Rassegna Stampa

L'Unione Sarda

Sfumata la permuta dell'appartamento è arrivata una nuova batosta «I lavori sono a carico vostro»: f

Fonte: L'Unione Sarda
17 ottobre 2017

VIA BACAREDDA.

Sfumata la permuta dell'appartamento è arrivata una nuova batosta «I lavori sono a carico vostro»: famiglia disperata

Nero su bianco. La paura di Claudia Marongiu e Giuseppe Tumatis, marito e moglie disoccupati, inquilini di una casa popolare in via Bacaredda, è diventata realtà ieri mattina quando il postino ha consegnato loro la lettera dell'ente che gestisce l'edilizia popolare. Ai lavori per la messa a norma dell'impianto elettrico dell'appartamento devono pensarci loro. «Non ce la faremo mai, abbiamo quattro bambini tra i dieci mesi e gli otto anni e dobbiamo vivere con 250 euro al mese».
Il problema dell'impianto è stato sollevato qualche giorno fa dal tecnico di Area che era andato a far visita alla famiglia Tumatis per dare il via libera all'accordo con l'inquilina del terzo piano, una signora di 81 anni che avrebbe preferito vivere due piani più giù per non fare le scale e non prendere l'ascensore. La permuta sembrava cosa fatta, ma l'ispezione dell'ingegnere ha messo in luce più di un problema all'impianto. «Non è a norma», ha sentenziato sospendendo il trasloco della famiglia che nel frattempo aveva già preparato gli scatoloni e buttato i vecchi mobili. «Ci hanno detto all'ultimo momento che lo scambio non si poteva fare, che la signora non può venire qua da noi perché la casa non è a norma, ma se non è a norma per lei perché dovrebbe esserlo per noi e i nostri quattro bambini?», si chiedeva tre giorni fa Claudia Marongiu.
Quarantotto ore dopo la comunicazione di Area ha chiarito ogni dubbio. «La signoria vostra è invitata a effettuare i suddetti lavori a proprie spese. In alternativa può chiedere che sia l'azienda scrivente a procedere al suddetto ripristino fermo restando che il pagamento delle spese sarà posto a carico della signoria vostra». Giuseppe Tumatis e Claudia Marongiu però sono certi di non poter pagare un euro in più rispetto al canone che ogni mese versano all'ente. «Paghiamo circa 42 euro e per noi è già un grande sacrificio. Non possiamo continuare così, chiederci di rifare l'impianto non è giusto».
M. C.