Rassegna Stampa

L'Unione Sarda

Affollate o spettrali, le città di Filia in “Temporary City” al Ghetto A San Michele i “Viaggi” (con

Fonte: L'Unione Sarda
2 novembre 2018

CAMÙ/MUSEI CIVICI.

La proposta di un percorso d'arte nei due Castelli di Cagliari Affollate o spettrali, le città di Filia in “Temporary City” al Ghetto A San Michele i “Viaggi” (con May Mask) dei manichini di Nonnis

«È delle città come dei sogni: tutto l'inimmaginabile può essere sognato ma anche il sogno più inatteso è un rebus che nasconde un desiderio, oppure il suo rovescio, una paura. Le città come i sogni sono costruite di desideri e di paure, anche se il filo del loro discorso è segreto, le loro regole assurde, le prospettive ingannevoli, e ogni cosa ne nasconde un'altra». Basta fermare lo sguardo sulla teoria di soffocanti, vetrificate città o spingerlo poco più in là, su guglie di edifici o su scheletri di palazzi spolpati, feriti a morte da bombe, per sentire l'eco delle “Città Invisibili” di Italo Calvino percorrere l'inestricabile giungla di ceramica, potente espressione del talento di Nicola Filia.
Due anime d'artista
Designer e artista, che nel suo io come nella sua arte fa vivere due anime: l'essere nato a Carbonia, 43 anni fa, dove il cuore della terra è stata la prima fonte di lavoro, e l'aver scelto Olbia-San Pantaleo, Costa Smeralda, per vivere e per indagare l'uomo e il suo complicato, tempestoso rapporto con l'ambiente, lo spazio, l'energia. Quasi un rovescio emotivo. Visibile nella mostra “Temporary City”, in corso al Ghetto di Cagliari fino all'11 novembre, curata dalla direttrice dei Musei Civici di Cagliari Paola Mura e dallo storico dell'arte Efisio Carbone, in collaborazione con il Consorzio Camù.
La perfezione della forma
Bellissimi vasi di ceramica, perfetti nella forma anche quando sono collassati e diventano scultura, riempiono gli occhi del visitatore all'ingresso, per poi accompagnarlo in un cammino di vissuti e di domani: dai ceppi di carbone, esplicita radice familiare, alle architetture di “mattoni” di differenti materiali (marmo, legno e acciaio), ai viaggi nelle città affollate o rese spettrali dalle guerre, fino al piccolo bosco metafisico di alberi bianchi. Un'oasi dell'anima sospesa in un tempo sconosciuto, in cui la presenza di un piccolo edificio rivela la mano dell'uomo. «È una profonda riflessione su come il tempo incide, consuma», osserva Paola Mura. «Il primo nucleo è sempre la terra, elemento biblico capace di resistere ai millenni: il fuoco e il lavoro manuale gli danno eternità». Persino i ruspanti blocchetti di laterizi, smaltati e ripassati al forno, diventano, impreziositi, future cattedrali a ciò che siamo (stati). «Sono un artigiano», confessa questo bravissimo ceramista che ama l'arte e il buon jazz. «Ho prodotto oggetti di design per l'azienda B&B ma ho sempre sentito forte il bisogno di esplorare anche il rapporto uomo, ambiente, energia. Lo faccio con la mia ceramica». Materia con cultori illustri ma oggi poco frequentata, che Nicola Filia ha scoperto per caso nella soffitta di casa e ora domina con grande perizia.
Gli alberi bianchi
Nel bosco di alberi bianchi, nudi, che svettano verso il cielo, filtra luce, una speranza. Dieci anni fa, la prima installazione al Man di Nuoro, alla quale oggi si aggiunge la fila di mattonelle che propongono lo skyline delle nostre metropoli. «Sono bozzetti che diventeranno un giorno fossili, il nostro messaggio per le generazioni future». Che avranno comunque tra le mani oggetti esteticamente belli, cifra della mostra, capace di mitigare il pessimismo su ciò che del mondo non si può salvare.
Viaggi a San Michele
Il Consorzio Camù promuove un altro appuntamento. È con “Viaggi”, la personale di Franco Nonnis, artista di origine desulese, allestita al Castello di San Michele fino al 9 dicembre e curata da May Mask. Manichini industriali di uomini e donne, dipinti con colori acrilici e decorati con tessuti, pizzi e altri materiali, abitano gli spazi del museo e raccontano di partenze per la vita, di separazioni scelte, di aspirazioni di viaggio. Un racconto iniziato tre anni fa, con importanti tappe a Londra e negli aeroporti di Alghero e Cagliari. Dice di noi sardi, dei piccoli paesi che si spopolano, del bisogno di partire per trovare un nuovo orizzonte.
Caterina Pinna