Rassegna Stampa

Web Ad Maiora Media

Gay Pride a Cagliari: alla consueta indifferenza dell’opinione pubblica si accompagnano gli appoggi

Fonte: Web Ad Maiora Media
6 luglio 2018

CAESAR,

Gay Pride a Cagliari: alla consueta indifferenza dell’opinione pubblica si accompagnano gli appoggi politici


Senza che se ne sentisse una grande mancanza, il “Sardegna Pride”, la consueta sfilata ‘carnevalesca’ dei sostenitori dei diritti Lgbt (Lesbiche, gay, bisessuali e transgender) torna a Cagliari, col consueto codazzo di patrocini, promesse di partecipazione e dichiarazioni di appoggio ascrivibili a certe parti politiche che, pur stridendo con la sostanziale indifferenza dell’opinione pubblica, tendono a propagandare una simile manifestazione come intangibile caposaldo di civiltà per tutti.

 

Scontata l’entusiastica adesione del sindaco di Cagliari Massimo Zedda, che si è autoincensato quale sindaco di una città in prima fila contro “le discriminazioni vecchie e nuove” (basta intendersi su ciò che sia davvero discriminazione, non per tutti porre un freno alle adozioni gay, per esempio, lo è…), così come quella dell’ex sindaco di Assemini Mario Puddu, tipico esponente della ‘sinistra’ interna al Movimento Cinquestelle, che pur conosce la difficoltà di tenere unito un crogiolo di opinioni contrastanti come il mondo grillino, e ciò nonostante non si è risparmiato certe ironie di dubbio gusto nel raffronto tra la coreografia del raduno leghista di Pontida e certi noti ‘eccessi’ dei Pride.

Molti amministratori di sinistra, e a volte anche qualcuno del M5S (che non sempre rappresentano pienamente, in questo, gli elettori grillini), a differenza del sindaco renziano di Firenze, Dario Nardella – che, pur convintamente sostenitore dei diritti Lgbt, ha negato il patrocinio comunale al Pride toscano – non si pongono il problema dell’inopportunità di impegnare le intere cittadinanze da loro rappresentate nell’appoggio a manifestazioni discutibili, che non solo non fanno fare un solo passo avanti alla tutela dei ‘diritti gay’, che, entro i limiti in cui non stridono con la concezione costituzionale della famiglia, sono ormai patrimonio pressoché comune, ma, anzi, suscitano frequenti atteggiamenti di rigetto presso fasce dell’opinione pubblica, che altrimenti non sarebbero affatto chiuse rispetto a queste problematiche.

Non stupisce l’adesione incondizionata della Cgil, che, smarrita da tempo la ‘diritta via’ della tutela dei diritti dei lavoratori (possibilmente anche italiani), divenuta da tempo la sinistra minoritaria tra le classi lavoratrici (se è ormai scontato che tantissimi operai votino M5S e Lega, forse la Fiom non si aspettava di avere militanti di CasaPound tra i suoi iscritti), anche sulle tematiche dell’immigrazione non fa altro, per sopravvivere, che cavalcare le istanze di qualsiasi minoranza le venga a tiro. Maggior stupore destano le modalità dell’adesione dell’Ordine degli Psicologi della Provincia di Cagliari, che, tramite la sua presidentessa Angela Quaquero (esponente di spicco del Partito democratico e delegata del presidente Pigliaru per l’immigrazione), ha annunciato che l’Ordine sarà presente addirittura “con uno striscione”, motivando la discutibile scelta – si tratta pur sempre di un ente pubblico – con un contorto comunicato in cui considerazioni scientifiche sembrano accavallarsi a valutazioni puramente politiche.

Non è stato invece possibile, nonostante accurate ricerche, registrare una presa di posizione della dottoressa Quaquero, che sarebbe stata forse più pertinente rispetto alle attribuzioni istituzionali dell’Ordine, sulle imbarazzanti vicende accadute in questi giorni a Baressa e sulle modalità con cui una bambina di 2 anni riaffidata al padre, su ordine di un Tribunale, è stata allontanata dalla madre. Solo post a raffica su migranti e razzismo. Insomma, la sinistra, la cui agenda purtroppo condiziona anche altri movimenti politici che ne sono succubi, tende sempre a imporre, talora anche a dispetto dei ruoli pubblici, i suoi convincimenti come intangibile verità universale. Nel caso di specie, continuando a imporci manifestazioni che nella ‘gente comune’ suscitano sentimenti tra l’indifferenza e l’ostilità.

 

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