Rassegna Stampa

L'Unione Sarda

La fibra ottica sfratta le auto

Fonte: L'Unione Sarda
25 agosto 2017

Il divieto di sosta parte alcuni giorni prima dell'inizio dei lavori per la posa dei cavi: proteste

 

 

Polizia municipale clemente: rimosse poche decine di macchine 

 

 

La città avrà infrastrutture tecnologiche all'avanguardia. Ma quanti sacrifici per gli automobilisti cagliaritani: mini trincee in tutta la città, problemi per la sosta, cartelli di divieto in ogni angolo. Era scontato, d'altronde: la posa della fibra ottica da parte di Open Fiber non poteva non creare disagi ai cittadini. Durante i lavori scompaiono i parcheggi. E non scompaiono solo quando gli operai sono all'opera: i cartelli posizionati lungo le strade inibiscono la sosta per più giorni. In alcuni casi, si arriva anche a una settimana.
LE PROTESTE In via Fermi, in via Santa Gilla, in via della Pineta, in via Dante, nella zona di piazza San Benedetto, in viale Marconi in questi giorni è un fiorire di cartelli di divieti di sosta. Le lamentele non mancano. Giustificate, ovviamente. «Ma la Polizia municipale», chiariscono dall'ufficio stampa del Comune, «interviene solo quando non ci sono alternative». Le auto vengono rimosse solo quando impediscono lo svolgimento dei lavori. «E controlliamo anche che le imprese operino nei tempi previsti». Al tirar delle somme, la spada di Damocle della rimozione è caduta sul capo di pochi automobilisti. «Forse», raccontano da Open Fiber, «sono meno di una ventina: normalmente gli operai cercano il proprietario dell'auto. Lo fanno perché capiscono i problemi dei cittadini. E perché spesso si fa prima a trovare l'automobilista che aspettare l'arrivo del carrogrù».
I PROBLEMI In effetti, le proteste non sono tanto di chi è stato costretto ad andare a recuperare l'auto in viale Monastir. Si lamentano i cittadini che sono privati dei parcheggi per periodi relativamente lunghi: i cartelli di divieto di sosta (che vale solo dalle 8 alle 18 e non il sabato e nei giorni festivi) viene piazzato almeno 48 ore prima dell'inizio della sua validità. E hanno una durata di tre, quattro giorni, addirittura di una settimana. «Stiamo cercando», spiega Gianfranco Podda, city manager di Open Fiber, «di lavorare a macchia di leopardo, limitando, per quanto possibile, i disagi dei cittadini: in certe strade, per esempio, concludiamo i lavori in momenti diversi proprio per non togliere totalmente i parcheggi ai residenti. Ma è impossibile pensare di eliminare totalmente i disagi: dopo il controllo con il geo radar occorre scavare mini trincee da 10 centimetri e 30 di profondità. E poi devono essere posati i cavi». Lavori che, talvolta, vanno oltre i tempi previsti. «In questi casi», prosegue Podda, «chiediamo una proroga e, dopo aver pagato ulteriormente il suolo pubblico, continuiamo a lavorare».
IL FUTURO Sinora sono stati posati circa 110 chilometri di cavo. A marzo prossimo, quando secondo il cronoprogramma i lavori dovranno essere conclusi, l'ottanta per cento della città sarà coperta grazie a 250 chilometri di fibra. «Stiamo lavorando per rispettare questa scadenza: attualmente, sono all'opera 12 aziende e circa 350 persone. Tra l'altro, alcune di queste società hanno assunto a tempo indeterminato alcuni lavoratori». In questa fase, gli scavi riguardano le zone periferiche o quelle non interessate al flusso dei turisti. «A parte che il Comune non ci avrebbe, comunque, autorizzati, abbiamo deciso di non intervenire nel centro storico in questo periodo». Gli interventi, pian piano, raggiungeranno il centro storico. «E, solo nell'ultima fase, a gennaio e febbraio, ci occuperemo delle zone turistiche oltreché del Poetto».
I DISAGI Ma i problemi degli automobilisti dovrebbero essere più limitati: nelle strade rifatte recentemente esistono già le “scatole” create per i sottoservizi: è sufficiente far entrare il cavo in una e farlo uscire nella successiva. E saranno testate anche tecniche innovative. «A Vienna, è stata usata la “cable runner” che consente di sfruttare la condotta fognaria. Abbiamo deciso di provarla anche per la Marina».
Marcello Cocco