Rassegna Stampa

L'Unione Sarda

Alberi e potature, scatta la tolleranza zero Il coordinamento per la tutela del verde contro il Comu

Fonte: L'Unione Sarda
4 dicembre 2018

LA POLEMICA.

La gestione delle piante torna al centro delle proteste: cresce il fronte per la salvaguardia ambientale

Alberi e potature, scatta la tolleranza zero Il coordinamento per la tutela del verde contro il Comune: «Basta agire con leggerezza» 

La chioma si riduce e la polemica si infittisce. All'ombra degli alberi le discussioni fioriscono, in ogni stagione: potatura sì, potatura no? Vedere un tronco spoglio, che ha perso la folta capigliatura, fa male, non solo ai nostalgici. Ma a volte non c'è altra scelta. Se si arriva a radere al suolo un albero significa che non c'era più speranza di tenerlo in vita, in nessun modo. Perché succede? Intervenire con la motosega, tranciando di netto rami e fioritura, a volte è l'unico rimedio ma equivale a cancellare le sue origini, ogni traccia del passato, un po' la storia della città. Il fatto è che ora i cittadini chiedono conto dei danni al verde, di ogni scempio compiuto su un'aiuola, piazze, siepi.
La protesta
A dettare la linea dura verso gli amministratori, al grido di “nessuna tolleranza su giardinieri improvvisati”, è il Conalpa, il coordinamento nazionale alberi e paesaggio costituito di recente anche in Sardegna. A Cagliari gli addetti hanno fatto il loro ingresso ufficiale, presentando al sindaco dieci domande scritte. La risposta dovrebbe arrivare da un momento all'altro, come fanno sapere dagli uffici del Comune che hanno preso in consegna il questionario. «Vorremmo sapere quali interventi sono in programma sulla gestione del verde», incalza la presidente regionale Leila Delle Case, «non si può continuare a lavorare con questa leggerezza e restare inerti di fronte alle ruspe che abbattono dodici pini nel quartiere del Sole. Non vogliamo essere d'ostacolo ma trovare insieme le soluzioni per prevenire altri scempi». Intanto, lanciata la campagna “Se questo è un albero”, Conalpa, cittadini e arboricoltori lavorano per documentare tutti gli interventi errati in città.
I confini
Far convivere con la città e le sue strutture, alberi che per loro natura sono destinati a crescere, come i ficus magnolioides di piazza Matteotti o i ficus retusa di viale Merello, è sempre più difficile. E ogni volta che si decide di intervenire si scontrano due fronti. «Polemica ricorrente», ammette Franco Saba, ex ispettore forestale e dirigente di Legambiente. «Al momento l'unico modo per contenere lo sviluppo delle piante è la potatura: quella drastica non è mai bella da vedersi ed è un intervento che fa soffrire la pianta ma, per esempio, in viale Merello si è dovuto ricorrere a una potatura energica perché gli alberi stavano invadendo le case. Se potessimo tornare indietro probabilmente decideremmo di mettere nei nostri viali altri tipi di piante». Un problema che conosce bene Mario Mariotti, cultore degli alberi e studioso del verde cittadino. «Alle lamentele della popolazione gli amministratori hanno sempre opposto questioni di praticità», sottolinea l'esperto, «se è vero che è difficile ammazzare un ficus con un taglio eccessivo, perché riuscirà sempre a riprendersi, è altrettanto vero che un taglio brutale gli farà perdere per sempre il suo portamento naturale. Il problema è che bisogna fare i conti con la mancanza di soldi. È chiaro che le ragioni dell'affidamento dei lavori di potatura sono diverse da quelle degli alberi che non vorrebbero essere potati, né capitozzati».
Carla Raggio

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