Rassegna Stampa

La Nuova Sardegna

Porto canale, tutti al lavoro tra due settimane

Fonte: La Nuova Sardegna
29 agosto 2008

VENERDÌ, 29 AGOSTO 2008

Pagina 1 - Cagliari



Il 13 settembre riprende l’attività a pieno ritmo I sindacati: «Ora ci vogliono le infrastrutture»






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CAGLIARI. I più severi erano stati i sindacati. Ma l’altro ieri sono stati i più entusiasti. Sul porto canale hanno intascato la fine della cassa integrazione, con in più la possibilità di nuove assunzioni: si parla di ottanta persone nei prossimi sei mesi.
Plauso anche a Roma, dove il ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, Altero Matteoli, ha avuto un incontro con i responsabili del Gruppo Hapag-Lloyd, che opererà nello scalo industriale in accordo con il gruppo Contship Italia, che possiede la maggioranza del terminal Cict (che gestisce il porto canale). «Dal 13 settembre - ha affermato il ministro - si riavvia l’attività commerciale del Porto canale di Cagliari che può tornare così ad essere strategico nel Mediterraneo».
In pratica, «si tratta - ha spiegato il ministro - di far ripartire una macchina che per lungo tempo si era inceppata ed era rimasta ferma. Grazie all’accordo che abbiamo promosso e sollecitato, torneranno nel porto di Cagliari le navi mediterranee e oceaniche». Dopo l’intesa sancita l’altro ieri coi sette nuovi operatori, è prevista una movimentazione dai seicento agli ottocentomila containers. Fine della crisi, quindi. «Saranno immediatamente richiamati al lavoro i 205 operatori in cassa integrazione e altri 500 saranno impiegati nell’indotto - ha precisato il responsabile delle Infrastrutture e tasporti - e di fronte alla prospettiva di un ulteriore incremento degli scambi, sarà possibile aumentare ancora le possibilità di sviluppo e di lavoro. Questo accordo è il segnale della rinnovata credibilità che la nostra portualità può esercitare per sviluppare il settore e dare un contributo all’economia del Paese».
Nello scalo di Cagliari opereranno le sei più grandi compagnie del transhipment mondiale. Vi saranno, poi, sessanta linee per navi feeder, le «piccole» che caricano i container arrivati coi mega traghetti che ne trasportano migliaia, per poi portarli nelle singole località interessate.
Cagliari sarà anche collegata con settanta porti internazionali (le cifre ufficiali parlano di sessantadue) fra cui quelli della Cina, Giappone, Malesia, Brasile, Taiwan, Norvegia e Corea. Il che significa che i trecentomila ettari di piazzali a ridosso di banchina, l’autentica ricchezza del porto canale cagliaritano, già in autunno inizieranno ad essere invasi dai contenitori.
«La cosa importante - ha spiegato Enzo Costa, responsabile della Camera del lavoro di Cagliari - è che ora vi saranno più clienti. In precedenza la crisi del porto era nata proprio dal fatto che la P&O, che forniva le navi feeder, una volta assorbita dal Maersk, non ha potuto più svolgere questa attività. E così da settecentomila containers si è passati a zero». Nella attività di trashipment, che consiste nel trasferimento dei containers dalle mega navi alle feeder, è sempre molto pericoloso avere un unico cliente, a meno che questo non sia anche il gestore del porto. A questo punto il sindacato, ha precisato Costa, «fa un ragionamento: da una parte abbiamo il privato che ha fatto la sua parte, credendo in questa impresa; dall’altra occorre ora un intervento del pubblico per potenziare le infrastrutture». L’altro ieri il presidente della Regione Renato Soru ha parlato anche di un allargamento dell’esportazione locale e auspicato il passaggio dai quindicimila containers esportati oggi ogni anno, a centomila. «Ma tutto questo - ha continuato Costa - può essere fatto, ma è necessario un centro intermodale che permetta un collegamento col porto. Poi bisogna attivare la zona franca e intervenire sulla seconda banchina del porto».
Giudizio più che lusinghiero anche da parte di Fabrizio Carta, segretario Cisl di Cagliari: «Sono stati siglati contratti di grande importanza con operatori di rilevanza mondiale ed evitando la monocommittenza». Ora il lavoro «ci sarà per i lavoratori diretti, ma anche per quelli della Iterc e della Compagnia portuale e, in prospettiva, per altri lavoratori ancora». Insomma «si riapre una fase di possibili nuovi sviluppi del porto cagliaritano: un’occasione di rilancio per l’intero sistema portuale sardo». In prospettiva, però, «occorre lavorare tutti insieme (istituzioni, forze sociali e politiche) per costruire intorno al porto container un sistema definito, in modo da poterci lavorare le merci, infrastrutturare con l’intermodalità e con uno snodo ferroviario il retroporto e attuare politiche di sviluppo per incrementare l’occupazione». (r.p.)