Rassegna Stampa

L'Unione Sarda

Trasporto pubblico, riforma in ritardo: «Subito una legge o tra un anno sarà caos»

Fonte: L'Unione Sarda
11 giugno 2018

L'allarme dei presidenti di Arst e Ctm. La Regione: «Ddl quasi pronto, la palla passa al Consiglio» Trasporto pubblico, riforma in ritardo:
«Subito una legge o tra un anno sarà caos» Il rischio che prefigurano molti sindaci e i gestori delle aziende di trasporto pubblico locale è quasi apocalittico: migliaia di persone a piedi, nelle grandi città come in tutti i 377 Comuni, e quattromila dipendenti a casa. Potrebbe accadere a fine 2019 - dicono - se entro l'estate il Consiglio regionale non approverà una leggina che riaffidi il servizio a tutte le 57 aziende che oggi si dividono il mercato regionale.
Una mossa necessaria - sostengono i presidenti di Arst e Ctm - per mettere in sicurezza un servizio di pubblica utilità in attesa che burocrati regionali, comunali e provinciali capiscano in che modo attuare le riforme imposte da una legge regionale, una nazionale e un regolamento dell'Unione europea. Che impongono nuove gare o affidamenti a società “in house” ma solo dopo aver definito bacini di mobilità e una miriade di altre questioni tra cui, solo per citare le più importanti, la definizione della domanda di mobilità potenziale, l'insieme dei servizi di trasporto, i bacini di mobilità. Tutto questo dovrebbe avvenire entro il 3 dicembre del 2019. Sembra un tempo infinito ma, sostengono non lo è. Anzi, la Sardegna sarebbe già fuori tempo massimo per evitare lo scenario più nero.
I TIMORI DI PORCU A prefigurarlo è Chicco Porcu, presidente dell'Arst, non certo un nemico della maggioranza che governa la Regione, di cui peraltro è espressione. «È matematicamente impossibile che si riesca a far tutto entro i tempi stabiliti dall'Europa. Quindi se non approviamo entro l'estate una leggina che metta in sicurezza le aziende di trasporto, rischiamo di dover interrompere il servizio utilizzato ogni giorno da 120mila persone e mettere in cassa integrazione tutto il personale» (circa quattromila persone, ndr).
LE PREOCCUPAZIONI DEL CTM Roberto Murru, presidente del Ctm, l'azienda che gestisce il trasporto pubblico a Cagliari, condivide sia le preoccupazioni che la soluzione-tampone. «L'attuazione del processo richiesto dalle norme richiede almeno 4-5 anni e in questo momento siamo lontanissimi da una soluzione: si devono individuare i bacini di mobilità, designare gli enti di governo, pianificare le reti di trasporto bacino per bacino poi costruire le gare. Per questo chiediamo al Consiglio regionale l'approvazione di una legge semplice semplice che affidi i servizi “in house” agli attuali gestori sino a quando non sarà definito il resto. Tutto, naturalmente, nel quadro della normativa europea».
L'ARRIVO DEGLI STRANIERI In assenza di gara non sarebbe possibile nemmeno lo sbarco nell'Isola dei colossi europei, probabile con le gare comunitarie. Particolarmente complesse, tanto che gli studi legali di mezza Europa si sfregano le mani. In Toscana la gara europea da 4 miliardi in 11 anni è stata aggiudicata al colosso francese Ratp ma è ancora al centro di infiniti ricorsi arrivati alla Corte europea di giustizia.
Il problema, evidenzia Porcu, «è che il percorso finora non è stato guidato dalla politica ma dai tecnici che, per fare un esempio, hanno ipotizzato tre bacini di mobilità che non corrispondono a enti territoriali. Tutto questo implica un percorso molto lungo le cui possibilita concrete di attuazione sono tutte da valutare. E allora torno al punto: siccome la riforma del sistema richiede una procedura complessa a valle della legge, mettiamolo in sicurezza e poi definiamo bene tutto il resto».
LA REGIONE L'assessore regionale ai Trasporti Carlo Careddu non condivide le preoccupazioni e ritiene che la Giunta abbia fatto ciò che deve. «Dopo aver elaborato gli studi e gli approfondimenti necessari già illustrati al territorio, alle aziende e alla parti sociali, stiamo predisponendo il disegno di legge sulla riforma del trasporto pubblico locale entro i tempi previsti. Quindi», aggiunge, «invierò il testo al legislatore che ovviamente lo esaminerà, valuterà ed emenderà, qualora lo ritenesse necessario. Su questo si aprirà un dibattito in Aula secondo tempi e modalità che deciderà il Consiglio regionale. Ritengo che, nel consegnare il disegno di legge al Consiglio il mio compito debba ritenersi concluso: sono convinto più che mai che debba essere il legislatore regionale il protagonista di una riforma così importante. Ovviamente resterò a disposizione nella misura in cui il Consiglio regionale lo ritenesse opportuno».
Fabio Manca

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