Rassegna Stampa

L'Unione Sarda

Un giocatore lo vedi dal sistema nervoso

Fonte: L'Unione Sarda
11 marzo 2010

Questo è l'ultimo articolo scritto da Soro: lo aveva inviato una settimana fa per la pagina dei commenti

Cenzo Soro, da alcuni anni, collaborava con L'Unione Sarda, e i suoi articoli venivano pubblicati nella pagina dei commenti. Una settimana fa ci è arrivato questo pezzo: oggi lo pubblichiamo per ricordare ai lettori la sua lucidità e la sua passione per lo sport.

Quante volte ci è capitato di vedere una gara di pallacanestro con una squadra avanti di 10-15 punti e ritenere di aver già vinto una contesa sino allora combattuta con ardore. Invece l'avversario con un cipiglio di caparbietà oltre misura riuscire a ribaltare il risultato e tagliare prima il traguardo.
Ma non solo nella disciplina sportiva della pallacanestro. Indagando anche in quella del gioco del calcio, cose di questo genere avvengono inaspettatamente. Vi fanno fede, se ce ne fosse bisogno, le gare del Cagliari contro il Napoli e la Roma, che sembrava avessero vinto e invece la nostra amata compagine, allenata da un personaggio che si sta affermando in un'attività sportiva seguita da milioni di spettatori, è riuscita a non perdere quando tutti ormai erano rassegnati alla sconfitta. E che dire dell'Inter che perde e quasi alla fine della gara con il Siena per vincere invece con la prodezza dei suoi giocatori?
Ebbene, sin dal 1931 allo stadio Filadelfia di Torino, un certo Renato Cesarini, oriundo argentino nato nel 1906, mezzala destra della Juventus, nella famosa gara Italia-Ungheria segnò al novantesimo minuto la rete della vittoria. I giornalisti da quel momento etichettarono tali avvenimenti "zona Cesarini".
Lo conobbi quando la Juventus mi chiamò per stare un periodo di tempo con il suo gruppo, quello dei cinque scudetti uno dopo l'altro. Purtroppo una patologia denominata "lussazione scapolo-omerale" che artigianalmente veniva momentaneamente risolta mettendo un piede sotto l'ascella e tirando con forza rapida l'arto in modo che la testa dell'omero venisse riposta nella cavità glenoidea, non mi permise di continuare l'avventura così meravigliosa. Avrei dovuto sottopormi a un intervento chirurgico chiamato "il chiodo di Delitala" che non volli fare.
Renato era un tipo bizzarro ma simpatico allo stesso tempo. Terminati gli allenamenti si divertiva a sparare sulle allodole richiamate da uno specchietto situato nel campo nonostante i rimproveri della dirigenza. Insomma era il Cassano di quel tempo. Ma ritornando alle curve di gratificazione, secondo alcuni scienziati dipenderebbero dal fatto che una compagine sino ad un istante dalla fine della gara, bella, pimpante, sicura di se stessa perché sta vincendo ed è sicura del successo, tira i remi in barca, come si suol dire. Il sistema nervoso non tiene in azione anche inconsciamente i miliardi di neuroni, perde così la concentrazione permettendo all'avversario di raggiungerla ed anche talvolta di superarla.
Ecco perché il lavoro dell'allenatore non deve essere circoscritto al ripasso dei fondamentali messi da parte dal globale, alla tecnica, tattica e via dicendo, deve riguardare pure l'aspetto del richiamato sistema nervoso al fine di tenere sempre uniti il fisico e la mente.
CENZO SORO

11/03/2010