2011



Sergio Mascia (Consorzio dei baretti): non c’è una concorrenza leale



I nuovi operatori dovranno presentare manufatti amovibili in legno per i servizi da offrire sul lungomare

ROBERTO PARACCHINI

CAGLIARI. Molti di loro da anni stanno cercando di fare un progetto che rispetti le indicazioni del Comune. I titolari dei chioschi del Poetto, ma anche gli operatori dei servizi balneari, hanno chiesto e chiedono regole chiare al Comune (il piano di utilizzo del litorale, Pul) per poter operare al Poetto. Però, lamentano, «la legge non è uguale per tutti».
Sergio Mascia, il presidente del consorzio Poetto service, sottolinea che «basta guardarsi attorno per vedere che vi sono tanti stabilimenti balneari, quelli in muratura, che non ricadono sotto le regole che dovrebbero essere valide per tutti». In questi giorni l’assessorato comunale all’Urbanistica sta cercando di sbrogliare la matassa del Pul e di recuperare il tempo perduto. L’obiettivo è fare delle norme che regolino il tipo di strutture - sia per la balneazione che per la ristorazione - che possono essere realizzate sulla spiaggia: in legno e amovibili, innanzi tutto, poi poco impattanti e in grado di permettere a tutti di accedere alla spiaggia. Nel litorale del Poetto, però, vi sono otto stabilimenti militari in muratura (dell’Aeronautica, Esercito, Marina per gli ufficiali e un’altra per i sottufficiali, Carabinieri, Guardia di Finanza, Polizia di Stato, e Vigili del fuoco) più il Lido e il D’Aquila non soggetti a questo tipo di regolamentazione. Gli ultimi due dipendono dal demanio regionale: il primo aveva una concessione ventennale (che scadrà tra sei anni), il secondo un permesso che terminerà il 2015. Inoltre le strutture militari dipendono dal ministero della Difesa e da quello dell’Interno (i corpi smilitarizzati, Polizia e Vigili del fuoco).
Per Mascia, che rappresenta i nove soci del consorzio (più due che si sono aggiunti per il progetto di rimozione e ricostruzione dei baretti), «evidentemente vi sono due pesi e due misure. Noi, ad esempio, operiamo nel settore della ristorazione. Ma in questo settore all’interno degli stabilimenti militari possono permettersi costi diversi dai nostri perchè, a monte, non hanno regole».
Secondo Salvatore Sanna, per anni il rappresentante locale nella commissione permanente (Stato-Regione) sulle servitù militari, «si tratta di privilegi che vengono nascosti sotto la foglia di fico di centri di addestramento per nuclei subacquei. Ma tutti sanno che non è così». Nel sito della Regione, ad esempio, all’interno del capitolo sul demanio militare di Cagliari si parla chiaramente - per le strutture militari che insistono sulla spiaggia del Poetto - di stabilimenti balneari. «Molti ricordano di essere stati almeno una volta all’interno di qualcuna di queste strutture - continua Sanna - e di avere goduto dei tanti piccoli privilegi di questo servizio. Un tempo c’eran anche i pullman che passavano a prendere i familiari dei militari per portarli al mare, ma oggi non ci sono più i militari di leva e questo servizio costerebbe. Ma il fatto che non si seguano regole vuol dire che molti altri ne vengono esclusi e, soprattutto, che i costi di questi privilegi ricadono sulla collettività».
Poi ci sono il Lido e il D’aquila, due punti fermi nella storia della balneazione della borghesia di Cagliari, ma non per questo meno impattanti. «A questo punto - precisa Mascia - e per non essere accusati di voler eliminare la possibile concorrenza, chiediamo che tutti questi stabilimenti in muratura, vengano ricostruiti in legno, pur con gli stessi posti ma seguendo le regole valide per tutti gli altri».

 

LA STORIA

La nascita della balneazione


 


CAGLIARI. In città i primi stabilimenti balneari vennero costruiti nella spiaggia di Giorgino. Nel 1862 Michele Carboni lo realizzò nella zona di Sant’Agostino, mentre nel 1879 fu la volta di Giovanni Devoto con una struttura completamente in legno. Per l’inizio dei “bagni” nel litorale Poetto si deve aspettare il 1913, dopo la chiusura di Giorgino per un inquinamento fognario: i Carboni edificarono uno struttura in legno con ingresso liberty (il D’Aquila) e l’anno successivo prese vita il Lido grazie a Gaetano Usai. Le foto d’epoca mostrano strutture eleganti e ricche di fascino, ma l’era del legno durò poco e nel dopo guerra entrambi i “bagni” vennero rifatti in muratura, seppure molto meno impattanti di oggi. Poi nella seconda metà degli anni venti del secolo scorso iniziarono anche i primi casotti, tutti colorati e con ampie verande. In parallelo la spiaggia, soprattutto il Lido, divenne luogo di feste e intrattenimento. Da prima delle grande guerra, intanto, era stata attivata una linea ferroviaria da Cagliari al Poetto: erano sei chilometri di distanza. (r.p.)