Rassegna Stampa

L'Unione Sarda

Metti insieme Rossini e Donizetti L'insolito, e brioso, dittico d'opera

Fonte: L'Unione Sarda
6 maggio 2019

SU IL SIPARIO. In scena sino a domenica 12 maggio al Teatro Lirico di Cagliari

 

“La cambiale di matrimonio” e “Campanello”, farse, sogni, amori 

 

«Moglie in erba, finché io torno, esser destra ti conviene, se qualcuno a batter viene, tu la porta non aprir». Povero don Annibale Pistacchio! Può davvero pensare che quel diavolo di Serafina, con cotanta madre e cotanto amante, potrà mai essergli fedele? Certo che no, e infatti questa deliziosa farsa di Donizetti (suo anche il libretto), che venerdì ha debuttato al Lirico di Cagliari in dittico con “La cambiale di matrimonio” rossiniana, finirà in un tripudio di corna e lazzi. Con buona pace del povero speziale che - va detto - non merita di più, se è pronto a lasciare la sposina, all'indomani delle nozze, per andare ad accaparrarsi un'eredità. E allora, più che l'amore vince il soldo, nel “Campanello” che ieri è tornato a Cagliari dopo 63 anni, per la direzione di Alvise Casellati e la regia di Francesco Calcagnini e Davide Riboli. Gli applausi più calorosi della serata sono stati per Luca Micheletti, che ha dato voce e spirito al personaggio di Enrico. Sì, la simpatica canaglia che per impedire la prima notte di nozze si attacca al campanello dello speziale, travestendosi di volta in volta da damerino francese, cantante che ha perduto la voce e vecchio rompiscatole.
Diavolo di un Donizetti, che con la sua farsa napoletana preannuncia un altro, più celebre babbione, Don Pasquale, e con l'esilarante elenco di farmaci ci fa ripassare Dulcamara. A tenere il passo col giovane baritono, il don Annibale di Vincenzo Taormina. Protagonista apprezzato (con Martina Serra e Claudia Muschio) anche della “Cambiale” rossiniana, dove veste i panni di uno stupido mercante (di moto) attaccato al soldo, tanto da vendere la figlia a un collega americano del Canadà. Finirà male, anzi, benissimo: perché Mister Slook, scoprendo che la mercanzia è ipotecata (pardon, la promessa sposa già impegnata), darà una lezione all'europeo, rinunciando alle nozze e facendo dei due giovani i suoi eredi. Improbabile conclusione, ma vivaddio, Rossini aveva solo 18 anni e il dovere di sognare un mondo migliore.
L'allestimento. Più tradizionale quello del “Campanello”, futurista quello della “Cambiale”. Per la velocità, il turbinio di linee, segni, colori che dominano su tutto. Candele di automobili e pentagrammi, metronomi e conta chilometri, bastimenti, e persino un aeroplano con uno striscione pubblicitario dei “Glomeruli Ruggeri” (innovativo farmacista pesarese primo '900). A Pesaro, del resto, appartiene anche il Museo Benelli che ha prestato una dozzina delle sue splendide moto a questo allestimento prodotto dal Rof col teatro cagliaritano. Un'opera giovane, come giovane era Rossini, e con lui i ragazzi dell'Accademia di Belle Arti di Urbino a cui si devono elementi scenici, video e costumi. Parecchi gli spettatori critici per la rutilante messa in scena della “Cambiale”, peraltro non in sintonia con la direzione di Casellati, assai più apprezzato in Donizetti. Nota di cronaca: tra il pubblico Silvio Fadda, Piero Corda e Bruno Porru, giovani coristi del “Campanello” nell'edizione 1956 al Massimo.
Maria Paola Masala

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