Rassegna Stampa

Vistanet Cagliari

Fase 2, Solinas frena: «Serve cautela, rischiamo di portare indietro le lancette dell’epidemia»

Fonte: Vistanet Cagliari
22 aprile 2020

Fase 2, Solinas frena: «Serve cautela, rischiamo di portare indietro le lancette dell’epidemia»

foto La Braciera
Dopo le affermazioni dell'Osservatorio sulla sanità regionale che prevede che la Sardegna sia tra le regioni che tra il 29 e il 30 aprile registrerà zero contagi, Solinas frena gli entusiasmi e chiarisce che non c'è nessuna intenzione di anticipare la riapertura, non parla di date, nemmeno di quella fatidica del 4 maggio

  
Walter Ricciardi coordinatore dell’Osservatorio nazionale sulla salute nelle regioni italiane ha affermato che Umbria, Basilicata, Molise e Sardegna secondo calcoli statistici sarebbero state le regioni a raggiungere per prime l’obiettivo “Zero contagi” per la precisione l’Isola secondo questo studio, dovrebbe non registrare neanche un contagio già dal 29 aprile.

Dopo la diffusione della notizia in tanti hanno sperato che la Sardegna potesse cominciare a riaprire qualche attività prima del 4 maggio e magari consentire un po’ di libertà di movimento ai cittadini. Ma il Governatore anche sulla base di quanto sostengono gli esperti del Comitato tecnico scientifico istituito dalla Regione, ha subito frenato su questa ipotesi, d’altra parte è stata presa in quest’ottica la decisione, dei giorni scorsi di non recepire nelle proprie ordinanze la riapertura di librerie, cartolerie e negozi di abbigliamento per bambini, stabilita da Conte nell’ultimo Dpcm.

«Occorrere leggere fino in fondo la relazione di Ricciardi – ha spiegato Solinas – dice che sarebbe un grave errore pensare di anticipare, perché significherebbe cancellare tutti i sacrifici fatti. Serve uno studio attento e mirato che ci consenta di aprire in sicurezza senza ondate di ritorno. Sappiamo che in Corea e Cina è di nuovo allarme, oggi i sardi dopo settimane di lockdown sono stanchi e lo capiamo, ma quello che facciamo serve a garantire la salute di tutti noi. Il comitato scientifico è dell’opinione che da come gestiremo questa fase di snodo dipenderà il nostro futuro».



Il Governatore ha ripetuto più volte che la riapertura sarà progressiva, graduale e prudente e che l’esigenza primaria resta la tutela della salute. «La proiezione del modello dell’Osservatorio è strettamente connessa al mantenimento delle misure di contenimento. Anticipando la riapertura sull’onda emotiva, senza la dovuta prudenza – prosegue Solinas – si riporterebbero indietro le lancette dell’epidemia e questa è l’ultima cosa che vogliamo, stiamo lavorando per individuare un percorso di riapertura con estrema cautela».

Il Governatore non ha fatto cenno a date e nemmeno nessun riferimento alla fatidica data del 4 maggio, non solo. Ha anche puntualizzato che bisogna accertarsi che i privati siano in grado di approvvigionarsi dei dispositivi necessari «Servono i dispositivi non solo per gli operatori e per tutti i lavorato pubblici, ma dobbiamo accertarci che anche le attività del settore privato siano in grado di approvvigionarsi dei dispositivi di protezione. Siamo ancora nella fase di studio in cui ci si deve assicurare settore per settore, categoria per categoria che le attività produttive siano in grado di limitare e controllare gli accessi delle persone. Prima di qualsiasi riapertura dobbiamo essere sicuri di garantire standard di sicurezza della salute pubblica altissimi, come stiamo facendo ora».

Stando dunque alle affermazioni del Governatore, sebbene la Sardegna sia tra le regioni che possono contare su un ottimo controllo della diffusione dei contagi, al momento non ci sono le condizioni per una ripartenza sicura. Il 26 aprile scadrà l’ordinanza con la quale Solinas confermava le misure di contenimento più restrittive rispetto a quelle di Conte, e difficilmente ci sarà un allentamento o una riapertura prima del 4 maggio. I Governatori delle regioni non hanno la facoltà di rendere le misure del Governo meno restrittive, ma possono qualora la situazione d’emergenza lo richieda renderle ancora più restrittive. Il nodo dunque sta tutto nel valutare correttamente quanto grave sia la situazione d’emergenza.