Rassegna Stampa

Vistanet Cagliari

Il Comitato Rumore No Grazie torna all’attacco: “Il prefetto intervenga, noi abbandonati dal sindaco

Fonte: Vistanet Cagliari
19 luglio 2017

Il Comitato Rumore No Grazie torna all’attacco: “Il prefetto intervenga, noi abbandonati dal sindaco Zedda”

Inquinamento acustico e sicurezza: intervenga il Prefetto. È questa la richiesta rivolta dal Comitato Rumore No Grazie alla più alta autorità dello Stato in città. A questa decisione i membri dell’associazione dicono di essere giunti per «l’inerzia e il disinteresse del sindaco Massimo Zedda e di suoi assessori di fronte al drammatico e crescente fenomeno dell’inquinamento acustico urbano, ai conseguenti effetti negativi sulla salute e la vita delle persone e sull’ambiente e alla precarietà delle condizioni di sicurezza».

«In tutti questi anni – spiega il presidente dell’associazione Enrico Marras – l’unica Istituzione che ha palesato interesse costante e sensibilità agli accorati appelli dei residenti è stata la Prefettura con periodiche riunioni dei soggetti interessati: Comune, Regione, ASL, Sovrintendenza, Vigili del Fuoco, Forze dell’Ordine, Associazioni d’impresa, “Comitato”. Ma, nella fase esecutiva, è sempre mancato l’impegno indispensabile e indelegabile del Comune di Cagliari nell’applicazione delle Leggi sanitarie e dei provvedimenti approvati dal Consiglio Comunale».

«Quell’atteggiamento rinunciatario, deleterio e omissivo – aggiunge Marras – si è concretizzato nella mancata applicazione del Piano Acustico Comunale approvato nel mese di aprile dello scorso anno e del quale nulla è più dato sapere, nella mancata applicazione del regolamento per la concessione del suolo pubblico per le attività di ristorazione all’aperto, nel mancato esercizio dei poteri regolamentari conferiti al Comune dalla Legge quadro sull’inquinamento acustico, nell’assoluto disinteresse al rispetto degli impegni sottoscritti con l’Assessorato Regionale dell’Ambiente i cui uffici, nero su bianco, hanno riconosciuto lo stato di “emergenza sanitaria” in cui versano Stampace e Marina. Riconfermando, per i due quartieri, quanto già scritto dall’Arpas nel 2013 e nel 2014 :”….il superamento dei limiti di rumore è talmente rilevante che supera ampiamente il valore di attenzione che è il valore di rumore che segnala la presenza di un potenziale rischio per la salute umana e per l’ambiente”».

Ma gli attacchi del Comitato Rumore No Grazie non si concentra solo sul Comune di Cagliari. «Di fronte alla gravità dei fatti denunciati e all’irresponsabilità del Sindaco – dice Marras – colpisce il silenzio complice dell’Assessore Regionale dell’Ambiente Donatella Spano che, così atteggiandosi, mette alla berlina i propri uffici e rende carta straccia il lavoro e le attente elaborazioni dei funzionari che vi hanno profuso il loro impegno. Non si può sottacere a questo punto che dal 2015 il Comitato Rumore No Grazie chiede invano all’Assessore Regionale un incontro per prospettare serie soluzioni per l’inquinamento acustico ambientale, non solo a favore della città di Cagliari. Anche il Presidente della Regione Francesco Pigliaru più volte investito del problema, che fra l’altro costa alla Regione Sarda circa 150 milioni all’anno, non ha manifestato alcun segno di disponibilità e di sensibilità. Contribuendo così, Assessore e Presidente, a lasciare mano libera agli inquinatori dell’ambiente a tutto detrimento delle vittime: bambini, malati, anziani, lavoratori, donne in maternità su tutti».



«Di fronte a questo quadro deleterio che chiama in causa alte istituzione rappresentative della volontà popolare – conclude il presidente del comitato – ancora una volta , ai residenti è risultato indispensabile e opportuno rivolgersi al Prefetto, come nel passato. Perché è all’impegno della Prefettura che dobbiamo il monitoraggio acustico di Stampace e Marina degli scorsi anni. Monitoraggio che è stato alla base della Sentenza di condanna del Comune di Cagliari per disastro ambientale da rumore (gennaio 2015) e alla base dell’avvio dei Piani di Risanamento Acustico di Marina e Stampace dei quali si attende di conoscere i contenuti, sebbene con anni di ritardo sulle scadenze stabilite per legge».
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