Rassegna Stampa

La Nuova Sardegna

Villanova e Stampace teatro della pietà popolare

Fonte: La Nuova Sardegna
2 aprile 2010

VENERDÌ, 02 APRILE 2010

Pagina 2 - Cagliari



La grande partecipazione della gente alle processioni, il simbolismo del calvario e della resurrezione




MARIO GIRAU

CAGLIARI. È il giorno delle processioni del Cristo morto e delle “viae crucis”. Con rara sincronia in tutte le chiese parrocchiali nel pomeriggio di oggi si medita il brano del Vangelo che racconta interamente la Passione: l’ultima cena, il tradimento di Giuda, l’agonia nel monte degli Ulivi, l’arresto di Cristo, il rinnegamento di Pietro, il processo davanti a Erode e Pilato, la liberazione di Barabba, e le ultime ore sulla croce finchè “il velo del tempio si squarciò”. Anche i suggestivi cortei che accompagnano il Crocifisso in cattedrale e nella chiesa di san Lucifero sono una via di mezzo tra il lamento sul Cristo morto e il cammino verso il Calvario. La Chiesa riesce, soprattutto in occasione della Pasqua, a far convivere liturgia ufficiale e pietà popolare. «Il popolo sardo - ha scritto qualche anno fa il Concilio Plenario regionale - è sempre stato un popolo con una religiosità innata, intimamente e quasi pudicamente vissuta a livello personale, eppure manifestata ed espressa in forme artistiche e corali di grande e fervente celebrazione».
In forza di questa religiosità innata, nei giorni del triduo pasquale nel capoluogo convivono due città: quella commerciale, burocratica, ordinaria che celebra i suoi riti quotidiani, e quella religiosa che in questi giorni si immerge, quasi in contemporanea, nelle liturgie pasquali.
Ieri pomeriggio chiese affollate per la messa «in coena Domini». Ogni parroco - Papa nella propria parrocchia - ha riunito confratelli e fedeli nel ricordo dell’istituzione dell’Eucarestia e del primo sacerdozio. Una celebrazione immediatamente seguita da una veglia, in qualche caso anche fino a mezzanotte, di adorazione davanti all’altare della reposizione. Contrariamente alle funzioni religiose prenatalizie distratte dall’abbuffata consumistica, il triduo pasquale riesce ancora a concentrare nelle sue solenni liturgie senso e significato di una quaresima, sempre meno percettibile, e a proiettare i fedeli in un’atmosfera di dolore che fa meditare. In tre giorni scorrono davanti ai fedeli i fatti salienti del mistero pasquale. Le pastorellerie natalizie spariscono di fronte ai fondamenti della rivelazione proposti e vissuti nei tre giorni pasquali.
Ieri la proposizione del mistero della fede - Cristo che si fa pane per l’eternità - oggi il cammino verso il calvario. Un evento che nelle chiese stasera si celebra con l’adorazione della croce e la preghiera universale per la conversione del mondo, nelle strade con la via crucis, a Villanova e Stampace con le processioni del Cristo morto.