Rassegna Stampa

La Nuova Sardegna

Trasporto pubblico locale la riforma prende corpo

Fonte: La Nuova Sardegna
7 giugno 2018

 

Trasporto pubblico locale la riforma prende corpo
Entro il 2019 la gestione degli autobus passerà dalla Regione ai Comuni In Consiglio le proposte della T-Bridge: l’isola sarà divisa in due o tre bacini

CAGLIARI. La scadenza non è lontana, anzi. Entro il 2019 la Regione dovrà liberarsi della gestione del trasporto pubblico su gomma, leggi autobus, e trasferirla ai Comuni. È un’operazione complicata, ma imposta dall’Europa e non possono esserci errori. Con largo anticipo sulla scadenza, il consulente scelto dalla giunta, la T-Bridge, ha presentato alla commissione trasporti del Consiglio regionale quelle che potrebbero essere le soluzioni. Cioè: in quante «aree omogenee», sono previste da una legge nazionale, dovrà essere divisa la Sardegna prima che «i trasporti passino sotto il controllo dei nuovi enti di gestione intercomunali»? Bene, le ipotesi sono tre. La prima è che, stando al numero di abitanti e ai potenziali passeggeri, i bacini – così sono definiti dagli esperti – potrebbero essere la Sardegna del nord, quella Centrale e il Sud. Oppure Oristano e Nuoro potrebbero essere aggregate invece a Cagliari e alla Provincia del Sud in particolare. Ma per la T-Bridge c’è una terza ipotesi e dovrebbe essere la più vantaggiosa per «garantire in futuro il massimo dell’efficienza»». Il Sud e la Città metropolitana di Cagliari da una parte, mentre Oristano e Nuoro dovrebbero andare con il Nord. Con questa soluzione, è scritto nello studio, «sarebbe assicurato il massimo della potenzialità del servizio di trasporto pubblico in tutti e due i bacini indicati». Fin qui lo studio, ma la decisione finale spetta alla politica e in particolare al Consiglio. Per l’assessore ai trasporti, Carlo Careddu, «la legge che riorganizza il sistema potrebbe essere approvata anche in questa legislatura». Soprattutto perché «lo studio che abbia presentato chiarisce fino all’ultimo particolare gli effetti positivi o negativi di una soluzione o delle altre due». Però è difficile che questo Consiglio riesca a chiudere la partita nei pochi mesi che mancano alla fine della legislatura. È più probabile che la pratica passi nelle mani della prossima. In ogni caso, la scadenza del 2019 andrà rispettata. Perché da quel momento in poi i cambiamenti saranno anche altri. Questi: spetterà a i nuovi enti di gestione, siano due o tre, bandire le gare per l’assegnazione delle linee. Potranno scegliere una società in house, ad esempio l’Arst semmai divisa in tronconi, o puntare su una gara aperta ai privati. Con i vincitori che «dovranno comunque e sempre garantire la continuità territoriale interna, compresi i collegamenti meno remunerativi». E qui scatta un’altra delle clausole previste: i pacchetti di linee affidati o messi all’asta «dovranno comprendere sia le linee in cui è alta la media passeggeri e anche quelli in cui il traffico è più basso». È questa una condizione essenziale per un servizio pubblico fondamentale e servirà ad evitare che ci sia la corsa ad accaparrarsi solo le corse più ricche, lasciando a terra le altre. «È una possibilità – ha sottolineato l’assessore – che escludiamo a priori, perché anche con la riorganizzazione dovranno essere assicurati i collegamenti fra i Comuni più piccoli». Nell’attesa di scoprire come funzioneranno i trasporti dal 2019 in poi, oggi in Sardegna sono in servizio l’Arst, le municipalizzate di Olbia, Sassari, Nuoro e della Città metropolitana di Cagliari, più 52 aziende private sotto contratto. Ogni anno per
il «sistema locale» la Regione spende 160 milioni, perché l’incasso dei biglietti copre solo una parte, 50 milioni, dei costi industriali, oltre 210 milioni. Ma va chiarito: anche dal 2019 i soldi li continuerà a mettere la Regione. Sarà solo la gestione a passare ai Comuni. (ua