Reportage

Alla scoperta della storia e dei tesori del luogo simbolo del potere cittadino.
La sala del Sindaco
La sala del Sindaco

La sala del Sindaco

E’ una sala preziosa, opulenta. Lo sguardo corre immediatamente alla parete sinistra, poiché è interamente coperta dal magnifico arazzo Spierink, alto quattro metri e mezzo e largo sette.
Si tratta di una realizzazione di scuola fiamminga, probabilmente datata fine ‘500, difatti il suo autore, colui che da’ il nome all’arazzo e che lo firma (ma alla latina, come si usava all’epoca: Francesco Spiringius) era un noto maestro arazziere olandese, di Bruxelles per la precisione.

Ma è piuttosto curiosa la vicenda che permise alla splendida manifattura, intessuta in lana e seta, di approdare a Cagliari e, quindi, alla Sala del Sindaco del Municipio.
Il tutto parte dalla regina Cristina di Svezia, la quale, convertitasi al cattolicesimo e trasferitasi a Roma da Stoccolma, vi fece costruire una ricca dimora che arredò nella maniera più raffinata possibile, provvedendo a procurarsi anche degli arazzi pregiati tra i quali alcuni realizzati proprio da Spierink.
Ora, si narra che proprio l’opera che oggi decora la Sala del Sindaco, trasportata presumibilmente su una delle navi ammiraglie della flotta spagnola, fece naufragio a largo delle coste sarde, e così, fortunosamente, di passaggio in passaggio giunse nel Palazzo Civico. Ridotta in pezzi e poi abilmente restaurata, di quest'opera di alta manifattura, in realtà, si ignorano le reali peripezie, ma questa vicenda, forse un pochino romanzata, val davvero la pena di essere tramandata così com'è. Il soggetto dell’arazzo è il trionfo di un condottiero romano, che potrebbe essere Giulio Cesare come Scipione l’Africano.

Sulla parete di fronte si impone alla vista una grande tela di Giovanni Marghinotti, che raffigura un omaggio dell’isola a re Carlo Felice di Savoia, il quale fece realizzare la prima vera arteria stradale che collegasse il sud con il nord della Sardegna e che, infatti porta il suo nome ( va aggiunto, ad onor del vero, che egli si basò sull’antica strada romana ).

Per quanto riguarda gli arredi, da segnalare una antica (XIV sec.) scrivania, di scuola sarda, arricchita dalle raffigurazioni degli arcangeli Michele e Raffaele, sormontata da un crocifisso di scuola umbra. Un altro grande tavolo troneggia nella sala, opera di due artigiani di Marsiglia chiamati Bon e Valentin, decorata con la tecnica detta marqueterie (intarsio), mentre il servizio da scrittoio, in argento, è del XVII sec. e vi sono raffigurati gli stemmi della Cagliari aragonese.

Ancora, in una bacheca, sono custodite le mazze comunali, in argento di manifattura sarda del 1500, e la chiave della città, in cui sono incisi i nomi di alcuni sovrani sabaudi, il toson d’oro (ovvero l’insegna del Sindaco) e la penna d’oro che vergò la firma di Umberto di Savoia sulla pergamena che sanciva la posa della prima pietra del nuovo Municipio. A proposito del Toson d'oro, questo importante simbolo del potere è indissolubilmente legato alla sagra di Sant'Efisio e ha una storia interessante. Vediamo meglio.

Si tratta di una grande medaglia rotonda, d'oro, appesa ad una catena pure d'oro, nel quale, in origine, era incisa una doppia effigie differente da quella attuale e simbolo dell'Ordine Cavalleresco che venne fondato nel 1600 per difendere il Cristianesimo. Durante il dominio spagnolo sull'isola, i sovrani d'Aragona decisero di assegnare questa medaglia alla città di Cagliari, come “premio” per la grande fedeltà alla Corona da sempre dimostrata, strappando così il primato alla rivale di sempre: Sassari. Alla fine, però, furono i Savoia, per la precisione re Vittorio Amedeo II, a modificare l'immagine del toson d'oro facendovi incidere i simboli di Cagliari e del Regno Sardo - le Torri e la croce Sabauda - e a farne formalmente dono alla città nel 1679.

Durante la processione di Sant'Efisio, che si celebra ogni I Maggio e che rievoca il voto fatto dalla città al santo che l'aveva liberata dalla peste, ad accompagnare il cocchio che trasporta la statua è sempre presente una figura fondamentale: l'Alter Nos, abbigliato con frac e cilindro e accompagnato da due mazzieri (che portano le mazze comunali in argento, anch'esse custodite nella sala del sindaco, come abbiamo visto) in costume seicentesco. Egli, in origine, sostituiva il Vicerè mentre ora fa le veci del sindaco per tutti e quattro i giorni della sagra. E' proprio l'Alter Nos che indossa il toson d'oro, in quanto rappresentante della municipalità cittadina.

Sulle pareti ancora tre tele da segnalare: due provengono da un retablo cinquecentesco e raffigurano sant’Eulalia e sant’Andrea, la terza rappresenta l’Immacolata Concezione e risale al 1700. E’ presente anche una stampa tedesca che riprende un’istantanea della Sardegna cinquecentesca.
Infine, a completare l’arredamento della sala, due busti in bronzo che raffigurano Carlo Felice e il col. Carlo Boyl, opera dell'artista Carlo Palazzi.