Rassegna Stampa

Web Ad Maiora Media

ENERGHIA, L’intolleranza dei tolleranti ‘democratici’ per chi si oppone al pensiero unico

Fonte: Web Ad Maiora Media
2 febbraio 2018

ENERGHIA, L’intolleranza dei tolleranti ‘democratici’ per chi si oppone al pensiero unico


Verso le elezioni politiche del 5 marzo non mancano alcuni episodi di intolleranza dei ‘tolleranti’ per eccellenza, i democratici progressisti portatori dei valori del pensiero unico globalista.

 

Massimo Zedda, sindaco di Cagliari, ha fatto fuori il suo assessore Gianni Chessa, reo di far parte del Psd’Az alleatosi con Salvini nella competizione nazionale. Troppe le distanze con chi parla di “razza”, ha spiegato il Sindaco, come se ormai il termine razza sia, per i ‘politicamente corretti’, da cancellare anche dalla biologia. Si è salvato, invece, l’altro assessore Sechi, sempre del Psd’Az, che, per non perdere il posto, ha dovuto sottolineare di non condividere l’accordo con la Lega di Salvini.

Anna Maria Busia, avvocato e consigliere regionale eletto con il Centro democratico, che appoggia le liste di +Europa di Emma Bonino, ha confessato di essere intristita come non mai dagli abbracci che i suoi concittadini hanno riservato a Salvini, nel mercato di San Benedetto a Cagliari. Cosa le dia l’autorità di sindacare sul consenso dei cittadini non è dato a sapersi, forse la solita presunta ‘superiorità morale’ dei progressisti… A quanto pare, non si rende ancora conto che i cittadini sono stanchi di vedere immigrati in ogni angolo di strada a elemosinare euro per i parcheggi o alle uscite dei bar, e non sopportano più che per ogni finto profugo africano che arriva in Sardegna siano pronti 1.050 euro al mese da affidare ad una cooperativa per lucrarci sopra, sempre a spese delle tasse pagate da tutti gli italiani.

Cristina Muntoni, avvocato ed amministratore della pagina Facebook della rete delle donne rumorose di “Heminas” (note sopratutto per aver combattuto strenuamente a favore della legge sarda sulla ‘doppia preferenza di genere’), ha scelto come bersaglio Mario Adinolfi, candidato in Sardegna per il Popolo della Famiglia, scatenando un gruppo di femministe che non hanno risparmiato una serie fantasiosa di insulti, anche in dialetto sardo (“Puzzinosu”, “Puresciu”, “Bascaramene”), con invito annesso a tornare nel medioevo per le sue presunte affermazioni relative al ruolo della donna all’interno della famiglia e alla sottomissione, che in realtà si rifà alle ‘Lettere di San Paolo’, delle quali neanche conosceranno l’esistenza.

Per non scordare la violenza dei commenti ai post che annunciavano la presentazione della lista di Casapound anche nei collegi elettorali sardi. Insulti, minacce ed auguri non proprio affettuosi, oltre al rovesciamento della foto dei candidati, consueta ‘spiritosaggine’ per evocare lo scempio di piazzale Loreto del 29 aprile 1945, quando Benito Mussolini, Claretta Petacci ed alcuni gerarchi fascisti, dopo essere stati giustiziati dai partigiani, furono appesi a testa in giù nella pensilina di un distributore di benzina milanese.