Rassegna Stampa

Vistanet Cagliari

Cavalleria Rusticana in veste sarda al lirico di Cagliari. La firma è di Gianfranco Cabiddu

Fonte: Vistanet Cagliari
14 maggio 2018


Cavalleria Rusticana in veste sarda al lirico di Cagliari. La firma è di Gianfranco Cabiddu
Esordio a teatro per Gianfranco Cabiddu. Il regista de "La stoffa dei sogni" firma la messa in scena delle due opere in scena al Teatro Lirico di Cagliari da venerdì 18 maggio.  

 
Saranno una ambientazione e una regia sarda quelle di Cavalleria Rusticana di Mascagni che si prepara all’esordio al Teatro Lirico di Cagliari. Gianfranco Cabiddu, pluripremiato regista sardo de “La stoffa dei sogni” – film che nel 2017 vinse il David di Donatello per la miglior sceneggiatura non originale – approda infatti alla Lirica con la regia delle due opere Sancta Susanna di Hindemith e Cavalleria Rusticana di Mascagni che andranno in scena al Teatro lirico di Cagliari da venerdì 18 maggio 2018.

Con l’esordio a teatro, Cabiddu non può che portare con sé il bagaglio storico e culturale sardo. Da qui l’ambientazione di Cavalleria Rusticana (opera in un atto, così come Sancta Susanna, ndr) che, come ha anticipato Cabiddu, vedrà protagonista la Sardegna mineraria tra ‘800 e ‘900; una trasposizione dalla Sicilia rurale con intatte tutte le passioni, la vendetta, il tradimento e la morte.

«Luoghi di lavoro, fatica, sfruttamento ma anche terre di frontiera dove potevano giungere persone da ogni parte e di diverse culture – ha spiegato Cabiddu all’Ansa – dove vive l’emancipata Lola o una donna più chiusa come Mamma Lucia o Santuzza, libera di convivere con Turiddu e per questo scomunicata».



Per Cabiddu, che non è nuovo nell’ambiente musicale, questo incarico è un ritorno alle origini, come ha dichiarato ai microfoni dell’Ansa: «Da musicista è una gioia lavorare ad un’opera, mi sento nel mio mare, mi sento a casa».

Cabiddu ha lavorato accanto a Marco Angius a cui è affidata la direzione musicale delle due opere, mentre i costumi sono di Marco Nateri. Per Sancta Susanna, che racconta la storia della monaca segnata da accuse di oscenità e blasfemia, il regista sardo ha scelto un’ambientazione semplice, in una piccola cappella con giardino.

«Sono due opere che mettono al centro le donne nelle loro tante sfaccettature con le loro passioni e i desideri di ribellione – ha detto il regista – Per pensare alle due opere come un dittico le ho ambiente negli anni della Prima Guerra Mondiale con i suoi effetti così devastanti, una tragedia che ha cambiato le sorti del mondo».