Rassegna Stampa

La Nuova Sardegna

Il nuovo carcere è già a rischio flop

Fonte: La Nuova Sardegna
13 agosto 2010



Spazi ridottissimi e finestre grandi come le vecchie bocche di lupo



L’ALLARME Interrogativi mentre i lavori a Uta proseguono: «Clima insalubre, lì dentro sarà difficile vivere»

ANTONELLO DEIDDA

CAGLIARI. Uta, abbiamo un problema. Anzi due. La nascita del nuovo carcere, quello che manderà in pensione Buoncammino, presenta qualche intoppo. Problema di strutture, che ad oggi non sarebbero adeguate ad accogliere la popolazione carceraria, agenti e detenuti.
Ma c’è anche un problema di tempi, che a questo punto slitterebbero rispetto al giugno del 2011, indicata (una speranza?) come data di fine lavori.
L’allarme è scattato dopo la visita di routine che è stata effettuata nei giorni scorsi dalla commissione interna del carcere che deve monitorare lo stato di avanzamento del cantiere aperto nella piana di Uta, a due passi da Macchiareddu. Dubbi e interrogativi erano nati in realtà molto prima che iniziassero i lavori, quando si era parlato del trasferimento e del cambio d’uso di Buoncammino, il vecchio carcere che domina uno dei panorami più belli di Cagliari. Più di uno aveva sottolineato la posizione del nuovo carcere non era delle migliori e che forse sarebbe stata necessaria una ricerca un poco più accurata. Era (ed è) evidente però che la scelta era caduta su un terreno che rispondeva innanzitutto ad una esigenza: risparmiare. I terreni costavano poco e l’amministrazione carceraria, attraverso una serie di accordi con gli enti locali, aveva dato alla fine il suo benestare per l’avvio dei cantieri. Oggi dubbi e interrogativi si sono amplificati, tanto da far ricredere su Uta come soluzione migliore per il nuovo carcere. Anche perchè poi il risparmio - stabilito che in città e dintorni non esistevano spazi per ospitare struttura adeguate ad una popolazione carceraria vicina alle mille unità - è diventata le regola. Da radio carcere arrivano voci che non lasciano presagire nulla di buono: «È un posto insalubre, dove sarà difficilew lavorare. Un esempio? I fumi che arrivano da una vicina fabbrica sono pestilenziali e gli agenti avranno di sicuro difficoltà nei turni quotidiani. E i denenuti? Anche loro soffriranno, ma nessuno ci ha pensato, quasi che non esistesse il dovere di garantire la loro dignità». Il cantiere va avanti come se nulla fosse ma esiste - a detta della commissione - un evidente problema di spazi: forse non nelle celle che dovranno ospitare i detenuti. «Non staranno sicuramente peggio che a Buocamnmino, quattro metri per quattro, sedici metri quadri». L’allarme riguarda le stanze e le sale dove dovranno lavorare gli agenti di polizia penitenziaria. Sembra - ma la realtà è sotto gli occhi di chi ha visto il cantiere - che si è cercato di risparmiare sugli infissi e che le finestre avranno un’apertura di una cinquantina di centimetri. Una specie di fessura, tanto che qualcuno - senza fare tanta ironia - ha pensato alle vecchie bocche di lupo: «Si è fatta una giusta battaglia di civiltà per evitare che la luce a Buoncammino filtrasse da feritoie strettissime e a Uta rischiamo di trovarci punto e a capo». Quanto al settore destinato a direttore e funzionari, non ci saranno stanze a sufficenza ad accogliere tutti. E a proposito di soldi risparmiati: «L’amministrazione che trasferimento di uffico degli agenti costerà una fortuna?».
Insomma, Uta rischia di nascere nell’emergenza e se in corso d’opera non sarà trovata qualche soluzione, è serio il rischio di un carcere nuovo ma con i vecchi problemi. E si affaccia il problema dei tempi. Il direttore di Buoncammni Pala ha fatto una previsione: «Fine lavori giugno 2011; collaudo e poi a inizio 2012, il trasferimento». «Ottimistico, troppo», ricorda radio carcere. Ovvero, per chiudere il cantiere se ne riparlerà a fine 2012 e poi nel 2013 si potrà pensare al trasferimento. Altri tre anni di inferno a Buoncammino. Sai che bella prospettiva.