Rassegna Stampa

L'Unione Sarda

Amministratori nel mirino, allarme senza fine

Fonte: L'Unione Sarda
1 febbraio 2019

L'EMERGENZA. Con una media di 50 intimidazioni e attentati all'anno la Sardegna ai vertici della classifica nazionale

 

Escalation di minacce in tutta l'Isola. L'Anci: tanti episodi non denunciati, lo Stato disattento

 

 

Dacché è sindaco di Esporlatu, paese di 400 anime in Goceano, Francesco Furriolu ha contato nove tra attentati e raid vandalici. Nell'elenco ci sono le minacce a suon di bottiglie incendiarie e bombe artigianali arrivate a lui e al vicesindaco, nonché gli spari che hanno spento gli occhi delle telecamere piazzate da poco in tutto il paese, 80 mila euro bruciati sotto una pioggia di pallettoni. «C'è un'organizzazione dentro tutto questo - avvisa -, l'abbiamo detto al prefetto e al questore di Sassari: non può essere il lavoro di una scheggia impazzita. Abbiamo detto pure che noi amministratori siamo un presidio dello Stato e non possiamo essere lasciati soli».
Le scritte al cimitero
Dal Goceano, braciere caldo della Sardegna, alla Marmilla, dalla Barbagia all'Ogliastra, dal Sassarese alla Baronia dove nell'ultima settimana il sindaco di Galtellì Giovanni Santo Porcu ha collezionato due intimidazioni. Con una media di 50 attentati all'anno nell'ultimo biennio e 220 casi registrati tra il 2010 e il 2017, la Sardegna è al primo posto tra le regioni italiane per numero di minacce agli amministratori locali in rapporto alla popolazione: 8,3 intimidazioni ogni 100mila residenti (dati di Avviso Pubblico, l'associazione che promuove la cultura della legalità). Quel che sembra essere un dato nuovo è però un altro: la reiterazione della minaccia, lo stesso obiettivo che viene fatto bersaglio più di una volta in pochi giorni, settimane o mesi. Per esempio Serafino Madau, consigliere comunale di minoranza di Tuili. Ex consigliere, per essere precisi. Dal 2 novembre dello scorso anno al 15 gennaio si è visto recapitare tre messaggi brutti: minacce di morte vergate con la vernice (due volte, prima vicino al cimitero e poi all'ex galoppatoio comunale) e fucilate contro le persiane della camera da letto della sua abitazione. «Messaggi mirati per il lavoro che io e il gruppo di opposizione facevamo in consiglio comunale», racconta Madau. È finita che lui e i tre colleghi della minoranza si sono dimessi. «La verità - dice - è che poche mele marce possono mettere in scacco un'intera comunità».
L'attacco senza fine
È «la mafia», l'interesse di pochi che si fa beffe dell'interesse comune, di cui parla Pino Tilocca, oggi preside delle superiori a Oristano e in un'altra vita - dal 2000 al 2005 - sindaco di Burgos. Lui, questa emergenza che non finisce mai, la conosce bene: ha subìto cinque attentati, in uno dei quali - era il febbraio 2004 - morì il padre Bonifacio, inghiottito dall'esplosione di una bomba piena di spezzoni di ferro ch'era stata piazzata sull'uscio di casa. «È triste vedere che dopo quindici anni nulla è cambiato e che lo Stato si trova ancora una volta impreparato. La verità è che i nostri paesi sono stati abbandonati, non c'è più sicurezza, nessuna vigilanza. E anche in questa campagna elettorale si sta parlando di emergenza migranti quando invece è questa l'emergenza vera».
Denunce non presentate
Lo scorso dicembre, dopo gli attentati a Burgos e a Esporlatu, il presidente dell'Anci Emiliano Deiana scrisse al ministro dell'Interno per chiedere, «un autorevole e risolutivo intervento affinché in tutta la Sardegna vengano rafforzati i presìdi dello Stato per garantire maggiore sicurezza ai cittadini onesti e agli amministratori locali». In tanti, troppi paesi manca pure la caserma dei carabinieri. Era stata la richiesta fatta a Marco Minniti, ministro del governo Gentiloni, ripetuta a Matteo Salvini. «Ma quel che constatiamo - sottolinea il presidente dell'Anci - è la sostanziale continuità della disattenzione del ministero degli Interni riguardo le nostre richieste». Peccato, perché il male è più radicato di quel che appare. «Mi preoccupa la miriade di fatti che non vengono denunciati».
Piera Serusi

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