Rassegna Stampa

Vistanet Cagliari

Cagliari misteriosa.

Fonte: Vistanet Cagliari
10 marzo 2017

Cagliari misteriosa. La chiesa di San Sepolcro e il ricordo della scoperta casuale della cripta, dove venivano sepolti poveri, emarginati e condannati a morte

Andiamo alla scoperta dei luoghi misteriosi e delle cavità di Cagliari e ripercorriamo la storia della chiesa di San Sepolcro, situata nel cuore del quartiere di Marina. Una storia antica e affascinante, fatta talvolta di tristezza, morte e disperazione che inizia con tutta probabilità nel XIV secolo (anche se sempre più studiosi tendono a pensare si trattasse di un luogo sacro persino in epoca paleocristiana, la scoperta di una fonte battesimale adiacente, lo testimonia) e si lega secondo alcuni studiosi alla figura dei  Cavalieri Templari.

Successivamente la zona fu occupata dalla Confraternita del Santissimo Crocifisso, chiamata anche dell’Orazione o della Buona Morte. Quest’ordine religioso, istituito nel 1564,  si occupava soprattutto di dare degna sepoltura agli emarginati, i poveri, gli sbandati e soprattutto i condannati a morte. Ecco perché prima dell’editto napoleonico i cimiteri si trovavano, anche a Cagliari, all’interno della città e quindi sotto le chiese (la zona di sepoltura erano due cripte intercomunicanti e l’odierno sagrato). Dopo la creazione del cimitero di Bonaria, nel 1829, la zona sepolcrale della Marina fu abbandonata.

 

Ma a creare ulteriore attenzione sulla zona della chiesa fu la scoperta delle due cripta e di una enorme quantità di scheletri, come riposta un documento redatto dal Comune di Cagliari.

Nel 1992, infatti, in occasione dei lavori di ristrutturazione della Chiesa, furono effettuati dei controlli accurati sul sottosuolo per risolvere un problema di umidità nella chiesa. Fu così che venne individuato un grande vano ricolmo di terra misto a ossa umane. Quelle ossa erano i resti del vecchio cimitero del quartiere.
Con molta probabilità furono gli stessi confratelli del Santissimo Crocifisso ad occuparsi di quelle sepolture.
Non è chiaro se quella cripta sia legata a uno o due cimiteri, ma di certo racconta un passato di solitudine e di emarginazione; racconta il gesto caritatevole di alcune persone, la loro premura nell’assicurare una tomba a poveri e sventurati uniti nella morte dallo stesso destino di miseria.

La cornice di questa storia è appunto la cripta funeraria: un vano in tre stanze al quale si accede attraverso una breve scalinata subito appena varcato l’ingresso della Chiesa. Gli spazi sono stati probabilmente ricavati nella roccia e la sepoltura avveniva tramite cumuli di terra stratificata.

Il vano principale è interamente dipinto di nero, con la tecnica della tempera a carbone, come se le pareti fossero rivestite da funesti tendaggi. Sulla volta a botte è raffigurata la morte, rappresentata in abito regale, che nella mano destra tiene una falce con su scritto “Nemini Parco” (lugubre monito che significa “non risparmio nessuno”) e nell’altra una clessidra, simbolo del tempo che scorre.

Fu Mauro Dadea, archeologo, a scoprire il 17 gennaio del 1992 quello che lui stesso definisce “il maggiore esempio di architettura funeraria barocca dell’intera Sardegna”.

Passando per un pertugio, Dadea si ritrovò letteralmente a strisciare su un letto di migliaia di ossa umane, mentre sul soffitto era dipinta la morte. Ossa che ancora oggi vengono assegnate agli studenti come tesi di laurea, così da ricostruirne la storia. Sono proprio quegli scheletri a raccontare chi fossero le persone sepolte nella cripta e di quali particolari patologie soffrissero; possono dire se in passato hanno percorso a lungo terreni sconnessi, come succede ai vagabondi, se in vita hanno svolto un’ intensa attività fisica o  se non l’hanno svolta affatto.