Rassegna Stampa

L'Unione Sarda

Chiudere? No, innovare

Fonte: L'Unione Sarda
14 aprile 2017

COMMERCIO. I numeri degli ultimi sei anni: spariti 1400 posti di lavoro

 

Ecatombe d'imprese, ma c'è chi punta sul futuro 

 


A leggere i dati portati in aula durante la discussione sul bilancio di previsione dal consigliere comunale pentastellato Pino Calledda c'è da mettersi le mani nei capelli. In sei anni, dal 2011 al 2016, a Cagliari sono scomparse 1.245 imprese artigiane e ne hanno aperto 843, con un saldo negativo di 402. Nello stesso periodo le attività di ristorazione hanno fatto registrare un trend pure peggiore: hanno chiuso in 521, mentre le nuove imprese sono state meno della metà: 252. «Nei due settori la perdita complessiva di occupati è di circa 1.400 unità - spiega Calledda, che di mestiere fa l'astronomo -. Un dato allarmante per una città come Cagliari con un numero di abitanti locali che non supera i 140 mila».
LA CITTÀ CHE CAMBIA Giuseppe Scura, direttore di Confcommercio Cagliari, sa che la situazione non è per niente rosea: «Diciamo che la malattia è alle spalle ma che si rischia una ricaduta persino peggiore - spiega -, c'è un turnover abbastanza consistente delle attività commerciali, soprattutto nel pubblico esercizio e nella ristorazione». Insomma, il tessuto economico della città cambia veloce di pari passo con la trasformazione dei modelli di vita. «Chi soffre di più in questo momento sono le attività legate al settore dell'abbigliamento, che hanno una mortalità alta, ma a fare da contrappeso c'è l'esplosione del fenomeno del franchising monomarca, che presenta indubbi vantaggi come una riconoscibilità immediata sul mercato. Sul versante della ristorazione invece assistiamo a un aumento delle attività che puntano sulla cosiddetta ristorazione veloce, ma anche alla nascita della ristorazione su prenotazione, che offre cibo di particolare qualità a domicilio». Vanno bene anche i B&B, che proliferano grazie al boom dei voli low cost e l'arrivo di turisti che bypassano i tour operator. «A Cagliari sono circa 200 e coprono un segmento diventato strategico negli ultimi anni, non a caso stiamo lavorando perché ci sia una sinergia sempre più stretta con le strutture ricettive tradizionali». Non sembra invece aver ancora portato i benefici sperati il traffico croceristico, nonostante il 2017 si annunci come l'anno d'oro con 420mila arrivi. «L'impatto economico per ora non è stato importante - commenta Scura -, perché la capacità di spesa dei croceristi di solito non è elevata. Speriamo che in futuro, visti anche i numeri, vada meglio».
LA SCOMMESSA Di certo la strada per evitare un'ecatombe è tracciata e si chiama innovazione che - assicura Scura - «può essere adottata anche dai negozi tradizionali». «C'è una nuova generazione di imprenditori cagliaritani che ha idee e voglia di fare e che ha capito che internet non è un nemico ma un alleato. Ci sono negozi di scarpe che offrono già una personalizzazione biomedica in base al tipo di corsa o di camminata e altre attività in cui l'online rappresenta ormai il 35-40% del fatturato. E ancora ristoranti che ampliano la propria offerta con eventi percorsi o lezioni».
IL RUOLO DELLA POLITICA Anche la politica però deve stare al passo. «La sfida è enorme e ne va della sopravvivenza del sistema produttivo - dice Calledda -, c'è bisogno di uno stretto legame con l'università e la ricerca valorizzando l'ingegno dei giovani. L'innovazione può rivilitalizzare persino le professioni artigiane, ma dobbiamo avere il coraggio di guardare lontano. Per questo chiedo all'amministrazione di impegnare più risorse e cercare una stretta sinergia tra l'assessorato alle attività produttive e quello all'innovazione tecnologica. Dobbiamo stare al passo, altrimenti saremo travolti».
Massimo Ledda