Rassegna Stampa

L'Unione Sarda

La lunga magnifica Sonata di Anna Paolone Zedda

Fonte: L'Unione Sarda
13 luglio 2018

Il ricordo La pianista cagliaritana scomparsa a 101 anni: una vita dedicata alla musica

 

 

« S e sto un giorno senza suonare se ne accorge Dio, se sto due giorni me ne accorgo io, se sto tre giorni se ne accorgono tutti». Rideva, Anna Paolone Zedda, che teneva molto a Dio, a sé stessa e al suo pubblico. Con quella inconfondibile erre rotante, amava dire che il cervello ricorda, le mani no. E per questo bisogna esercitarle tutti i giorni. Lo ha fatto per una vita. Una lunga, felice vita che si è conclusa a 101 anni in un caldo pomeriggio di luglio, nella sua bella casa cagliaritana piena di luce, di bellezza e di musica. Da qualche mese, il suo amato Steinway a coda era insolitamente muto, nel luminoso soggiorno dominato da un quadro di uno dei tantissimi allievi, Luca Sorrentino. Il pittore la ritrae intenta a suonare, accanto al marito Ernesto Paolone, apprezzato musicologo molisano.
Si erano conosciuti in Conservatorio (l'attuale Palazzo di Città), quando lei aveva 22 anni, e lui 35, per poi ritrovarsi, dopo la guerra, e non lasciarsi più. Un sodalizio fortissimo, una corrispondenza d'amorosi sensi proseguita anche dopo la morte di Ernesto, nel 2002, a 98 anni. «Lo vedo accanto a me, c'è sempre». Tre figlie, Maria Teresa, Cecilia e Rosi, quattro nipoti, un'esistenza riservata. Tra le fondatrici del Soroptmist, era socievole, affettuosa, e per niente mondana. A sostenerla, con una salute di ferro, una passione più forte di tutto. «Quella che aiuta a dimenticare i problemi, a farti trascorrere un'intera giornata su una nota».
Tredicesima figlia di Rita Barbarossa e di Venturino Zedda, valente violino di spalla dell'orchestra cagliaritana, questa piccola, indomita signora che ha attraversato con la sua eleganza il Novecento, era nata nel maggio del 1917 a Cagliari, in una casa di vico Costituzione, tredicesima di otto sorelle e quattro fratelli. Entrò in contatto con la musica accompagnando al pianoforte gli allievi del padre. Che però, quando Anna gli annunciò che voleva studiare musica, si oppose. «Mi riteneva troppo gracile, gli ho dimostrato il contrario».
Fu così che, dopo aver frequentato le lezioni di una maestra «che in breve tempo non aveva più niente da insegnarmi», frequentò gli ultimi cinque anni del Liceo musicale pareggiato con Renato Fasano.
Fu l'inizio di una carriera straordinaria, ricca di successi, e di allievi, molti famosi, tutti ora un po' orfani di lei, del suo rigore, del suo affetto.
A sintetizzarne il percorso, un piccolo libro pensato per i cento anni dalle figlie, patrocinato dal Comune e curato da Rosi Paolone, con la collaborazione di Adriano Vargiu. Quaranta paginette piene di fotografie: il primo concerto al Civico, con Fasano, i successivi nella Sala Scarlatti, il primo posto assoluto al concorso di pianoforte indetto dall'Opera nazionale dopolavoro, i lunghissimi anni di insegnamento in Conservatorio, i molti concerti in giro per l'Italia e la Svizzera.
Un itinerario artistico ricco di soddisfazioni, per la prima musicista sarda diplomata in composizione (con Franco Margola). Rispettosissima della partitura originale («il testo è Vangelo»), Anna Paolone Zedda si è confrontata con un repertorio vastissimo e mai ripetitivo, che ha compreso i clavicembalisti e la musica contemporanea. Gli ultimi concerti, nell'82 in Conservatorio, in onore di Ennio Porrino, nell'89 ad Alghero, Chiostro di San Francesco, e l'8 marzo '95 al Lirico, in una serata in memoria di Maria Carta. Quella sera eseguì la sonata 106 di Beethoven. «La più difficile, darà filo da torcere ai grandi che la eseguiranno, anche tra cinquant'anni. Ha una fuga bestiale, fa venire i brividi, un adagio è talmente sublime che ti stacca da terra». È bello pensare che se ne sia andata così. Accompagnata dal terribile Hammerklavier e da quei sudatissimi Notturni di Chopin che hanno rappresentato la sua ultima, magnifica ossessione.


Maria Paola Masala

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