Rassegna Stampa

L'Unione Sarda

Dalla polvere all'altare

Fonte: L'Unione Sarda
21 aprile 2017

Due anni di restauro dopo la scoperta di un architetto di Orosei

 

Un S. Efisio del '500 trovato per caso in cantina 

 

Era sepolto in cantina, dentro una scatola coperta da un vecchio telo, cent'anni di polvere addosso, destinato a finire come altre cianfrusaglie nel bidone della spazzatura. Solo per un caso «o per un'improvvisa ispirazione» Cosimino Loddo, architetto di Orosei, ha sollevato quel telo e riportato alla luce un oggetto misterioso, non meglio identificato.
MIRACOLO «Si trattava di una statuetta, alta circa mezzo metro, a un primo esame molto rovinata. A colpirmi fu subito quella croce, di un rosso vivido, nel palmo di una mano alla quale, peraltro, mancavano tre dita», ricorda con un filo di emozione Loddo. Mancano pochi giorni al Natale 2015. Tutto ha inizio in quei giorni di festa. La statua, fissata su un basamento, viene consegnata a una restauratrice (la dottoressa Giusi Ianiri), con una lunga collaborazione con le Soprintendenze di Sassari e Nuoro e alcuni importanti recuperi nella penisola con tecniche d'avanguardia.
IL RECUPERO «Inizia un lungo e delicato intervento di restauro ma, fin dall'inizio, non ho avuto dubbi: quello che avevo fra le mani era un bel Sant'Efisio. Anche se mancavano la palma del martirio e la spada, andati irrimediabilmente perduti, tutto - dall'incarnato alla foggia alla postura - mi ha fatto subito pensare al Sardae patronus insulae ».
DATAZIONE Alla statua, nel corso del restauro, sono stati levati cinque strati di materiali e colorazioni successive. Oggi la certezza: si tratta di un Sant'Efisio risalente, quasi certamente, alla seconda metà del XVI secolo, di probabile scuola napoletana, arrivato quindi in Sardegna dal mare, proprio come il guerriero romano dell'esercito di Diocleziano sbarcato per annientare i cristiani, adoratori dell'unico Dio morto in croce per la salvezza dell'umanità.
EFISIO A OROSEI «Orosei è paese particolarmente legato al Santo guerriero, il suo nome è ancora oggi molto diffuso e nella parrocchia intitolata a San Giacomo c'è un bel Sant'Efisio, di epoca recente. Questo ritrovamento ha significato per la mia famiglia una doppia sorpresa: proprio in quei giorni nostra figlia Eleonora ci presentava il suo fidanzato, anche lui Efisio, anche lui militare. Solo una coincidenza?»
A STAMPACE Il 30 aprile a sera, prima del solenne pontificale presieduto dall'arcivescovo di Cagliari «porteremo la statua nella chiesa del Santo per una benedizione e una promessa: se ci verrà consentito, ogni anno vorremo rinnovare questo gesto, in segno di gratitudine e devota riconoscenza al nostro potente intercessore».
CINQUE STATUE A poche ore dalla grande processione votiva, arriverà dunque a Stampace questa quinta statua di Sant'Efisio. La più antica e venerata è quella del voto del 1652 che i terribili stampacini hanno bollato come Sant'Efis sballiau perché ha impressa la croce nel palmo della mano sinistra anziché nella destra. Agli inizi del Seicento fu sostituito con il simulacro che passa per le strade di Cagliari il Primo Maggio, opera di uno scultore di scuola napoletana. Raffigura un Efisio giovane spagnolo, con baffi, pizzetto e nobile manto rosso e con la mano destra che reca impressa una croce rossa.
GUERRIERO ROMANO Statua che poco si confaceva con il carattere focoso e sanguigno degli stampacini cuccurus cottus (testa dura) che, alla fine del '700, forse proprio dopo il voto per la liberazione dall'assedio francese del 1793, commissionarono allo scultore di Senorbì, ma con scuola a Stampace, Giuseppe Antonio Lonis, un Sant'Efisio decisamente dai tratti meno aggraziati e aristocratici del giovin spagnolo . Di Efisio il Lonis realizzò una statua superba, con corazza e mantello, sicuramente quella che più piace ai cagliaritani.
NEL SEPOLCRO Una quarta statua, di metà '700, fu ritrovata dal confratello onorario Antonio Salis in un'umida stanza della chiesa del Sepolcro in Marina. Adesso, da un altro sepolcro laico viene alla luce questa nuova statua: testimonianza di un culto non solo antico ma diffuso in tutta la Sardegna. Sardae patronus insulae , appunto.
Paolo Matta

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