Rassegna Stampa

L'Unione Sarda

Lo strabiliante laboratorio dove la cenere torna a vivere

Fonte: L'Unione Sarda
16 marzo 2018

CarteC “Sénne”, la personale di Alessandro Biggio, da oggi ai Musei Civici di Cagliari

 

 

È stata una cava, un rifugio anti-aereo, si dice anche uno zoo, ora è uno spazio museale. Ma, per questo mese, è una fucina in cui si plasmano forme del desiderio. Nulla che abbia a che fare con l'erotico, piuttosto con la forza inarrestabile della vita. Questo è Sénne, la mostra di Alessandro Biggio che si inaugura stasera (alle 18) al CarteC, sede dei Musei Civici di Cagliari dedicata al contemporaneo, ai Giardini Pubblici con la curatela della direttrice Paola Mura. Il titolo della mostra è in dialetto tabarchino, significa cenere. Tutte le opere prendono forma dalle ceneri di palme, ulivi e altre piante di un giardino di Calasetta, luogo affettivo dell'artista, che proprio lì ne brucia il legno. La cenere, semplicemente impastata con l'acqua, diventa forma.
REGOLE FRAGILI Il processo perché ciò che è polvere riacquisti una sua tridimensionalità è lungo, difficile e si basa su regole fragilissime: l'umidità dell'aria, il calore del sole, la temperatura dell'acqua dell'impasto, la forza impressa dal gesto, la fortuna. Da mezzo quintale di legna puoi ottenere una scultura alta due palmi di mano. Puoi passare ore a impastarla, ottenere la forma desiderata e magari sentirla poco dopo sbriciolare fra le mani perché la trasformazione, al contrario di quanto potrebbe sembrare alla vista, non si è compiuta adeguatamente. Il processo scultoreo che regge questa mostra ha un sapore alchemico e, nel passaggio di stato su cui si regola, sfuma ogni funereo riferimento alla morte e al disfacimento della materia, in favore del fermento della vita. Le sculture - senza titolo, questa volta davvero le parole non servono - nascono da una intrinseca necessità di modellatura della materia, dalla dinamica emotiva fra chi muove le mani e la cenere che lotta a sua volta, contro natura, per farsi nuovamente corpo. Nei volumi di Sénne c'è tutto il tempo fisico e mentale di questa trasformazione, c'è la narrazione di una vita che deve nascere. Una narrazione che si sviluppa in tre spazi espositivi, stadi non consequenziali di un medesimo campo di trasformazione.
GROTTA Nel primo troviamo una serie di sculture, piccole e compatte, caratterizzate da un senso di ruvidità della materia che nega l'immutabilità; sembrano quasi pronte a disgregarsi e allo stesso tempo godono dell'imponenza dell'antico. Il secondo ambiente - la grotta, la parte più caratteristica dell'intero CarteC - è invaso da un volo d'uccelli, da un gioco grafico dipinto nel vuoto, da linee che lievitano sul pavimento di terra. In qualsiasi modo si legga questa installazione realizzata con foglie di palma bruciate, l'effetto è un sentimento di piccolezza davanti a una manifestazione di energia.
RINEGERAZIONE Dopo lo scontro, senza vincitori, fra movimento e statica, fra leggerezza e forza, entriamo nella terza sala: qui l'atmosfera torna a farsi sospesa e ci sembra di assistere alla rigenerazione della forma. Aggrovigliata attorno a grandi fusi in palma appesi al soffitto, la cenere sta compiendo la sua trasformazione: chiusa in un baco, torna alla vita, impastata in fili di tela che citano i grovigli delle sapienti della trattalía (sì, esatto, proprio le viscere sullo spiedo). Cosa abbiamo davanti quindi? Biggio è riuscito non solo a dialogare con lo spazio dei grottoni, lo ha trasfigurato da luogo che accoglie una mostra a luogo in cui si forma un'opera d'arte. Il visitatore potrà non riconoscere subito le forme, potrà sentirsi confuso dalla mancanza di chiare raffigurazioni, ma non potrà non avvertire un senso di solennità, il sentimento di profondo rispetto di chi si trova davanti a un qualcosa in divenire. Nell'attraversare la mostra ci sembra di avere il privilegio di assistere a un rito ancestrale, a una manifestazione laica della vita, della forza ciclica della natura che regola l'esistenza del mondo e il nostro piccolo, fragile incedere su questa terra. Il potere magico e immaginifico dell'arte si rinnova.
Micaela Deiana