Rassegna Stampa

Vistanet Cagliari

Giuseppe Verdi, Giovanni Bovio, Dante Alighieri e Giordano Bruno, che fine hanno fatto i busti che

Fonte: Vistanet Cagliari
15 marzo 2017

Giuseppe Verdi, Dante Alighieri, Giovanni Bovio e Giordano Bruno, tra grossolani errori e manchevolezze che fine hanno fatto i busti che abbellivano le vie e le piazze di Cagliari?



Giuseppe Verdi, Giovanni Bovio, Dante Alighieri e Giordano Bruno, che fine hanno fatto i busti che abbellivano la città?

Cagliari non ha tante statue e busti ottocenteschi nelle sue piazze. Quando arrivarono i Piemontesi rifecero la città dal punto di vista urbanistico, distrussero in parte la logica architettonica e urbanistica medievale, applicarono le concezioni stilistiche francesi ma non poterono abbellire tanto piazze e luoghi perché le finanze scarseggiavano. Ma nel corso del periodo sabaudo e più avanti durante il Regno d’Italia, logica continuazione del primo periodo piemontese (per la Sardegna) qualche statua fu allestita. Famosa e discussa (tuttora) quella di Carlo Felice in piazza Yenne, meno famosi (e più bistrattati) i busti di Verdi, Bovio, Dante e Bruno. Qui ripercorriamo la storia e le vicissitudini di queste opere, partendo da quella del musicista emiliano.

Nel 1901 Cagliari era una città viva, in grande sviluppo, sensibile e attiva e soprattutto con una grande cultura musicale. Venne colpita dalla morte di Verdi: a tal punto che un gruppo di cittadini finanziò la costruzione di un’opera per celebrarlo. Alta circa 120 centimetri, la scultura forgiata dallo scultore cagliaritano Pippo Boero ritrae il Maestro a mezzo busto, austero e pensoso nel volto, incorniciato dall’inconfondibile barba e da un cappello a tese larghe. Collocata su un alto e sobrio pilastro in pietra di Serrenti, recante semplicemente il nome e la data di morte, la figura è adornata da una lira e da rami di quercia e alloro, simboleggianti rispettivamente l’arte della Musica e la perizia dell’autore di composizioni ineguagliabili quali l’Aida ed il Nabucco. Due appunti: nel 1943 durante i bombardamenti il pilastro e la data della morte furono in parte rovinati. Ma il restauro fece danni anche peggiori: al posto della vecchia data, venne sistemata in modo grossolano e superficiale una data sbagliata: 1911. Quella data è ancora lì. Secondo appunto: il busto si trova in piazza Matteotti, la porta della città, tuttora degradata e mai più valorizzata. Un altro sfregio a Verdi da parte della città.


Il busto di Verdi in piazza Matteotti con la scritta sbagliata.
Un altro busto, quello di Dante, il sommo poeta. Dov’è il busto che il 24 luglio 1913 venne inaugurato (“offerto Al Divino Poeta da Gli studenti liceali 1912-1913”, come recava la scritta nel basamento) in piazzetta Dettori davanti a quello che allora era il liceo Classico Dettori?

Nel 1912, su iniziativa dell’insigne italianista Liborio Azzolina, docente del Liceo, era stata fatta una sottoscrizione tra gli alunni per onorare il grande poeta, integrata poi da una donazione del Comune di Cagliari che permise la realizzazione del monumento.

In realtà la qualità del busto non era eccezionale tanto da far dire alle male lingue che fosse l’esatta conseguenza dell’esiguo contributo e dello scarso valore dell’autore. Era stato incaricato lo scultore Ernesto Bozzano, toscano, già autore del busto di Giordano Bruno, inaugurato qualche mese prima e oggi conservato nella facoltà di Lettere dell’Ateneo cagliaritano, anche questo dopo varie peripezie. L’artista, ispirandosi alla tradizionale iconografia dantesca,  l’aveva raffigurato con il consueto fiero cipiglio, provocando commenti poco benevoli.

… È il busto di Dante quello che ieri salutammo, o il busto di un rachitico? Sono quelle tozze e grossolane mani, che scrissero le delicate terzine del Paradiso? Quel cipiglio melodrammatico, quel volto cartapestaceo avrebbe avuto accoglienza nei castelli del Casentino di Lunigiana e di Romagna?… Così riportavano le cronache del tempo, abbastanza contrariate (per usare un eufemismo).

Il busto di Dante rimase alla Marina dal 1913 al 1943, fu rovinato dai bombardamenti (lo spostamento d’aria creato da una bomba lo fece cadere dal piedistallo e si narra che i soldati per gioco lo facessero rotolare in strada), successivamente sistemato in un magazzino del Dettori. Qualche nostalgico d’improbabile classificazione lo recuperò operandone un restauro molto approssimativo (nel frattempo lì fu sistemato il liceo Artistico), con risultati opposti all’obiettivo, insomma umiliandolo con una impropria riverniciatura che molti video come uno scherno. Ricadde nel dimenticatoio, poi nel 1972 al busto si interessarono l’associazione Amici del libro e la sezione cittadina della Società Nazionale Dante Alighieri, grazie al volere del professor Nicola Valle, già docente di Italiano nel Liceo Dettori.  Il busto fu restaurato da Anna Cabras Brundo e sistemato nella sede dell’associazione situata nei sotterranei del Municipio, nel largo Carlo Felice. A contribuire a quel restauro furono in molti: Salvatore Marini, Moderno Bini, Filippo Carboni (il generale), Franco Trois, l’Arredarte Marino Cao, il fotografo Caboni, Nino Ciusa (figlio del grande scultore Francesco).



Dopo lo sfratto agli Amici del Libro (per il riordino dei sotterranei del Municipio) se ne persero le tracce. Il busto di Dante è poi ricomparso (e lì si trova) nelle aule dell’ex Economato comunale in via Po. Dall’estate del 2003 per la precisione, tempo di prima amministrazione Emilio Floris. A meno che, con il cambio della sede, portata in via Sauro, il busto non sia stato trasferito in qualche stanza del moderno palazzo. Si sa, di sicuro, che è in cattive condizioni, a rischio di sbriciolamento, e che ne è interdetta perfino la riproduzione fotografica. Al di là del valore estetico, che sembrerebbe esiguo, un’indagine sarebbe in grado di riportarlo in luce per il suo significato storico e, dopo un restauro, magari, come suggeriva il professore di Storia dell’Arte Franco Masala, trasferirlo nella nuova sede del “Dettori” ?

E Giovanni Bovio? Nel 1905 (maggio) toccò all’erma in marmo bianco di Giovanni Bovio (realizzata da Pippo Boero, allievo di Ettore Ferrari, e sistemata come l’erma di Verdi nei giardinetti dell’odierna piazza Matteotti), leader del repubblicanesimo postmazziniano e grande oratore della Massoneria italiana, essere prima sfregiata, poi abbattuta da qualche facinoroso fascista, nel 1925 (un busto di gesso più grande dell’originale si trova tuttora a palazzo Sanjust, sede della Massoneria).

Ultimo (ma non per importanza) il busto di Giordano Bruno, martire del pensiero libero, bruciato vivo nel 1600 a Campo dei Fiori a Roma. Il suo busto si trovava in via Mazzini (già via Degli Argentari), angolo via Spano.

Nel 1912 anche la città di Cagliari, in seguito ad una raccolta di fondi, decise di innalzare un monumento al filosofo. Terminata nel 1913 la statua, opera dello stesso Ernesto Bozzano, verrà posizionata presso la porta dei Leoni. Il busto del filosofo di Nola a Cagliari vede la luce il 21 Settembre del 1913. Ma accolta come un attacco diretto da parte della chiesa, nell’autunno del 1926, in pieno regime fascista, il commissario prefettizio cittadino fece rimuovere il busto, perché incompatibile con lo stesso regime, il quale era appena entrato in trattative con il Vaticano per i Patti Lateranensi, che sarebbero stati firmati nel 1929 (si narra che davanti al busto molte vecchiette di Castello scendendo e risalendo dalla porta dei Leoni si segnassero devote e impaurite).

Scampato alla distruzione il busto trovò un alloggio in una nicchia nell’atrio del rettorato dell’Università, nel 1928. Poi fu trasferito negli scantinati del Rettorato. Dopo questa data il busto subì vari spostamenti a seconda di dove venisse spostata la facoltà di Lettere, fino al luogo odierno, nei primi anni ’60 in piazza D’Armi. La richiesta di riposizionare il busto di Giordano Bruno, nell’aiuola dove fu installata il 21 Settembre del 1913, è stata fatta propria mediante una mozione presentata in Consiglio Comunale ed approvata con 32 voti su 33 presenti. Tutto inutile. Poi l’Associazione dei Radicali di Cagliari con l’aiuto di alcuni esponenti della società civile ha chiesto più volte che venisse fatta una copia del busto da rimettere nel suo posto originario. Niente di fatto. Bruno è sempre lì, in mezzo agli studenti. E forse non sta poi così male.

Ma ci sono tanti altri busti in città: dai due palazzi Picchi in viale Trieste affianco alla chiesa di Nostra Signora del Carmine s’affacciavano (qualche busto si affaccia ancora) i grandi della epopea risorgimentale: (da destra a sinistra) Garibaldi, Vittorio Emanuele, Cavour, Mazzini, e altre figure ancora. Fra esse Dante.