Rassegna Stampa

L'Unione Sarda

Gioielli di Monte Urpinu Colonne, capitelli e fregi riemergono dall'ex cava

Fonte: L'Unione Sarda
20 maggio 2016

Recuperati i resti del mercato del Largo, di edifici e chiese abbattuti

 


C'era un tesoro, nella vecchia cava di Monte Urpinu. Da decenni custodito dal Comune per conto della Soprintendenza ai beni culturali, di fatto ammassato alla rinfusa come fosse una discarica di inutili pietre. Quella discarica è stata passata al setaccio ed è riemersa la storia. Capitelli, colonne, fregi, massi scolpiti e lavorati da mani esperte di artisti che la città si era dimenticata. Un patrimonio cancellato ma fortunatamente non disperso ed oggi recuperabile, dentro quella tomba di roccia e terra tra la parete meridionale del colle e il giardino dell'ospedale Binaghi.
LE FERITE Resti di colonne ferite dalle mitraglie e dai proiettili della seconda guerra che adesso, sistemate nella giusta posizione verticale, formano un suggestivo labirinto. Furono ben più alte e imponenti, tra il 1886 (anno dell'inaugurazione) e il 1957 (anno dell'abbattimento), quando sorreggevano il tetto del mercato del Largo dove i cagliaritani andavano ad acquistare carni, pesci, insaccati, la frutta e la verdura.
L'ABBATTIMENTO Nella seconda metà degli anni Cinquanta Cagliari volle disfarsene. O meglio, lo volle il Comune per conto delle banche, i due istituti di credito che ancora oggi occupano l'area tra il largo Carlo Felice e la strada ribattezzata via del Mercato Vecchio.
GLI ERRORI «Una scelta probabilmente sbagliata che ci ha impedito di avere strutture analoghe a quelle per esempio delle Ramblas di Barcellona o di altre città europee», dice l'assessore all'Urbanistica e all'Ambiente, Paolo Frau. «Nella cava di Monte Urpinu, che non è ancora fruibile al pubblico visto che è ancora un cantiere in piena attività e si sta lavorando per la messa in sicurezza del costone roccioso e il recupero dell'intera area, abbiamo però iniziato gli interventi di classificazione dei reperti. Un lavoro che sarà necessariamente svolto in stretta collaborazione con le due Soprintendenze. Sappiamo per certo che alcuni di questi appartenevano al colonnato del mercato civico del largo Carlo Felice, altri a edifici demoliti ma comunque di pregio architettonico e storico, altri ancora a qualche chiesa. Dovranno comunque essere gli esperti a ricostruire la carta d'identità di ogni singolo pezzo».
Il mosaico , non ancora visitabile, si intravede dalla panoramica del viale Europa, nel tratto affacciato sulla casa. Un intervento di sistemazione durato alcune settimane ed eseguito dagli operai dell'impresa Dafne che sta mettendo in sicurezza il costone roccioso.
IL PARCO Adesso, mentre l'amministrazione municipale punta dritta sulla riqualificazione della vecchia cava per trasformarla («L'idea, o meglio il suggerimento ce l'hanno dato i ragazzi e le insegnanti durante la festa degli alberi di alcuni anni fa», ricorda Frau) in un giardino che guarda verso il Binaghi e la sella del Diavolo, la palla passa nelle mani degli studiosi. Il loro compito è ricostruire l'esatta storia delle pietre preziose del colle di Monte Urpinu. Di ogni fregio, capitello, anonimo manufatto. Solo dopo il parco sarà anche luogo della memoria, la magnifica casa verde per custodire una fetta di storia cittadina. «Ad essi, oggi, viene data una suggestiva sistemazione, perché continuino a parlarci nel corso del tempo», spiega l'assessore. «Insieme ai manufatti nella cava bonificata e trasformata in una nuova area verde sistemeremo anche la cartellonistica con le informazioni su ogni singolo reperto antico».
Andrea Piras