Rassegna Stampa

Vistanet Cagliari

Castello, quando la piazzetta era un campo di calcio. Il “tifo” contrapposto degli artigiani del qua

Fonte: Vistanet Cagliari
5 luglio 2018


Castello, quando la piazzetta era un campo di calcio. Il “tifo” contrapposto degli artigiani del quartiere
Bonaria Abis, Biba per i castellani, nella sua Bottega delle Meraviglie nella via Lamarmora e Francesco Meloni nella sua bottega artistica nella piazza Carlo Alberto e Francesco Meloni nella sua bottega artistica della piazza Carlo Alberto
Quando la piazza Carlo Alberto era il campo di calcio dei castellani di una volta. Tra gli artigiani e i commercianti del rione, c'è chi ricorda con gioia quei momenti: «Era un periodo bellissimo, il quartiere era vivo e popolato e c'era rispetto da parte di tutti». Altri invece si mostrano parecchio contrariati:  «Per me era una tragedia. Il pallone entrava qui, una bottega di oggetti in ceramica, e faceva gravi danni».

 
La piazzetta come il Maracanã. Il campo, uno sputo di cemento e ciottoli, in posizione declinata, col pallone che rotolava perennemente verso giù. Le porte, i cancelli dei negozi o i portoncini dei palazzi; le tribune, semplicemente le panchine, il più delle volte occupate dagli anziani in riposo. Da anni, nella piazza Carlo Alberto dello storico quartiere cagliaritano di Castello, non si vedono più le partite di calcio giocate dai ragazzi, sotto i riflettori dei lampioni pubblici, fra pallonate che facevano tremare i portoni dei malcapitati palazzi, usati, con grande fantasia, come porte. Match organizzati alla buona, per il puro gusto di divertirsi insieme nelle bollenti mattinate e pomeriggi estivi, fra giovani dello stesso rione, emulando le imprese dei campioni di allora. Non c’erano arbitri, linee di delimitazione, né tanto meno un numero minimo o massimo di giocatori: bastavano bottigliette d’acqua, un portiere – ingrato ruolo ricoperto da chi solitamente non se la cavava con i piedi – e naturalmente l’amico che portava il pallone. Fischio d’inizio, immaginario, e via, due squadre da dieci, quindici o venti, alla rincorsa del gol, senza pause, senza giudici di gara e senza cronometro. Vince chi arriva prima a venti , tra falli segnalati con le urla, ma spesso impuniti. Ai tempi il Var non c’era.


Bonaria Abis, Biba per i castellani, nella sua Bottega delle Meraviglie nella via Lamarmora e Francesco Meloni nella sua bottega artistica nella piazza Carlo Alberto e Francesco Meloni nella sua bottega artistica della piazza Carlo Alberto

Oggi quelle partite sono ormai un lontano ricordo. Lo spopolamento subito da Castello, il calo demografico e la modernità hanno fatto sì  che l’ultima generazione ad aver calcato il campo di piazza Carlo Alberto sia quella degli over 30. Eppure in tanti ricordano quegli incontri sportivi, soprattutto gli artigiani delle botteghe della via Lamarmora e della piazzetta, spesso tifosi gioiosi, altre volte vittime contrariate di dannose pallonate. Sorride Bonaria Abis, nota come Biba, dal 1988 storica commerciante con la sua Bottega delle Meraviglia, che ricorda con emozione quei momenti: «Era un periodo bellissimo, il quartiere era vivo e popolato e c’era rispetto da parte di tutti. E sicuramente era una cosa comune a tante città. A Roma, nella piazza Maria di Trastevere, si gioca a calcio senza problemi».


Di parere totalmente opposto, Francesco Meloni, da venticinque anni presente nel quartiere con la sua bottega della ceramica, che riporta alla mente con sgomento quelle partite: «Per me era una tragedia. Il pallone entrava qui, una bottega di oggetti in ceramica, e faceva gravi danni. Io non sono contrario al gioco del calcio, ma nel posto giusto. I ragazzini spesso erano maleducati ed era triste vedere la piazzetta, che è la nostra San Pietro, ridotta a un campetto di calcio».

Ora, la modernità dei tempi e lo spopolamento del rione ha determinato la “fuga” dei ragazzini, spesso spinti dai proprio genitori a cercare nuove attività fuori da Castello: «Il quartiere non è più un paese come prima – commenta Biba –  e adesso non solo non ci sono più bambini, ma non c’è più la vita di comunità. Alcune volte sono proprio i genitori a porsi come ostacolo nella comunicazione fra i bimbi». Eppure la stessa Biba auspica una soluzione: «Ritornare al pallone e ai giochi di una volta sarebbe possibile. Gli spazi ci sono e i ragazzi, quando si presentano le circostanze, si mostrano interessati».

Di avviso decisamente diverso, rispetto a quello di molti suoi colleghi e commercianti, Meloni: «Castello non si sta spopolando. È un quartiere vissuto e il calo demografico è normale, vista la bassa natalità, che è ovunque. A mio parere ci vorrebbe un responsabile del rione a cui rivolgersi in caso di qualunque necessità, come succede in tanti comuni europei».