Rassegna Stampa

L'Unione Sarda

«L'Anfiteatro è nostro, ecco le prove»

Fonte: L'Unione Sarda
7 maggio 2010

Dopo le rivendicazioni sulla proprietà da parte della Soprintendenza archeologica, il Comune cita gli atti ufficiali

Floris pronto al dialogo: i concerti non sono a rischio

La Soprintendenza: «Nessuna dichiarazione di guerra sull'Anfiteatro, solo la volontà di dialogare per fare chiarezza sui problemi irrisolti che hanno risvolti amministrativi, legali e patrimoniali».
La Soprintendenza chiarisce: «Nessuna dichiarazione di guerra sull'Anfiteatro romano, solo la volontà di dialogare per fare chiarezza su molti problemi irrisolti che hanno risvolti amministrativi, legali e patrimoniali impossibili da liquidare con una risata».
Certo, la lettera inviata da Marco Minoja al Comune, alla direzione generale dei Beni culturali e alla direzione generale delle Antichità ha fatto saltare sulla sedia sindaco e assessori. Per il metodo, innanzitutto («certe rivendicazioni non si fanno a mezzo stampa», ha detto a caldo Emilio Floris) ma soprattutto per la rivendicazione della proprietà del sito e per l'ipotesi di valutazione di danni erariali per la «mancata corresponsione dei canoni d'uso». Il soprintendente ai Beni archeologici è sicuro che l'Anfiteatro appartiene al ministero della Pubblica istruzione in forza di un atto del 19 novembre del 1962. Per l'assessore al Patrimonio Patrizio Mulas lo stesso documento dimostra il contrario. Nel dubbio Giorgio Pellegrini, assessore alla Cultura, ha annunciato che passerà il quesito all'ufficio legale, che ieri non risultava ancora investito del problema.
SÌ AI CONCERTI Ma sono anche le possibili conseguenze immediate della controversia a preoccupare. Una su tutte: visto che la Soprintendenza ritiene di aver diritto a dare l'assenso (o meno) alle manifestazioni previste, la stagione dei concerti annunciata qualche settimana fa è a rischio? Piazza Indipendenza dirà sì agli spettacoli o non li autorizzerà? Massimo Palmas, numero uno di Sardegna concerti, per quanto conosca la polemica da dieci anni qualche preoccupazione ce l'ha: «Ci auguriamo che a maggio non si cancellino iniziative pianificate da tempo: salterebbe la stagione concertistica, sarebbe un colpo per l'immagine della città e si creerebbero gravissimi danni per gli operatori». Mulas lo rassicura: «Il bene è nostro e tutto andrà avanti come pianificato».
Il sindaco è ancora più esplicito: «Ci incontreremo la settimana prossima e chiariremo. In passato non c'è stato dialogo», sostiene Floris, «ora mi fa piacere che si voglia discutere per decidere assieme il futuro di quella zona della città, e non solo. Ma sia chiaro: il futuro non è la prossima stagione dei concerti, che non si discute, ma ciò che accadrà nei prossimi anni». Dunque, per stare al programma di Sardegna concerti, non salteranno i live di Valerio Scanu il 4 giugno, quelli di Elisa il 22 luglio, di Dalla e De Gregori il 20 agosto, di Mario Biondi il 27, di Alessandra Amoroso il 3 settembre e di Elio e le Storie Tese il 24.
L'INCIDENTE Incidente chiuso? Di sicuro Floris preferisce sottrarre la vicenda al clamore mediatico e riportarla sui tavoli istituzionali. Esattamente ciò che vuole Minoja: far lavorare gli uffici e poi incontrarsi lontano da microfoni e taccuini. Per questo ieri il soprintendente ha preferito abbassare i toni, confermando, tuttavia, tutti i contenuti della lettera «che non abbiamo dato noi alla stampa». «La Soprintendenza ha invitato il Comune ad una valutazione congiunta dei molti aspetti irrisolti nella questione delle strutture amovibili dell'Anfiteatro romano, da tempo trasformatesi in strutture permanenti contro le previsioni originali. Gli altri problemi»; ribadisce Minoja, «riguardano le incertezze sulle proprietà e le mancate autorizzazioni per gli spettacoli».
LA PROPRIETÀ Sulla titolarità del bene, l'assessorato comunale al Patrimonio cita la legge 2060 del 18 dicembre 1864 (la stessa citata da Minoja) in base alla quale il Comune cedeva al demanio la penisola di Sant'Elia per 149,4 lire. In cambio il Comune ha ricevuto una serie di beni. «Da un documento», sostiene Mulas, «risulta che loro ci hanno ceduto il “Chiuso di Santu Pardu” ad Assemini (che faceva parte di Cagliari) per 12,5 lire, da un altro che sono passati alla nostra proprietà anche un'altra serie di beni tra cui l'Anfiteatro. Se così non fosse, non sarebbe credibile che a fronte di un bene da noi ceduto che valeva 149,4 lire loro ce ne danno solo uno che vale 12,5. Allora saremmo autorizzati a riprenderci la penisola di Sant'Elia e far pagare al Demanio statale i canoni d'affitto di beni militari e altro. Esattamente come loro ipotizzano un danno erariale per l'uso dell'Anfiteatro da parte nostra». Per inciso l'arena, nell'inventario dei beni patrimoniali del Comune, ha un valore stimato di 3 milioni.
L'impressione, considerate le posizioni storiche delle parti, è che sia necessario mediare tra le esigenze di tutela e quelle di valorizzazione e utilizzo del bene. E che solo su queste basi sia possibile un accordo.
FABIO MANCA

07/05/2010

La ricostruzione
Le tribune da 6,5 miliardi di lire e un contenzioso lungo dieci anni


Tra le questioni sollevate dalla Soprintendenza ai beni archeologici, quella delle tribune è senza dubbio tra le più controverse. Montate nel 2000 per il Giubileo, costarono 6,5 miliardi di lire e sostituirono le strutture amovibili che il Comune aveva montato (e smontato con una spesa di 900 mila euro all'anno) nei quattro anni precedenti.
Secondo la Soprintendenza, l'autorizzazione regionale del 23 novembre del 1998 era subordinata allo smontaggio delle opere. Non secondo il Comune che ha sempre sostenuto che a dover essere smontati, ma solo d'inverno, erano il palco e la platea, non le tribune lignee. «Del resto», sostenne l'avvocato Ovidio Marras che tutelava gli interessi del Comune quando il sindaco era Mariano Delogu, «i finanziamenti ottenuti non potevano essere subordinati allo smontaggio delle tribune».
Incassato il no del sindaco e del Consiglio comunale, nell'ottobre del 2000 la Soprintendenza intimò di smontare le tribune. Il Comune si oppose con un ricorso al Tar. Nel 2002, Giunta Floris, ci fu una mediazione: sospendiamo le ostilità e ci impegniamo a smontare le tribune a fine estate 2004, promise il Comune.
Il tempo di realizzare uno spazio grandi eventi alternativo, a Sant'Elia. Tutto questo, per ragioni politiche e amministrativo-burocratiche, non è mai accaduto. E da allora tutto è provvisorio, tranne le polemiche alla vigilia di ogni stagione concertistica. Tanto che il dialogo tra Comune e Soprintendenza si è interrotto pert lasciare spazio a comunicazioni formali.
Minoja, giovane dirigente ministeriale a Cagliari da qualche mese, ha deciso di riprendere in mano la partita. (f.ma.)

07/05/2010