Rassegna Stampa

Vistanet Cagliari

Verdi, Dante, Giovanni Bovio e Giordano Bruno: dove sono i busti che abbellivano Cagliari?

Fonte: Vistanet Cagliari
31 maggio 2022

Verdi, Dante, Giovanni Bovio e Giordano Bruno: dove sono i busti che abbellivano Cagliari?


Il busto di Dante quando si trovava in piazzetta Dettori.
Statue, busti e luoghi dimenticati in città.


Giuseppe Verdi, Dante Alighieri, Giovanni Bovio e Giordano Bruno: dove sono ora i busti che abbellivano le vie e le piazze di Cagliari?

Cagliari non ha tante statue e busti ottocenteschi nelle sue piazze. Quando arrivarono i Piemontesi rifecero la città dal punto di vista urbanistico, distrussero in parte la logica architettonica e urbanistica medievale, applicarono le concezioni stilistiche francesi ma non poterono abbellire tanto piazze e luoghi perché le finanze scarseggiavano. Ma nel corso del periodo sabaudo e più avanti durante il Regno d’Italia, logica continuazione del primo periodo piemontese (per la Sardegna) qualche statua fu allestita. Famosa e discussa (tuttora) quella di Carlo Felice in piazza Yenne, meno famosi (e più bistrattati) i busti di Verdi, Bovio, Dante e Bruno. Qui ripercorriamo la storia e le vicissitudini di queste opere, partendo da quella del musicista emiliano.

Nel 1901 Cagliari era una città viva, in grande sviluppo, sensibile e attiva e soprattutto con una grande cultura musicale. Venne colpita dalla morte di Verdi: a tal punto che un gruppo di cittadini finanziò la costruzione di un’opera per celebrarlo. Alta circa 120 centimetri, la scultura forgiata dallo scultore cagliaritano Pippo Boero ritrae il Maestro a mezzo busto, austero e pensoso nel volto, incorniciato dall’inconfondibile barba e da un cappello a tese larghe. Collocata su un alto e sobrio pilastro in pietra di Serrenti, recante semplicemente il nome e la data di morte, la figura è adornata da una lira e da rami di quercia e alloro, simboleggianti rispettivamente l’arte della Musica e la perizia dell’autore di composizioni ineguagliabili quali l’Aida ed il Nabucco. Due appunti: nel 1943 durante i bombardamenti il pilastro e la data della morte furono in parte rovinati. Ma il restauro fece danni anche peggiori: al posto della vecchia data, venne sistemata in modo grossolano e superficiale una data sbagliata: 1911. Quella data è ancora lì. Secondo appunto: il busto si trova in piazza Matteotti, la porta della città, tuttora degradata e mai più valorizzata. Un altro sfregio a Verdi da parte della città.

 

Il busto di Verdi in piazza Matteotti con la scritta sbagliata.

Un altro busto, quello di Dante, il sommo poeta. Dov’è il busto che il 24 luglio 1913 venne inaugurato (“offerto Al Divino Poeta da Gli studenti liceali 1912-1913”, come recava la scritta nel basamento) in piazzetta Dettori davanti a quello che allora era il liceo Classico Dettori?

Nel 1912, su iniziativa dell’insigne italianista Liborio Azzolina, docente del Liceo, era stata fatta una sottoscrizione tra gli alunni per onorare il grande poeta, integrata poi da una donazione del Comune di Cagliari che permise la realizzazione del monumento.

In realtà la qualità del busto non era eccezionale tanto da far dire alle male lingue che fosse l’esatta conseguenza dell’esiguo contributo e dello scarso valore dell’autore. Era stato incaricato lo scultore Ernesto Bozzano, toscano, già autore del busto di Giordano Bruno, inaugurato qualche mese prima e oggi conservato nella facoltà di Lettere dell’Ateneo cagliaritano, anche questo dopo varie peripezie. L’artista, ispirandosi alla tradizionale iconografia dantesca,  l’aveva raffigurato con il consueto fiero cipiglio, provocando commenti poco benevoli.



… È il busto di Dante quello che ieri salutammo, o il busto di un rachitico? Sono quelle tozze e grossolane mani, che scrissero le delicate terzine del Paradiso? Quel cipiglio melodrammatico, quel volto cartapestaceo avrebbe avuto accoglienza nei castelli del Casentino di Lunigiana e di Romagna?… Così riportavano le cronache del tempo, abbastanza contrariate (per usare un eufemismo).

Il busto marmoreo di Dante era poggiato su un piedistallo in marmo di Pietrasanta, sopra due gradini di pietra sarda di Serrenti.