Rassegna Stampa

L'Unione Sarda

Vola l'apprendistato in Sardegna

Fonte: L'Unione Sarda
17 aprile 2018

Giù i contratti a tempo indeterminato, aumentano gli altri. Carrus (Cgil): colpa del Jobs Act

Vola l'apprendistato in Sardegna Con il 37,7% l'Isola ha registrato la crescita più elevata in Italia È l'apprendistato la forma di contratto che registra il maggior incremento nell'Isola. Secondo un'indagine del Sole 24 Ore, infatti, nel 2017, in Sardegna il numero di coloro che sono stati assunti con questo tipo di contratto è cresciuto del 37,7%, facendo registrare l'incremento più alto in Italia (in termini assoluti si è passati da 1.712 a 2.358 contratti). L'Isola, esattamente come tutte le altre regioni, mantiene, invece, il segno negativo nel saldo dei contratti a tempo indeterminato, ma a differenza di molte altre che hanno registrato un calo più significativo (come Lazio Abruzzo e Toscana), ha contenuto le perdite: -3,7% la percentuale di contratti stabili in meno nel 2017 rispetto all'anno precedente (da 24.750 contratti del 2016 a 23.846 lo scorso anno). Segno positivo, invece, per i contratti a termine, +30,1%, passati da 85.513 a 111.272, e per i contratti stagionali, +19,4%, cresciuti da 34.900 a 41.674.

LE RAGIONI DEL BOOM «Non siamo sorpresi dalla crescita dell'apprendistato», spiega Virginia Mura, assessora regionale al Lavoro. «C'erano diversi incentivi nazionali che incoraggiavano l'uso di questa tipologia, e la Sardegna a differenza delle altre Regioni, ha promosso tutta una serie di incontri con le associazioni di categoria per sponsorizzarli. È vero, partivamo da numeri esigui, ed è per questo motivo che la crescita è stata maggiore, però i risultai sono arrivati e questo è motivo di soddisfazione».

LUCI E OMBRE «La crescita dell'apprendistato in Sardegna», aggiunge il segretario generale della Cgil Michele Carrus, «rappresenta, però, solo lo 0,8% del totale nazionale, un numero purtroppo molto basso». Giusto per fare un confronto, l'Abruzzo ne ha registrato il doppio. Secondo Carrus «l'apprendistato dovrebbe essere rafforzato, si tratta infatti di uno strumento utilissimo di ingresso nel mercato del lavoro che meriterebbe un intervento normativo dedicato, sulla scia di ciò che hanno fatto altre Regioni».

CRITICA LA CGIL In generale, la lettura che il segretario generale Cgil dà del nuovo quadro del lavoro nell'Isola è negativa: «È il fallimento della normativa introdotta con il decreto Poletti e con il jobs act. Dopo la fase degli incentivi iniettatiti come droga sul mercato del lavoro in cambio della riduzione dei diritti dei lavoratori, assistiamo al calo dei contratti a tempo indeterminato e all'incremento esplosivo dei contratti a tempo». Il dato della Sardegna, con perdita di contratti stabili e la crescita di quelli a termine, rispecchia questa tendenza. «C'è da rilevare», dice Carrus, «che mentre quelli a termine rappresentano il 2% del totale nazionale, quelli stagionali raggiungono il 6,5% e ciò dimostra una debolezza che più volte abbiamo denunciato, ovvero la stagionalità dei dati che spesso vengono utilizzati per parlare di trend positivi, sebbene relativi ad alcuni trimestri, mentre poi non vengono mai confermati nei trimestri successivi». Il segretario denuncia, inoltre, l'insufficienza dei risultati delle politiche attive della Regione: «Abbiamo chiesto e ottenuto il piano per il lavoro ma ora siamo in attesa che venga finalmente sbloccato.
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