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"Un calcio all'intolleranza". La Regione: "Sì all'accoglienza diffusa dei migranti nei Comuni"

Fonte: web SardegnaOggi.it
21 marzo 2017

 

"Un calcio all'intolleranza". La Regione: "Sì all'accoglienza diffusa dei migranti nei Comuni"
128 immigrati nel centro sportivo del Cagliari Calcio, a Assemini, per l'evento promosso insieme alla Figc. Dal mondo politico sardo arriva l'impegno: "Progetti simili utili per offrirgli reali opportunità di integrazione".



CAGLIARI - Tutti in campo con rinnovate speranze e sano agonismo. 128 migranti, con lo status di richiedenti protezione internazionale, hanno preso parte, nel Centro Sportivo del Cagliari Calcio, ad Assemini, alla seconda giornata di sport inserita nella manifestazione "Diamo un calcio all'intolleranza" promossa dalla Regione in collaborazione con la FIGC Sardegna, la società Cagliari Calcio e l'associazione ex calciatori rossoblù. Il gioco del calcio diventa strumento di inclusione, momento di crescita e di aggregazione. Con l'assessore degli Affari generali, con delega all'Immigrazione, sono intervenuti Sandro Camba, in rappresentanza della Figc, e l'ex rossoblù dello scudetto Giuseppe Tomasini insieme agli altri ex del Cagliari Renato Copparoni, Giuseppe Bellini e Gianni Roccotelli. Filippo Spanu, nel ringraziare il Cagliari Calcio per l'ospitalità e per il concreto sostegno e nel ribadire che la Regione è al fianco della società nel percorso che deve portare alla realizzazione del nuovo stadio, ha ricordato le finalità dell'iniziativa che nasce e si sviluppa "con l'intento di offrire ai migranti una reale opportunità di integrazione".

L'INTEGRAZIONE DEI MIGRANTI - "Con questi progetti - aggiunge l'esponente della Giunta Pigliaru - si favorisce l'inclusione e diminuisce il livello di insicurezza dei sardi di fronte ai fenomeni migratori. La Giunta punta su un'accoglienza diffusa nel territorio. Ora i migranti sono ospitati solo in 63 comuni dell'isola ma vogliamo, anche con iniziative come quella di oggi, far crescere il numero dei centri coinvolti. C'è tanto da lavorare, in piena intesa con le amministrazioni comunali. Su queste basi è più facile raggiungere l'obbiettivo". Spanu sottolinea, a proposito dei nuovi Centri di Permanenza per i Rimpatri (Cpr), previsti dal decreto Minniti-Orlando, che "l'esecutivo regionale non è contrario a priori all'apertura di un Cpr in Sardegna ma a condizione che ciò avvenga nel rispetto degli interessi del territorio che dovrà essere necessariamente consultato, attraverso un confronto con i sindaci, prima di assumere ogni decisione. Il decreto Minniti-Orlando contempla per i migranti nuove opportunità di inserimento grazie ad attività di volontariato. In questi ambiti la Regione, pur non dimenticando le esigenze e le istanze dei giovani sardi alla ricerca di un lavoro, è pronta a collaborare con i comuni per l'avvio dei progetti che agevolano l'inclusione dei ragazzi che vivono nei centri di accoglienza".

 

LA GIORNATA A ASSEMINELLO - I migranti, "con grande entusiasmo e con l'emozione di giocare a calcio nel campi di allenamento della squadra simbolo della Sardegna, hanno affrontato la sfida. Sono giunti dai centri di accoglienza di Palmas Arborea, Ilbono, Aritzo, Aglientu, Uta, Ula Tirso, Ilbono, Sini, Narcao, Cabras, Cagliari, Neoneli, dove hanno trovato ospitalità al loro arrivo in Sardegna, al termine di lunghi e dolorosi viaggi sulla terraferma e per mare. Gli atleti, suddivisi in quattro squadre e sotto la guida di un gruppo di tecnici federali, hanno dato vita a un torneo con partite dirette da arbitri della stessa federazione".

INSERIMENTO NEL MONDO DEL CALCIO - Attualmente la Sardegna accoglie 5100 migranti. Almeno 2mila giovani, per età, doti fisiche e abilità tecnica, "possono trovare spazio in squadre di calcio dell'Isola". I club isolani, a causa della flessione delle iscrizioni, rischiano di non poter disputare i campionati per mancanza di giocatori. Su questo punto la Giunta Pigliaru si fa promotrice di una richiesta alla Figc, affinché "vengano risolte le problematiche legate al tesseramento dei migranti che, nella maggior parte dei casi, sono privi dei necessari documenti di riconoscimento".