Rassegna Stampa

Vistanet Cagliari

La storia di Villa Laura a Cagliari: la splendida palazzina liberty di viale Sant’Avendrace che vers

Fonte: Vistanet Cagliari
26 ottobre 2017

La storia di Villa Laura a Cagliari: la splendida palazzina liberty di viale Sant’Avendrace che versa in uno stato di pietoso abbandono

  
La foto immortala Villa Laura, monumento di Sant’Avendrace, agli inizi degli anni ’50. Si trova al civico 121 di viale Sant’Avendrace. L’edificio liberty circondato da 4000 mq di giardino, fu costruito nel 1907.

Progettata dall’ingegnere Francesco Manunza, la villa, con ben 22 stanze, si sviluppa su tre piani: il pian terreno e due piani emergenti. All’edificio si accede dalla “muraglia”. Varcato un cancello in ferro battuto, e saliti alcuni gradini, si accede al giardino che si sviluppa a terrazze, un tempo ricco di alberi da frutto e due alte palme.

Durante i lavori per la costruzione della villa furono rinvenuti reperti archeologici che furono affidati alla Soprintendenza con l’accordo piuttosto lungimirante della prima proprietaria, che sarebbero stati riportati alla villa quando e se quest’ultima fosse stata utilizzata per scopi pubblici. I primi due piani hanno ancora alcuni pavimenti antichi con linee e disegni in mattonelle di graniglia e le porte in pitch pine, un legno resistente che oggi non si usa quasi più, con le maniglie coeve in ottone.

Inoltre, in alcune stanze, come il salone e il salotto del primo piano, nonché lo studio del secondo, sono ancora in buone condizioni gli affreschi del Maestro Giuseppe Cita. Un’imponente scala liberty in marmo e ferro battuto, con il passamano in noce, unisce all’interno il primo e il secondo piano, dove si trovavano le stanze da letto e uno studio. Le stanze centrali del primo piano, che formavano un unico ambiente, si estendevano sugli ampi terrazzi, dove la padrona di casa, che suonava il piano riceveva e intratteneva i suoi ospiti. La proprietaria, Carlotta Lai, sposata col maestro Francesco Murru e figlia del famoso chimico e fotografo cagliaritano Agostino Lai Rodriguez e di Francesca Schinardi, la fece costruire come residenza di campagna della famiglia Murru Lai, che dall’elegante casa del Corso Vittorio Emanuele, dove abitava, si spostava in gita in calesse nella casa del “Borgo separato”, come veniva chiamato il quartiere di Sant’Avendrace. Finché, per diversi motivi, decisero di spostare definitivamente la residenza a Villa Laura, mentre nel Corso il primario Didaco Cossu aprì il suo studio radiologico.


Carlotta intitolò la villa all’unica figlia Laura, apprezzata professoressa di Storia e Filosofia e pittrice, che sposò il primario radiologo Didaco Cossu. La signora Laura Murru, vedova Cossu, lasciò a sua volta in eredità la villa alla figlia Maria Giuseppina e ai suoi familiari, che nel venderla a un’istituzione pubblica hanno ritenuto di rispettare il pensiero della precedente proprietaria. Inizialmente la villa doveva essere demolita per far posto a un palazzo, come previsto dal piano regolatore, ma la combattiva signora Laura presentò e vinse un ricorso perché la struttura non fosse demolita e il giardino rimanesse destinato a verde privato. La struttura dal particolare colore rosso con le lesene giallo crema che aveva davanti due bellissime palme sane e rigogliose e al suo interno tante opere importanti è ricca di fascino non solo per la sua bellezza, ma anche per la sua posizione, infatti sorge ai piedi del colle di Tuvixeddu con la sua necropoli, così vicina alle tombe scavate nella roccia. Alcune di queste venivano usate dai proprietari della villa come magazzini e durante la guerra come rifugio antiaereo. Proprio per questo la Regione nel 2009 l’acquista per 1,9 milioni di euro, con l’obiettivo di rappresentare il simbolo dell’antico borgo di Sant’Avendrace, anche attraverso interventi di restauro conservativo e di valorizzazione, finalizzati ad un uso di carattere sociale e culturale.

Oggi la villa versa in uno stato di abbandono. Dal 2009 al 2017 quella che doveva diventare la porta per il paradiso archeologico ambientale di Tuvixeddu, che ha perso le due meravigliose e altissime palme divorate dal punteruolo rosso, è sottoposta a sorveglianza costante dalle guardie giurate che nel corso degli anni hanno sventato numerosi tentativi di occupazione. Nel 2015 la Regione stanzia 5 milioni di euro per dare inizio al restauro e affida l’esecuzione del progetto al comune di Cagliari. Il primo piano è stato restaurato, ma il resto è rimasto com’era. La villa rimane inutilizzata e dall’esterno non offre certo un bello spettacolo: il giardino è incolto, le persiane del secondo piano cadono a pezzi e quella netta separazione dei colori della facciata tra la parte restaurata e quella abbandonata sono la muta, ma eloquentissima testimonianza dell’ennesima incompiuta all’italiana. (Dalila)